Al-Khelaifi è fiero: “Così al Psg costruiamo insieme il futuro. Diversi dagli altri e più innovativi”

Viaggio nel centro sportivo del Paris Saint Germain, alle porte di Parigi, dove abbiamo incontrato il numero 1 del club campione d’Europa che ha vinto il Golden Boy Best President 2025: "Vogliamo i migliori giocatori del mondo, senza doverli comprare. Superstar? No, meglio il gruppo e tanti giovani"

INVIATO A POISSY (PARIGI) - Il nuovo centro sportivo del Paris Saint Germain si sviluppa assecondando una piccola collina e la leggera salita, su cui si appoggiano i terrazzamenti che ospitano i diciassette campi, ispira i bambini e i ragazzi delle giovanili. Si parte a undici anni, nei campi più in basso, e via via si salgono i gradini della scalinata verso il paradiso della prima squadra, che si allena in cima alla collina. Su ogni rampa, spunta un pannello blu con una data e un elenco di nomi: sono quelli che ce l’hanno fatta dagli Anni 70 a oggi, quelli che sono partiti dalle giovanili e sono arrivati in prima squadra. Leggere quei nomi alimenta il sogno, ma i pannelli vengono sempre aggiornati e vedere incidere il proprio, di nome, trasforma il sogno in realtà. A Poissy si costruisce la squadra che deve vincere il campionato francese e la Champions League usando come materia prima i sogni e la fame di successo delle migliaia di ragazzi delle banlieue parigine, in questo momento il luogo del pianeta che sforna più campioni del mondo, più di San Paolo, più di Rio, che una volta erano il pozzo più prolifico. C’era una volta il Paris Saint Germain dello shopping compulsivo, che faceva saltare il banco del calciomercato tirando fuori 200 milioni per Neymar, che risucchiava i giocatori più forti, più esperti e più famosi con la potenza economica del Qatar.

Il centro del Psg è il più nuovo di tutti, ha due anni di vita

Oggi c’è il club che ha vinto la Champions con i prodotti del vivaio, con tre giovani nei primi quindici del Golden Boy, che investe sul settore giovanile e che, vista l’età media della squadra, può estendere il suo dominio sportivo per un decennio. Intendiamoci, non è che non investa più sul mercato, perché resta una big d’Europa che può prendersi un centravanti da 100 milioni, ma può diluire quella cifra in una rosa nella quale c’è una solida percentuale di giocatori fatti in casa, quindi con costi infinitamente più bassi. E con un senso di appartenenza al club che pone fondamenta sempre più solide e resistenti nel gruppo squadra. Tutti e diciassette i campi del centro del Psg hanno la stessa identica erba, lo stesso fondo e la stessa maniacale manutenzione, dai bambini di undici anni a Dembelé tutti sono messi nelle stesse identiche, e straordinarie, condizioni per esprimere il loro talento al meglio. E tutti sono nello stesso posto: i bambini vedono i campioni allenarsi a qualche centinaio di metri da loro e respirano la magia del calcio dei grandi, è un album delle figurine in tre dimensioni, è il sogno a portata di sguardo, è la fonte di ispirazione più grande che c’è. Nella Masia, a Barcellona, accade la stessa cosa e il numero di talenti che tira fuori il Barça consente di rimanere competitivo ai massimi livelli in qualsiasi condizione economica. Ma il centro del Psg è il più nuovo di tutti, ha due anni di vita, è lo stato dell’arte in fatto di strutture calcistiche e, di fatto, è una playlist del meglio che c’è in Europa, una selezione delle migliori idee riassunte a poco più di mezzora da Parigi, in aperta campagna. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha suggerito uno strepitoso upgrade al lavoro dei nutrizionisti, personaggi ormai decisivi quanto i preparatori nei top team.

Un piccolo hotel, un coiffeur

Accanto i campi da gioco, ci sono infatti i campi di frutta e verdura del Psg, una piccola (ma neanche troppo piccola) azienda agricola, che offre i prodotti alla mensa delle squadre rendendo realtà il concetto di chilometro zero. Perché dalle cucine, che ogni giorno producono i pasti bilanciati e personalizzati per i giocatori, all’orto, ovviamente biologico, ci saranno forse seicento metri. Lo si può vedere dalla terrazza dove, nella bella stagione, i giocatori spesso si rilassano: è alla fine del corridoio dove si affacciano le loro stanze. Un piccolo albergo all’interno del centro sportivo, dove le camere sono personalizzate per ogni calciatore della prima squadra che la tiene per tutta la stagione. Una di queste è stata destinata a bottega da parrucchiere e un coiffeur di fiducia viene regolarmente per chi vuole sistemare l’acconciatura (lavora forte alla vigilia delle partite). Ma il cuore di tutto è ancora, e per fortuna, il campo. La prima squadra ne ha a disposizione un paio, con un’ampia area per l’allenamento dei portieri.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy

