© Marco CanonieroCinquant’anni, un sogno e il futuro. Riuscirà il Marocco di Masina a esorcizzare il tabù che da mezzo secolo lo tiene lontano dal trofeo continentale e a vincere la Coppa d’Africa? Il sipario si alzerà questa sera alle 18 sulla 35ª edizione, con i padroni di casa (tra i quali è convocato il giocatore del Toro, insieme al romanista El Aynaoui) che avranno gli occhi puntati addosso. È il Marocco della diaspora, quello di Walid Regragui, tecnico marocchino e non europeo alla guida di un gruppo di ragazzi tutti o quasi nati e cresciuti altrove, ma che hanno deciso, anche convinti dal carisma del ct, a difendere la maglia degli avi. Al Mondiale del Qatar nel 2022 hanno stupito tutti, finendo quarti. Stasera puntano a far di un sol boccone le Comore, primo avversario sulla carta più che abbordabile, per dare un messaggio forte non solo agli altri competitor, ma su scala mondiale. Perché per il Marocco la Coppa d’Africa potrebbe essere un antipasto, in vista del Mondiale estivo in America. Non solo: nel 2030 toccherà proprio al Marocco, insieme a Spagna e Portogallo, ospitare il Mondiale. La maggior parte dei nuovissimi impianti tirati su per volere del re Muhammed VI e del governo saranno poi utilizzati per quell’appuntamento, anche se la gioia della corona per il rendez-vous mondiale sarà il nuovo impianto di Rabat, ancora in fase di costruzione. Quello, si sussurra dall’altra parte del Mediterraneo, che potrebbe convincere la Fifa a concedere al paese la finale del torneo 2030, per ora indirizzata verso il Bernabeu. Al momento il Marocco è concentrato a spingere i Leoni dell’Atlante verso la vittoria, con Hakimi recuperato in extremis (si era infortunato alla caviglia giocando in Champions col Psg, durante il match contro il Bayern), in ballottaggio per una maglia da titolare.
Dopo il 2027 la coppa d'Africa si svolgerà ogni quattro anni
Senza però dimenticare i mesi di proteste che hanno portato in piazza i ragazzi marocchini, quelli nati e cresciuti nel paese, che a fronte degli stanziamenti (circa 1 miliardo di dollari) messi sul piatto del consumismo pallonaro per dare al mondo l’immagine di un paese all'avanguardia, sono scesi in piazza reclamando più soldi per istruzione e sanità. Ma l’Africa va veloce e ormai è sempre più in linea con quella che è la politica dello sport a tutte le latitudini. In questo senso è da leggere l’ufficialità data ieri da Patrick Motsepe, patron della Caf (la Uefa africana), sul fatto che una volta giocata l’edizione 2027 la Coppa d’Africa diventerà un appuntamento quadriennale e non più biennale. In compenso, a partire dal 2029 una Nations League africana si giocherà tutti gli anni durante le finestre tradizionalmente utilizzate dalle nazionali tra settembre e novembre. "È la migliore decisione per il calcio africano. Il nuovo calendario va nell’interesse delle federazioni, dei club e dei giocatori", ha riassunto Motsepe. La rappresentanza in Coppa d’Africa della Serie A sarà corposa, nonostante Diao abbia dovuto alzare bandiera bianca all’ultimo momento per un infortunio al bicipite femorale. Detto dei due giocatori marocchini, scenderanno in campo Luvumbo, Gaspar, Nzola e Modesto con l’Angola, Kossonou, Ndicka e Bayo con la Costa d’Avorio, Lookman, Dele-Bashiru e Akinsanmiro con la Nigeria, Banda e Liteta con lo Zambia, Lassana (del Lecce) e Woyo (del Sassuolo) Coulibaly con il Mali, Onana col Camerun, Dia col Senegal, Belghali con l’Algeria e l’altro giocatore del Toro, Coco, con la Guinea Equatoriale
