"Mourinho salta con noi", lo Stadium spietato: stavolta José è il Silent One, un'immagine dice tutto

Il tecnico portoghese sconfitto col suo Benfica e deriso dalla Sud: per lui una notte da dimenticare

"Salta con noi, José Mourinhooo, salta con noi José Mourinhooo": è la colonna sonora finale che saluta il ritorno del portoghese a Torino, e lo saluta irridendolo e festeggiando la vittoria in Champions della Juventus. Stavolta niente giro al centro del campo a mostrare l'orecchio, a inneggiare ai fischi, a chiamarli dopo aver violato il fortino bianconero, no. Stavolta non c'è spazio per lo Special One, Thuram e McKennie lo trasformano in Silent One, uno che amico per il popolo bianconero non sarà mai.

Boato di fischi, Chiellini lo circoscrive

La sua serata si era preannunciata già complicata fin dall'ingresso in campo: la curva gli aveva fatto capire che non bastavano i petali di rosa in conferenza e il ramoscello d'ulivo, e neanche l'occhiolino alla panchina della Juve. Una Sud spietata, che non dimentica e che azzanna Mourinho con l'acqua europea alla gola, si alza il rumore del calcio come lo aveva presentato Spalletti e infatti i fischi sono assordanti e riempiono tutto l'impianto. I tempi dello United, i tempi di Pogback a Manchester, di Ronaldo alla Juve, quelli sono finiti: la rivalità no, resta per sempre. "Mourinho? José è stato un grande avversario un grande allenatore in tutta Europa, mi farà piacere salutarlo dopo la partita, un po' meno incontrarlo durante i 90 minuti", commenta serafico Chiellini prima del fischio d'inizio, quando i fotografi sono tutti per lo Special One. "Spalletti pagherebbe per il contratto e ieri Mourinho ha detto che allenerebbe la Juve? Facciamo due primi allenatori, Luciano e José insieme". Ma sono parole di circostanza sportiva, perché è chiaro che in bianconero il tecnico di Setubal non si vedrà mai.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Champions League

Mou stavolta Silent One: testa bassa e il coro finale

Il primo tempo passa senza emozioni, tra un segno sul taccuino e qualche richiamo, poi quando la ripresa si apre con il gol di Thuram il gesto del tecnico passa inosservato nella festa Juve, palla spedita subito al centro del campo al suo giocatore per indicargli la via della ripartenza, per dimenticare il gol subito e cercare una rimonta. Poi il secondo gol però è un rospo più difficile da mandare giù, stavolta non basta un gesto, arrivano i cambi per cercare di risvegliare il suo Benfica e il sogno dei playoff che gli stanno scivolando tra le mani, e l'occasione si presenta al rigore: la testa si rialza cercando la speranza dal dischetto di riaprirla, una luce, una Luz che però Pavlidis decide di spedire alle stelle con il pallone, verso Lisbona, verso un viaggio di ritorno amaro. E allora la testa torna giù mentre si alza tutto lo stadio a festeggiare, sguardo basso e questa volta definitivamente, la foto finale che i tifosi juventini volevano vedere: ciao Mou, ci siamo odiati, siamo e saremo sempre avversari, con rispetto stavolta il dito davanti alla bocca lo mettiamo noi e te lo mostriamo, l'uscita è lì, in silenzio. Mentre noi cantiamo "Salta con noi, José Mourinho".

Mourinho, le dichiarazioni post Juve-Benfica

"Non so se abbiamo avuto più palle gol della Juventus, sicuramente le stesse. E siamo stati bene in campo, molto bene. Nella ripresa sembrava che potevamo segnare noi, ci sono riusciti loro. Il calcio è così", le sue dichiarazioni a fine partita, amare come il risultato. "La Juve poi si è messa comoda in casa, come non lo è stata nel primo tempo. Abbiamo reagito con orgoglio anche se in panchina avevamo ragazzini con poca forza, non abbastanza per cambiare il risultato, poi il rigore e anche lì, bisogna segnare e non l'abbiamo fatto. Se avessimo segnato sarebbe stata un'altra partita. Nel calcio si vince con i gol e se non lo fai, non vinci". Resti a zeru gol, oltre che zeru tituli.

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"Salta con noi, José Mourinhooo, salta con noi José Mourinhooo": è la colonna sonora finale che saluta il ritorno del portoghese a Torino, e lo saluta irridendolo e festeggiando la vittoria in Champions della Juventus. Stavolta niente giro al centro del campo a mostrare l'orecchio, a inneggiare ai fischi, a chiamarli dopo aver violato il fortino bianconero, no. Stavolta non c'è spazio per lo Special One, Thuram e McKennie lo trasformano in Silent One, uno che amico per il popolo bianconero non sarà mai.

Boato di fischi, Chiellini lo circoscrive

La sua serata si era preannunciata già complicata fin dall'ingresso in campo: la curva gli aveva fatto capire che non bastavano i petali di rosa in conferenza e il ramoscello d'ulivo, e neanche l'occhiolino alla panchina della Juve. Una Sud spietata, che non dimentica e che azzanna Mourinho con l'acqua europea alla gola, si alza il rumore del calcio come lo aveva presentato Spalletti e infatti i fischi sono assordanti e riempiono tutto l'impianto. I tempi dello United, i tempi di Pogback a Manchester, di Ronaldo alla Juve, quelli sono finiti: la rivalità no, resta per sempre. "Mourinho? José è stato un grande avversario un grande allenatore in tutta Europa, mi farà piacere salutarlo dopo la partita, un po' meno incontrarlo durante i 90 minuti", commenta serafico Chiellini prima del fischio d'inizio, quando i fotografi sono tutti per lo Special One. "Spalletti pagherebbe per il contratto e ieri Mourinho ha detto che allenerebbe la Juve? Facciamo due primi allenatori, Luciano e José insieme". Ma sono parole di circostanza sportiva, perché è chiaro che in bianconero il tecnico di Setubal non si vedrà mai.

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