Vlahovic e la Juve più forti di arbitro e Var: la Coppa Italia è bianconera

Atalanta sconfitta con un gol del serbo: ai bianconeri negato un rigore solare e tolto la doppietta a Dusan per un offside di frame come tanti fischiati contro in stagione. Allegri espulso
Vlahovic e la Juve più forti di arbitro e Var: la Coppa Italia è bianconera© Juventus FC via Getty Images

Una stagione in un gesto, in quell'attesa, quell'esultanza urlata e poi strozzata perché non si sa mai, perché ormai il controllo del Var non è una formalità ma una tassa pesantissima da pagare, che spesso e volentieri non digerisce i colori bianconeri, che trova i frame e giocano sui millimetri e che scompaiono quando si tratta di intervenire su interventi plateali e clamorosi. Ma per una notte, quella più importante, la Juventus riesce ad essere più forte dell'avversario, degli errori arbitrali e di chi decide in una stanza di Lissone, che fa imbufalire anche Allegri fino a prendersi un rosso da eroe, nella sua ultima finale da allenatore della Juve, quella che lo consegna ancora di più alla storia juventina nel bene e nel male, con cinque Coppe Italia vinte, più di tutti. Decide Vlahovic, e avrebbe deciso ancora di più se gli fosse stato assegnato un rigore sacrosanto, se fosse stato espulso Hien, se non gli fosse stata negata una doppietta da un frame scelto a tavolino, come già gli audio hanno dimostrato essere scelte soggettive e non tecnologiche - nel pallone non c'è chip, ricordiamolo, a decidere quando fermare l'immagine non è la tecnologia -, se gli fosse stato dato ciò che è giusto. Ma stasera il sentimento di ingiustizia scompare, eclissato dalla vittoria: è Coppa Italia, è il trofeo di un gruppo che aveva tanta voglia di tornare a vincere.

Cambiaso illumina, Vlahovic non perdona. Poi la Juve esulta...in difesa

Quattro minuti e la Juve è avanti: McKennie viene incontro al pallone e scarica, palla che arriva a Cambiaso che non ci pensa su due volte, verticale di prima per l'inserimento di Vlahovic che resiste al ritorno di Hien e di destro non perdona Carnesecchi. Grande, grandissima intensità, la Juve controlla il giro palla avversario e continua a correre, lottando su ogni pallone: Iling mette paura con un cross basso, Danilo di testa sfiora il raddoppio ma la sua esultanza arriva comunque in difesa, quando respinge un tiro pericoloso di Lookman. Pasalic perde il tempo della conclusione a tu per tu con Perin, forcing Atalanta a ritmi vertiginosi ma Hien va fuori giri: fallo in ritardo su Chiesa e giallo ineccepibile al 17'. Quadro della partita scontato, baricentro basso bianconero a protezione del gol, gli uomini di Gasp costruiscono, Danilo e Bremer ci mettono le pezze e Nicolussi Caviglia è la molla della fionda che prova a lanciare le pietre Chiesa e Vlahovic. All'Atalanta manca Scamacca e si vede, ma il gioco dei bergamaschi è costruito anche per supplire all'assenza di un centravanti di ruolo e di manovra e la Juve non può mai giocare serena. Quando però riesce a uscire, manca la precisione nel passaggio o nella conclusione, per cui le esultanze bianconere proseguono solo in difesa, con Gatti a fermare il tiro a botta sicura di Pasalic dal dischetto del rigore a salvare l'1-0 prima dell'intervallo.

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Rigore su Vlahovic e Hien da secondo giallo: Maresca e Var non pervenuti

Gasperini non attende: dentro una punta di ruolo, El Bilal Touré, l'acquisto più costoso della storia della Dea, chiamato a cambiare l'inerzia del match nella partita più importante della carriera finora. A lasciargli il posto è un deludente e impreciso De Ketelaere, troppo leggero in una partita più ruvida che di fino. Lookman è scatenato, un suo tiro deviato da Bremer va a centimetri dall'1-1, difficile fermare il nigeriano ma è proprio da una sua palla persa che parte l'azione che potrebbe definitivamente chiudere il match: Vlahovic se ne va in contropiede, uno contro uno con Hien, in area spinta clamorosa e plateale dell'atalantino con anche una botta al ginocchio dell'avversario, è un rigore solare che Maresca ignora e che soprattutto ignora clamorosamente anche il VAR. Sarebbe stato penalty e secondo giallo per il difensore, praticamente un match point negato alla Juventus.

Gasperini ringrazia tutta la squadra arbitrale e toglie immediatamente Hien con Zappacosta e Pasalic, triplo cambio con Scalvini, Hateboer e Miranchuk. Dall'altra parte Allegri cambia solo Nicolussi Caviglia per fare entrare Miretti per l'ultima mezz'ora. Gasp deve cambiare poco dopo ancora con l'ultima sostituzione, si fa male De Roon per chiudere un contropiede di Vlahovic (Chiesa steso in area sul proseguimento dell'azione, ignorato di nuovo da Maresca): dentro Toloi, per l'olandese probabilmente non ci sarà neanche la possibilità di giocare la finale di Europa League contro il Bayer Leverkusen.

