© AS Roma via Getty ImagesIl corto muso è quello di Evelyne Viens. Che vale il primo allungo scudetto in classifica. Un gol, un tap-in da posizione ravvicinata su una respinta di Runarsdottir. Una breve traiettoria che disegna un passo lunghissimo in vetta. Già, perché alla canadese è “bastata” la cosa più semplice del mondo per proiettare la Roma ancora più in alto, sei punti avanti all’Inter che, nel big match della Serie A Women Athora andato in scena ieri all’Arena Civica di Milano, non è riuscita né nell’aggancio, né a mantenere invariate le distanze.
Viens decisiva
Semplice, certo. Ma solo perché l’attaccante ha saputo farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, siglando uno di quei gol che possono decidere l’esito di una stagione intera: era successo già in casa del Como, il 23 novembre, 0-1 per il suo ultimo gol in campionato. Un’astinenza che, nell’ultima gara contro il Napoli, aveva convinto il tecnico Rossettini a preferirle Dorsin. Ma non in questa così decisiva, non in una partita che se non vale un match point vale almeno un (pesante) set point: qui mister 300 presenze in Serie A si è affidato all’esperienza, alla fisicità e, chi lo sa, anche alla voglia di riscatto di una giocatrice che nelle partite importanti – vedi doppietta nel derby di Coppa Italia – ha sempre lasciato un segno.
Le dichiarazioni
«Non è stata una partita cruciale, bensì importante e che ci dà respiro durante la pausa per le Nazionali». Contenta per il suo gol, ma piedi ben saldi a terra guardando all’obiettivo tricolore. Al quale, in realtà, ieri hanno “lavorato” non solo le giallorosse in campo a Milano, a partire da Dragoni che pare aver trovato la fiducia e gli spazi adatti per esprimersi al meglio, ma anche due giocatrici che quella maglia l’hanno vestita (la prima) e di questo passo torneranno a vestirla (la seconda): Pirone e Pellegrino Cimò, autrici delle due reti con cui la Ternana Women ha fermato la Juventus sul pari spin gendola ora a -8 dalla capolista. «Abbiamo incontrato un’avversaria fortissima e sofferto anche più del dovuto. Possiamo gioire per un giorno, poi dobbiamo rimetterci a lavorare»: Rossettini, che resta in attesa degli sviluppi del trauma cervicale che ha costretto Giugliano all’uscita in barella, sa che l’obiettivo è lontano sette partite, ma anche che ora tutto dipende solo dalla sua squadra. E per qualche ora si gode un corto muso che vale un lungo passo verso la meta.