TORINO - Lo hanno acclamato a gran voce, incensato, criticato - pure aspramente - e infine rimpianto. Nulla di strano o che non si possa ascrivere alle rigide regole del gioco bianconero. Soprattutto se hai avuto la “sfortuna” di condividere il campo con una sfilza infinita di campioni del calibro di Cristiano Ronaldo, Mandzukic, Dybala, Higuain… Fari accecanti, nel senso più letterale del termine, al cospetto dei quali anche il più sfarzoso e promettente degli scintilli finiva per risultare ordinario. Scontato. Non necessario, insomma. E questo al netto delle serate memorabili che Federico Bernardeschi ha regalato a tutto l’immaginario juventino. Come quella della tripletta di CR7 nella super rimonta contro l’Atletico Madrid. Per prenderne una a “casaccio” che riflette il concetto di cui sopra. Sì, perché se quel match è stato consegnato agli annali come l’assolo frenetico di un marziano atterrato da Madeira, la cronaca onesta dice ben altro: tra le pieghe di quel miracolo sportivo a pulsare più delle altre è stata proprio l’anima di Federico. Sgasate a tutto campo, recuperi, dribbling e duelli vinti oltre a una sfilza di occasioni create dalle parti di Oblak. Suo l’assist per il primo gol di Cristiano, e suo l’affondo sulla sinistra che ha “costretto” Correa ad atterrarlo, offrendo - così - alla Juve la chance del 3-0 dagli 11 metri. Poi le prime crepe ambientali, suggellate da una scarsa considerazione nell’annata di Pirlo e successivamente in quella del ritorno di Allegri. Ingredienti decisivi nell’ottica di un addio a parametro zero che Federico, in cuor suo, sperava di non dover mai annunciare.
Canada e ritorno in Italia
Da lì, l’esperienza di vita in Canada, con il Toronto, dove ha ritrovato consapevolezza e gioia - amici che dimenticate da tempo - prima del ritorno a sorpresa in Serie A. Non alla Juve, a cui si era proposto nel gennaio del 2024 - Giuntoli aveva aperto al suo ritorno in bianconero, ma alla fine non se ne fece nulla - ma al cospetto del Bologna di Italiano. Chi se lo immaginava fuori condizione, o comunque consumato da annate “soft” si è dovuto subito ricredere: in rossoblù Federico ha rispolverato una versione di sé dentro il ritmo, presente, riconoscibile. Tra campionato ed Europa League si è guadagnato il suo spazio con merito, senza forzature. Basta dare un’occhiata ai numeri: 2 assist e 7 gol in 40 presenze stagionali. La maggior parte dei quali da subentrante al posto di Orsolini che, sulla carta, parrebbe in pole per la gara di stasera all’Allianz.
La prima per Bernardeschi con una maglia diversa da quella bianconera. Logico, dunque, che una parte del tifo juventino - diviso tra chi non lo ha mai capito e chi avvertirà un po’ di nostalgia - avrà i fari puntati su di lui. Del resto, il gol dell’ex è una tassa che la Juve si è trovata a pagare più volte nelle ultime stagioni. Da Renato Veiga (in gol contro i bianconeri quest’anno a Vila-real) a Llorente, passando per De Sciglio e Bonucci… Certo, però, che stasera, considerando la posta in palio, farebbe ancor più male…
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