Juve, Tudor contro tutti ma ecco perché il Real Madrid è una clamorosa opportunità

Il tecnico in conferenza stampa, alla vigilia del delicato impegno di Champions League contro gli spagnoli, tuona su errori, calendario e arbitri. E avvisa: "Se si pensa che spostando Yildiz risolviamo tutto, siamo fuori strada"

INVIATO A MADRID - Potrebbe sembrare un colpo di sfortuna, quando il calendario – già, più volte nominato da Tudor, come vedremo - proprio non intende dare una mano: il Real, per giunta nella sua cattedrale, il Bernabeu, dopo una sconfitta così rumorosa come quella di Como, a sgretolare le poche certezze costruite dalla Juventus in avvio di stagione. Ma la serata di Madrid è in realtà una clamorosa opportunità: così va letta e non come un castigo del destino. Perché sarà anche vero che l’impresa è di quelle complicate, però un successo contro una big, in un teatro del genere, non rappresenterebbe soltanto una nuova spinta nella corsa in Champions League dei bianconeri, ma significherebbe anche dare una risposta forte agli scricchiolii e alle voci degli ultimi giorni. Al Bernabeu si peserà anche lo spessore caratteriale di una squadra, quella di Igor Tudor, chiamata a dare qualcosa in più pure per l’allenatore, in mezzo agli spifferi sul futuro come mai prima d’ora era successo nella sua ancora breve avventura da tecnico della Juventus.

Dipenderà la prestazione

In fin dei conti, è più quello che il Real può dare che togliere alla Juve, di questi tempi, però dipenderà dalla prestazione e dai segnali che arriveranno nella notte di Madrid (calcio d’inizio alle ore 21, in tv su Prime Video). Ci ha pensato Tudor ad aggiungere pepe dove forse non serviva, in una conferenza più vivace del solito sotto gli occhi di Damien Comolli, di Giorgio Chiellini e del resto della dirigenza posizionati proprio di fronte al tecnico croato nel ventre di lusso del nuovissimo Bernabeu. E pare che i presenti siano rimasti stupiti per non dire spiazzati dalla disamina dell’allenatore, dopo che il giorno prima il confronto tra allenatore e dirigenza era stato differente.

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Le parole di Tudor

«Mi aspetto una grande reazione della Juve – ha detto Tudor alla vigilia, entrando a gamba tesa sul momento, generale e personale, in una sorta di monologo - le motivazioni qui a Madrid si trovano da sole, mi aspetto una bella partita della squadra. Io non leggo i giornali né quando vinco né quando perdo, io non penso a me. Pensieri zero nel senso che sono concentrato sulla squadra, su quello che potevo fare meglio, su come aiutare la squadra, su quale soluzione trovare per i giocatori, cerco di essere lucido. Le partite sono quelle che sono, non si commenta nemmeno la pazzia di questo calendario, non so chi lo fa, mi faccio due domande, vedo il calendario: tre partite di Champions, una in casa con il Borussia, poi due in trasferta con Villarreal e Real; in campionato Inter, Atalanta, Milan. Allora io devo guardare altro: in alcune partite, anche senza vincere, abbiamo fatto grandi prestazioni. Il problema è che un punto non basta, viene fuori la frustrazione dei tifosi, ma io devo analizzare le prestazioni. Con il Milan per esempio prendiamo un punto e io sono contento, ma i tifosi no. Nessuno dice “queste partite una dopo l’altra sono molto difficili da vincere”. Certo, la squadra poteva dare di più e io anche lo stesso, sbagliamo: però se si pensa che sia sufficiente mettere Yildiz qualche metro più in là o cambiare sistema e giocare con il 3-8-2 (un’iperbole, ndr) per fare punti in più, allora siamo sulla strada sbagliata. Bisogna avere onestà intellettuale quando si fanno le analisi: bisogna fare l’analisi su cosa possa dire e quanto possa dare questa squadra, con molta lucidità...

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"Alla Juve un pareggio sembra una sconfitta..."

Zero a zero non equivale a due punti persi, lo dico con grande autocritica che faccio sempre. A me questa squadra piace, sono buoni giocatori, però questa maglia pesa, va detto. Con umiltà bisogna andare avanti: se l’analisi è “noi siamo la Juve quindi vinciamo tutte le partite”, non è quella giusta. Ho parlato sempre apertamente, non ci sono segreti: un allenatore deve continuamente chiedersi cosa sia meglio per la squadra a volte andando anche contro se stesso. Alla Juve un pareggio sembra una sconfitta e una sconfitta sembra sempre 10-0, lo so che è così. A me è tutto molto chiaro, sono sereno, mi sento motivato di andare avanti: con quello che ci hanno preso a Verona e con un altro sorteggio, con la Cremonese al posto del Milan, la Juve ora sarebbe prima e si sarebbe detto “grande mister Tudor”». Di certo c’è che Tudor avrà i riflettori puntati addosso come non mai dopo queste dichiarazioni «che non sono uno sfogo», ha poi precisato a Sky Sport.

Vietato crollare

Stasera avrà l’opportunità di dimostrare a Comolli e alla dirigenza a ogni livello di aver in mano la situazione, la squadra, il relativo destino e di essere l’uomo giusto per raggiungere gli obiettivi. Che poi sono sempre gli stessi, almeno quelli minimi: ottavi di Champions League e quarto posto in campionato. Certo, il verbo vietato stasera ai bianconeri è: crollare. «Io mi aspetto la prestazione, non si può andare al Bernabeu e speculare troppo – la conclusione di Igor -. Siamo una grande squadra, è una sfida di altissimo livello. Abbiamo preparato la partita nella maniera giusta, dobbiamo essere feroci, pedalare e andare a fare gol, questo deve essere l’approccio giusto. Gli attaccanti? Devono tirare più in porta. Vlahovic? L’ho visto bene».

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INVIATO A MADRID - Potrebbe sembrare un colpo di sfortuna, quando il calendario – già, più volte nominato da Tudor, come vedremo - proprio non intende dare una mano: il Real, per giunta nella sua cattedrale, il Bernabeu, dopo una sconfitta così rumorosa come quella di Como, a sgretolare le poche certezze costruite dalla Juventus in avvio di stagione. Ma la serata di Madrid è in realtà una clamorosa opportunità: così va letta e non come un castigo del destino. Perché sarà anche vero che l’impresa è di quelle complicate, però un successo contro una big, in un teatro del genere, non rappresenterebbe soltanto una nuova spinta nella corsa in Champions League dei bianconeri, ma significherebbe anche dare una risposta forte agli scricchiolii e alle voci degli ultimi giorni. Al Bernabeu si peserà anche lo spessore caratteriale di una squadra, quella di Igor Tudor, chiamata a dare qualcosa in più pure per l’allenatore, in mezzo agli spifferi sul futuro come mai prima d’ora era successo nella sua ancora breve avventura da tecnico della Juventus.

Dipenderà la prestazione

In fin dei conti, è più quello che il Real può dare che togliere alla Juve, di questi tempi, però dipenderà dalla prestazione e dai segnali che arriveranno nella notte di Madrid (calcio d’inizio alle ore 21, in tv su Prime Video). Ci ha pensato Tudor ad aggiungere pepe dove forse non serviva, in una conferenza più vivace del solito sotto gli occhi di Damien Comolli, di Giorgio Chiellini e del resto della dirigenza posizionati proprio di fronte al tecnico croato nel ventre di lusso del nuovissimo Bernabeu. E pare che i presenti siano rimasti stupiti per non dire spiazzati dalla disamina dell’allenatore, dopo che il giorno prima il confronto tra allenatore e dirigenza era stato differente.

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