Nico Paz, il Como e le tre grandi 

La mossa dei lariani rappresenta un’eccellente notizia per il calcio italiano

Il Como che spende sessanta milioni per tenersi Nico Paz è un’eccellente notizia per il calcio italiano. Per un Palestra che va, il Nico che resta è un bel segnale. Significa che possiamo ancora trattenere i talenti e, in particolare, quei giocatori che rendono interessante un prodotto impoverito dalle necessarie e dolorose cessioni all’estero. Resta da capire come quadrerà il bilancio del Como (non certo la possibilità di spendere della facoltosa proprietà, ma le questioni di fair play finanziario), intanto godiamoci un altro anno di Nico Paz.

Il Como non è una favola

A conferma del fatto che il Como non è una favola, ma un progetto ambizioso e sempre più stuzzicante in una Serie A con i bilanci in affanno e sempre meno luminosa, causa la progressiva scomparsa delle stelle e di idee brillanti. E mentre si decide se il Como è già da considerare grande o bisogna andarci piano, è inevitabile dedicare uno sguardo alle grandi, quelle vere. A partire dall’Inter, beffata per Palestra e, in fondo, un poco pure per Paz, sul quale dei pensieri erano stati, giustamente, fatti. I paletti di Oaktree iniziano a farsi sentire e il mercato non è iniziato nel migliore dei modi, anche se c’è tutto il tempo per rifarsi.

Il Milan accumula scommesse

Il mercato della Juve, invece, non è nemmeno incominciato: intrappolato dai disastri tecnici ed economici delle ultime tre catastrofiche campagne acquisti, Carnevali sta cercando di districarsi con le cessioni e di tessere le prime trattative in entrata (Kolo è la priorità). Nella sua estate più surreale, il Milan ha battuto un colpo costosissimo: 70 milioni per il centravanti portoghese Gonçalo Ramos, riserva di lusso del Psg, richiesto dal nuovo tecnico rossonero Amorim, che dimostra subito di incidere in modo determinante nelle scelte di mercato. Difficile giudicare: il Milan accumula scommesse, dall’allenatore in giù. Potrebbe vincerle in modo clamoroso o uscirne maluccio. Amorim è sicuramente bravo, forse - come ha detto qualche euforico ex - è perfino il nuovo Arrigo Sacchi. Ma il problema è se ci sarà anche un nuovo Berlusconi pronto a confermarlo davanti allo spogliatoio nell’inevitabile momento difficile (e Ramos, comunque, non è Van Basten). Insomma, le tre grandi bisogna aspettarle e, intanto, c’è il Como.

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