La storia insegna, da Platini alla super rimonta sull’Atletico con il CR7 show: Juve, si può fare!

Recuperare 3 gol sarebbe novità assoluta: con il Real accadde, poi però... E quella Coppa Italia del 1983 con il trionfo di Le Roi e Trapattoni

TORINO - È il calcio, bellezza. Anzi: è il calcio ed è bellezza. Una differenza sottile per un messaggio potentissimo, che la Juve deve fare proprio: la rimonta può compiersi. Ed esaltare. E tirare fuori dalle sabbie mobili una squadra ormai impantanata, pure da un bel po’. Che medicina sarebbe, il passaggio del turno. Darebbe indicazioni stratosferiche sulle potenzialità del gruppo, sarebbe la prima pietra per la ripartenza ai più alti livelli. Ma è durissima. Perciò bellissima. Un salto in alto verso l’orizzonte: da capire se possa essere bello o se minaccia di farsi brutto. Si vedrà. Intanto, ripassare le pagine di storia. Raccogliersi in un religioso silenzio. Pregare che tutto vada come deve. O com’è andato qualche anno fa, stagione 2018-2019, quando i bianconeri erano stati sconfitti per 2-0 in casa dell’Atletico Madrid e si sono affidati a Cristiano Ronaldo per la rimonta completata al ritorno, con tanto di tripletta. Va da sé: CR7 non c’è più. Non c’è nemmeno l’eredità. Una scia. Un insegnamento raccolto e dunque una traccia. No, c’è una Juve diversa, per com’è stata composta e per il momento che vive: ha detto addio allo scudetto già all’inizio del nuovo anno, adesso deve tornare a unirsi per centrare l’obiettivo Champions. Cruciale e vitale, ancor più necessario.

Quella notte al Bernabeu

Per questo il timore è anche rivolto a un effetto rimbalzo che non può e non deve esserci, soprattutto nel caso in cui i bianconeri dovessero andarci vicini, così vicini come capitato nel 2018: indimenticabile, quel Real Madrid-Juventus. Era finita 0-3, la rovesciata di Ronaldo e la sensazione generale di aver gettato via all’andata dei quarti di finale anche la possibilità di regalarsi una notte da leoni al Bernabeu. Notte arrivata ugualmente, per oltre 90 minuti la Juve di Allegri in grado di spaventare i blancos a casa loro. Poi quel pallone dentro, Lucas Vazquez, il contatto con Benatia, il rigore e ancora Cristiano, sempre Cristiano: dal dischetto, glaciale. Sogno infranto. Lo stesso che coltiva oggi la formazione di Spalletti, pur consapevole che solamente 4 volte - in 49 occasioni - ci sia stato una squadra in grado di ribaltare tre o più gol di scarto in un turno a eliminazione diretta della massima competizione europea. In bocca al lupo. Pure nel frugare tra le memorie. Queste, le più epiche: la grande corsa del Deportivo La Coruña contro il Milan, 2003-2004, andata dei quarti di finale sul 4-1 e ritorno sul 4-0 per gli spagnoli; indimenticabile, il Barcellona del 2016-2017 contro il Psg, 4-0 per i francesi all’andata degli ottavi e un pazzesco 6-1 al ritorno.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Champions League

La finale di Coppa Italia 1983

E a proposito di Barcellona: la doppia sfida con la Roma un anno più tardi? E il Liverpool nel 2019, ancora con i blaugrana? Sì, che si può fare. Sì, che sarà in salita. Sì, che bisogna quantomeno provare. Magari con delle immagini ben specifiche nella testa, come la Juventus di Allegri, appunto. Oppure con qualcosa di più storico, oggi video in bianco e nero del bianconero: finale di Coppa Italia 1983, ai tempi con match d’andata e quello di ritorno. I gialloblù di Bagnoli passano nella prima sfida con il colpo di testa di Penzo e il sinistro di Volpati, la Juve sembra intontita, il rosso di Galderisi al 42’ non ha chiaramente aiutato. Alla resa dei conti? Paolo Rossi dopo 8 minuti, Platini a 9 dal termine. Ancora “le Roi” al 119’. Coppa al Trap: il più felice. Perché il più deluso dall’andata. Nei corsi e ricorsi storici, ripartire da 3 gol sotto non è mai successo. Chissà se questa sarà un dato che Spalletti racconterà ai suoi. Di sicuro, sarebbe uno dei tanti modi per spiegare, mostrare, disegnare il significato della Juventus. Che sia “fino alla fine” oppure “oltre la fine, la base di partenza non è mai cambiata: bisogna dare tutto, il resto sarà sempre e solo una conseguenza.

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TORINO - È il calcio, bellezza. Anzi: è il calcio ed è bellezza. Una differenza sottile per un messaggio potentissimo, che la Juve deve fare proprio: la rimonta può compiersi. Ed esaltare. E tirare fuori dalle sabbie mobili una squadra ormai impantanata, pure da un bel po’. Che medicina sarebbe, il passaggio del turno. Darebbe indicazioni stratosferiche sulle potenzialità del gruppo, sarebbe la prima pietra per la ripartenza ai più alti livelli. Ma è durissima. Perciò bellissima. Un salto in alto verso l’orizzonte: da capire se possa essere bello o se minaccia di farsi brutto. Si vedrà. Intanto, ripassare le pagine di storia. Raccogliersi in un religioso silenzio. Pregare che tutto vada come deve. O com’è andato qualche anno fa, stagione 2018-2019, quando i bianconeri erano stati sconfitti per 2-0 in casa dell’Atletico Madrid e si sono affidati a Cristiano Ronaldo per la rimonta completata al ritorno, con tanto di tripletta. Va da sé: CR7 non c’è più. Non c’è nemmeno l’eredità. Una scia. Un insegnamento raccolto e dunque una traccia. No, c’è una Juve diversa, per com’è stata composta e per il momento che vive: ha detto addio allo scudetto già all’inizio del nuovo anno, adesso deve tornare a unirsi per centrare l’obiettivo Champions. Cruciale e vitale, ancor più necessario.

Quella notte al Bernabeu

Per questo il timore è anche rivolto a un effetto rimbalzo che non può e non deve esserci, soprattutto nel caso in cui i bianconeri dovessero andarci vicini, così vicini come capitato nel 2018: indimenticabile, quel Real Madrid-Juventus. Era finita 0-3, la rovesciata di Ronaldo e la sensazione generale di aver gettato via all’andata dei quarti di finale anche la possibilità di regalarsi una notte da leoni al Bernabeu. Notte arrivata ugualmente, per oltre 90 minuti la Juve di Allegri in grado di spaventare i blancos a casa loro. Poi quel pallone dentro, Lucas Vazquez, il contatto con Benatia, il rigore e ancora Cristiano, sempre Cristiano: dal dischetto, glaciale. Sogno infranto. Lo stesso che coltiva oggi la formazione di Spalletti, pur consapevole che solamente 4 volte - in 49 occasioni - ci sia stato una squadra in grado di ribaltare tre o più gol di scarto in un turno a eliminazione diretta della massima competizione europea. In bocca al lupo. Pure nel frugare tra le memorie. Queste, le più epiche: la grande corsa del Deportivo La Coruña contro il Milan, 2003-2004, andata dei quarti di finale sul 4-1 e ritorno sul 4-0 per gli spagnoli; indimenticabile, il Barcellona del 2016-2017 contro il Psg, 4-0 per i francesi all’andata degli ottavi e un pazzesco 6-1 al ritorno.

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La finale di Coppa Italia 1983