Le parole di Tudor
«Mi aspetto una grande reazione della Juve – ha detto Tudor alla vigilia, entrando a gamba tesa sul momento, generale e personale, in una sorta di monologo - le motivazioni qui a Madrid si trovano da sole, mi aspetto una bella partita della squadra. Io non leggo i giornali né quando vinco né quando perdo, io non penso a me. Pensieri zero nel senso che sono concentrato sulla squadra, su quello che potevo fare meglio, su come aiutare la squadra, su quale soluzione trovare per i giocatori, cerco di essere lucido. Le partite sono quelle che sono, non si commenta nemmeno la pazzia di questo calendario, non so chi lo fa, mi faccio due domande, vedo il calendario: tre partite di Champions, una in casa con il Borussia, poi due in trasferta con Villarreal e Real; in campionato Inter, Atalanta, Milan. Allora io devo guardare altro: in alcune partite, anche senza vincere, abbiamo fatto grandi prestazioni. Il problema è che un punto non basta, viene fuori la frustrazione dei tifosi, ma io devo analizzare le prestazioni. Con il Milan per esempio prendiamo un punto e io sono contento, ma i tifosi no. Nessuno dice “queste partite una dopo l’altra sono molto difficili da vincere”. Certo, la squadra poteva dare di più e io anche lo stesso, sbagliamo: però se si pensa che sia sufficiente mettere Yildiz qualche metro più in là o cambiare sistema e giocare con il 3-8-2 (un’iperbole, ndr) per fare punti in più, allora siamo sulla strada sbagliata. Bisogna avere onestà intellettuale quando si fanno le analisi: bisogna fare l’analisi su cosa possa dire e quanto possa dare questa squadra, con molta lucidità...