Dalle palestra al regno di Luis Enrique

È il regno di Luis Enrique, il genio a cui piace innovare anche in certi piccoli dettagli. C’è il trespolo dal quale segue una parte dell’allenamento dall’alto per avere una visione tattica più chiara e c’è un maxischermo in fondo al campo, è grande come quelli dei concerti e sta dietro una delle due porte. Luis Enrique ci proietta gli schemi, la formazione, i movimenti: una lavagna virtuale, visibile in ogni parte del campo, attraverso la quale i giocatori possono seguire la didattica dell’allenatore direttamente sull’erba, unendo teoria e pratica. E questo, sinceramente, non l’avevamo mai visto da nessuna parte. Da un balcone affacciato sul campo, intanto, c’è il giornalista della tv del Psg che si collega live. Qualche stanza più in là c’è uno studio e una regia che non devono invidiare nulla ai network più grandi. E poi una sala cinema per visionare le partite degli avversari o ripassare quelle proprie. Le palestre sono ovviamente all’avanguardia e lo spazio per le cure è il paradiso di qualsiasi fisioterapista. Il meglio a tutti per tirare fuori il meglio da tutti: la filosofia di Nasser Al-Khelaïfi è questa e non si può dire che non stia portando i risultati.

Il giorno del Golden Boy

Nel suo ufficio, che ha un’ampia vetrata sul campo della prima squadra, il presidente si dimostra giustamente orgoglioso, mentre riceve il Golden Boy: "Nel giorno della serata di gala purtroppo ho un impegno con l’Efc (di cui è presidente, ndr), ho anche provato a capire se con un volo privato avessi potuto combinare le due cose. Mi dispiace molto non esserci, ma ci saranno Doué e Campos". Il board delle Leggende del Golden Boy lo ha eletto come Best President, al termine di un’annata strepitosa, e lui la riassume così: "Sì, abbiamo avuto una stagione fantastica e come club abbiamo compiuto un importante step che ha coronato il lavoro degli ultimi due/tre anni. È la migliore stagione della storia del club, ma più dei risultati è importante come abbiamo raggiunto quei risultati. Siamo molto orgogliosi del modo in cui abbiamo fatto le cose e il modo in cui abbiamo vinto anche. Penso che fossero le cose più importanti per noi, il modo in cui abbiamo vinto e abbiamo cambiato le cose nel club. Siamo così orgogliosi di essere dove siamo ora perché è stata dura, ma continuiamo, esattamente allo stesso modo, non cambiamo. La filosofia deve essere vincere collettivamente, con il gruppo, valorizzando i nostri giovani, grazie anche al migliore allenatore del mondo che è Luis Enrique. Vogliamo avere i migliori giocatori del mondo, i nostri giovani, sviluppare le giovanili e garantire così un futuro al club, non solo i risultati di oggi, che sono certamente importanti, ma anche e soprattutto il futuro del club. Ed è per questo che apprezzo molto questo riconoscimento che premia il mio lavoro e quello di tutto il club. Al Paris Saint-Germain, vogliamo sempre pensare in modo diverso, essere diversi: abbiamo grandi idee, non seguiamo gli altri. Il calcio è tutto per noi. Ma siamo anche più di una semplice squadra di calcio. Ci concentriamo sullo sport, sulla salute e sull’istruzione. Dai ragazzi e dalle ragazze dell’Academy fino agli uomini e alle donne della prima squadra, vogliamo calciatori bravi, ma anche istruiti, con dei valori, i valori del Psg. E oggi, quello che vedete è il risultato: una struttura sportiva straordinaria E un’aula. Il futuro del Paris Saint-Germain nascerà e si costruirà qui, non sarà comprato, ma “Made in Paris” per Parigi. Ho detto che la superstar del Paris Saint-Germain è la squadra, e intendevo sia dentro che fuori dal campo. Quando lavoriamo insieme, questo è il risultato".

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La marcia del PSG prosegue

L’ufficio è illuminato dalle ampie vetrate, nonostante la giornata sia uggiosa, dall’altra parte Luis Enrique sta dando le ultime raccomandazioni prima della partita contro il Tottenham. Finirà 5-3 per il Paris Saint Germain e sarà parzialmente soddisfatto della prestazione, nonostante la bella vittoria. Ci saranno un po’ di azioni da rivedere in sala video e qualche schema difensivo da ripassare al maxi schermo, ma intanto la marcia del Psg prosegue e dall’alto della collina si vede il sole anche quando ce n’è pochissimo.