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Ancora Vlahovic ma il Var pesca il frame. Palo Lookman, traversa Miretti, show Allegri

Chiesa lascia il posto a Yildiz per gli ultimi venti minuti di partita, Miranchuk grazia la Juve di controbalzo da dentro l'area: partita ancora apertissima, ma la Juve fa di nuovo male e stavolta sembra chiusa, Rabiot per Cambiaso che inventa un cross perfetto per Vlahovic e la sua spizzata di testa che batte Carnesecchi. Ma Dusan, come nel primo tempo, esulta poi si ferma perché sa che non è sufficiente, bisogna aspettare per festeggiare, aspettare che qualcuno da Lissone scelga un frame piuttosto che un altro, e come spesso è successo con la Juventus, questo frame va a trovare un offside del serbo di millimetri di ginocchio e/o di spalla, di una ricostruzione virtuale scadente e poco attendibile, spacciata come inappellabile.

Maresca viene richiamato e annulla, same old story per i bianconeri ed è come un gol per l'Atalanta che si ributta in attacco: Lookman supera Perin ma non il palo della porta bianconera per la disperazione di Gasp, Miretti nel finale pareggia il numero dei legni con una fucilata che si infrange sulla traversa, assalto nerazzurro con Allegri che urla "Vergogna" in faccia al quarto uomo lanciando la giacca, l'ultimo ghigno bianconero, gli vale il rosso di Maresca e uno show pazzesco facendo volare giacca e cravatta, applaudendo l'arbitro tra i boati del pubblico. Sei minuti di recupero che diventano nove, Perin esce al nono e blocca il pallone che vale la vittoria.

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Una stagione in un gesto, in quell'attesa, quell'esultanza urlata e poi strozzata perché non si sa mai, perché ormai il controllo del Var non è una formalità ma una tassa pesantissima da pagare, che spesso e volentieri non digerisce i colori bianconeri, che trova i frame e giocano sui millimetri e che scompaiono quando si tratta di intervenire su interventi plateali e clamorosi. Ma per una notte, quella più importante, la Juventus riesce ad essere più forte dell'avversario, degli errori arbitrali e di chi decide in una stanza di Lissone, che fa imbufalire anche Allegri fino a prendersi un rosso da eroe, nella sua ultima finale da allenatore della Juve, quella che lo consegna ancora di più alla storia juventina nel bene e nel male, con cinque Coppe Italia vinte, più di tutti. Decide Vlahovic, e avrebbe deciso ancora di più se gli fosse stato assegnato un rigore sacrosanto, se fosse stato espulso Hien, se non gli fosse stata negata una doppietta da un frame scelto a tavolino, come già gli audio hanno dimostrato essere scelte soggettive e non tecnologiche - nel pallone non c'è chip, ricordiamolo, a decidere quando fermare l'immagine non è la tecnologia -, se gli fosse stato dato ciò che è giusto. Ma stasera il sentimento di ingiustizia scompare, eclissato dalla vittoria: è Coppa Italia, è il trofeo di un gruppo che aveva tanta voglia di tornare a vincere.

Cambiaso illumina, Vlahovic non perdona. Poi la Juve esulta...in difesa

Quattro minuti e la Juve è avanti: McKennie viene incontro al pallone e scarica, palla che arriva a Cambiaso che non ci pensa su due volte, verticale di prima per l'inserimento di Vlahovic che resiste al ritorno di Hien e di destro non perdona Carnesecchi. Grande, grandissima intensità, la Juve controlla il giro palla avversario e continua a correre, lottando su ogni pallone: Iling mette paura con un cross basso, Danilo di testa sfiora il raddoppio ma la sua esultanza arriva comunque in difesa, quando respinge un tiro pericoloso di Lookman. Pasalic perde il tempo della conclusione a tu per tu con Perin, forcing Atalanta a ritmi vertiginosi ma Hien va fuori giri: fallo in ritardo su Chiesa e giallo ineccepibile al 17'. Quadro della partita scontato, baricentro basso bianconero a protezione del gol, gli uomini di Gasp costruiscono, Danilo e Bremer ci mettono le pezze e Nicolussi Caviglia è la molla della fionda che prova a lanciare le pietre Chiesa e Vlahovic. All'Atalanta manca Scamacca e si vede, ma il gioco dei bergamaschi è costruito anche per supplire all'assenza di un centravanti di ruolo e di manovra e la Juve non può mai giocare serena. Quando però riesce a uscire, manca la precisione nel passaggio o nella conclusione, per cui le esultanze bianconere proseguono solo in difesa, con Gatti a fermare il tiro a botta sicura di Pasalic dal dischetto del rigore a salvare l'1-0 prima dell'intervallo.

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