Come sarà la nuova Superlega che sta nascendo con Reichart e la Corte

Si sta evolvendo il progetto nato nell'aprile del 2021. La Superlega forse non si chiamerà neanche più così e avrà un format molto più aperto: ecco quale


TORINO - La Super League che ha in mente la A22, con la nomina dell'amministratore delegato Reichart,è la stessa dell'aprile 2021? Una competizione sostanzialmente chiusa con 15 club fondatori sempre presenti e una piccola partecipazione aperta? No. Il progetto si è evoluto in questi mesi e oggi è qualcosa di diverso e, mentre l'Uefa continua a descriverlo nel vecchio formato, un torneo più simile a un vero campionato europeo sta prendendo forma.

Le richieste dei media

Nel mondo dei media, si fa sempre più pressante la richiesta di un prodotto globale, altamente spettacolare per format e protagonisti, in grado di competere con le sfide mediatiche e tecnologiche che, senza che nessuno si allarmi, stanno rubando al calcio l’attenzione delle nuove generazioni. Da qui nasce il nuovo modello che potrebbe prendere corpo qualora la Corte Europea non si pronunciasse in favore dell’Uefa nel giudizio in corso che dovrebbe terminare nella primavera del 2023.

Superlega, parla l'ad di A22 Sports Bernd Reichart: messaggio alla Uefa e al calcio europeo
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Promozioni e retrocessioni

Questa nuova competizione dovrebbe diventare una vera e propria Lega dell’Unione Europea, con maggiori valori identitari europei, con promozioni e retrocessioni, solidarietà nei confronti dei non partecipanti e aperta a tutti. Il modello potrebbe comportare due gironi, sul modello delle “conference” americane, da 14 o 16 squadre, che poi sfocerebbero in playoff per decidere il vincitore finale. L’obiettivo è portare a sfide di altissimo livello ogni settimana, quindi un prodotto davvero globale, che possa coinvolgere la passione di un numero sempre maggiore di persone nel mondo, evitando l’egemonia della Premier che le attuali competizioni dell’Uefa finiscono paradossalmente per favorire.

Che fine fanno i campionati nazionali?

E i campionati nazionali? In questo modello non scomparirebbero e potrebbero conservare la loro dignità e valore, anche continuando a essere una delle vie di accesso alla nuova competizione internazionale. Sì, nella nuova versione della Super League si registra qualche assonanza con la nuova Champions League, quella che partirà dal 2024, ma la differenza sostanziale è nel concentrare i grandi club (e marchi) del calcio europeo, senza garantire loro dei privilegi a priori (ci sarebbero comunque promozioni e retrocessioni), ma piuttosto garantendo al pubblico e a chi trasmetterà le partite (tv o piattaforme streaming) la certezza di avere ogni settimana partite di grande impatto spettacolare e interesse globale. Il tutto ridistribuendo gli introiti su un territorio geopolitico più ampio di quanto accada oggi.

Si farà o no?

Si farà? Nascerà, infine, un torneo con queste caratteristiche (qualunque sia il nome)? La risposta passa dalla Corte di Giustizia Europea, ma non solo. Perché l’urgenza di riforme più sostanziali del sistema calcistico europeo si respira anche al di fuori della lite fra la Super League e l’Uefa, perché l’Europa del calcio inizia a essere spaventata dal rischio che il calcio della Brexit catalizzi le attenzioni e i soldi di tutti gli appassionati del mondo, riducendo a tornei marginali gli altri campionati e perfino le coppe europee.

Le prospettive del calcio europeo

Perché il calcio europeo, in questo momento, non ha prospettive molto rassicuranti, avendo davanti a sé la sempre più realistica possibilità di essere fagocitato dalla Premier League. La lega inglese è la più ricca del mondo e, attualmente, guadagna quattro volte la Serie A, tre volte la Bundesliga e due volte la Liga. È sotto gli occhi di tutti lo strapotere inglese sul calciomercato, innescato da questo gap economico. Molti, invece, stanno sottovalutando come lo scenario possa peggiorare drammaticamente, perché il divario economico è destinato a crescere. I campioni più forti e celebri, attratti dal denaro, iniziano a concentrarsi sempre di più nei club inglesi, questo farà crescere il valore dei loro diritti televisivi (e decrescere quello degli altri campionati, privati dei grandi campioni che attirano tv e sponsor). A questo si aggiunga il nuovo regolamento finanziario dell’Uefa, che impone di non spendere più del 70% di quanto si incassa. Potrebbe essere il colpo di grazia, perché il 70% di un club di Premier sarà progressivamente sempre più grande del 70% di un qualsiasi altro club europeo, che quindi diventerà sempre meno competitivo in Champions League e nelle altre competizioni Uefa.

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