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INVIATO A POISSY (PARIGI) - Il nuovo centro sportivo del Paris Saint Germain si sviluppa assecondando una piccola collina e la leggera salita, su cui si appoggiano i terrazzamenti che ospitano i diciassette campi, ispira i bambini e i ragazzi delle giovanili. Si parte a undici anni, nei campi più in basso, e via via si salgono i gradini della scalinata verso il paradiso della prima squadra, che si allena in cima alla collina. Su ogni rampa, spunta un pannello blu con una data e un elenco di nomi: sono quelli che ce l’hanno fatta dagli Anni 70 a oggi, quelli che sono partiti dalle giovanili e sono arrivati in prima squadra. Leggere quei nomi alimenta il sogno, ma i pannelli vengono sempre aggiornati e vedere incidere il proprio, di nome, trasforma il sogno in realtà. A Poissy si costruisce la squadra che deve vincere il campionato francese e la Champions League usando come materia prima i sogni e la fame di successo delle migliaia di ragazzi delle banlieue parigine, in questo momento il luogo del pianeta che sforna più campioni del mondo, più di San Paolo, più di Rio, che una volta erano il pozzo più prolifico. C’era una volta il Paris Saint Germain dello shopping compulsivo, che faceva saltare il banco del calciomercato tirando fuori 200 milioni per Neymar, che risucchiava i giocatori più forti, più esperti e più famosi con la potenza economica del Qatar.

Il centro del Psg è il più nuovo di tutti, ha due anni di vita

Oggi c’è il club che ha vinto la Champions con i prodotti del vivaio, con tre giovani nei primi quindici del Golden Boy, che investe sul settore giovanile e che, vista l’età media della squadra, può estendere il suo dominio sportivo per un decennio. Intendiamoci, non è che non investa più sul mercato, perché resta una big d’Europa che può prendersi un centravanti da 100 milioni, ma può diluire quella cifra in una rosa nella quale c’è una solida percentuale di giocatori fatti in casa, quindi con costi infinitamente più bassi. E con un senso di appartenenza al club che pone fondamenta sempre più solide e resistenti nel gruppo squadra. Tutti e diciassette i campi del centro del Psg hanno la stessa identica erba, lo stesso fondo e la stessa maniacale manutenzione, dai bambini di undici anni a Dembelé tutti sono messi nelle stesse identiche, e straordinarie, condizioni per esprimere il loro talento al meglio. E tutti sono nello stesso posto: i bambini vedono i campioni allenarsi a qualche centinaio di metri da loro e respirano la magia del calcio dei grandi, è un album delle figurine in tre dimensioni, è il sogno a portata di sguardo, è la fonte di ispirazione più grande che c’è. Nella Masia, a Barcellona, accade la stessa cosa e il numero di talenti che tira fuori il Barça consente di rimanere competitivo ai massimi livelli in qualsiasi condizione economica. Ma il centro del Psg è il più nuovo di tutti, ha due anni di vita, è lo stato dell’arte in fatto di strutture calcistiche e, di fatto, è una playlist del meglio che c’è in Europa, una selezione delle migliori idee riassunte a poco più di mezzora da Parigi, in aperta campagna. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha suggerito uno strepitoso upgrade al lavoro dei nutrizionisti, personaggi ormai decisivi quanto i preparatori nei top team.

Un piccolo hotel, un coiffeur

Accanto i campi da gioco, ci sono infatti i campi di frutta e verdura del Psg, una piccola (ma neanche troppo piccola) azienda agricola, che offre i prodotti alla mensa delle squadre rendendo realtà il concetto di chilometro zero. Perché dalle cucine, che ogni giorno producono i pasti bilanciati e personalizzati per i giocatori, all’orto, ovviamente biologico, ci saranno forse seicento metri. Lo si può vedere dalla terrazza dove, nella bella stagione, i giocatori spesso si rilassano: è alla fine del corridoio dove si affacciano le loro stanze. Un piccolo albergo all’interno del centro sportivo, dove le camere sono personalizzate per ogni calciatore della prima squadra che la tiene per tutta la stagione. Una di queste è stata destinata a bottega da parrucchiere e un coiffeur di fiducia viene regolarmente per chi vuole sistemare l’acconciatura (lavora forte alla vigilia delle partite). Ma il cuore di tutto è ancora, e per fortuna, il campo. La prima squadra ne ha a disposizione un paio, con un’ampia area per l’allenamento dei portieri.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Golden Boy
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Al-Khelaifi è fiero: “Così al Psg costruiamo insieme il futuro. Diversi dagli altri e più innovativi”
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