Il tempo resta sospeso, appoggiato sulla voce flebile di Rute Cardoso, in attesa che le parole trovino una via d’uscita in mezzo ai ricordi che corrono nella testa e la gola che si fa sempre più stretta, a causa del magone. È la moglie, sul palco della serata di gala del Golden Boy, a ricevere il premio di Golden Player Man (Il premio che ogni anno spetta al miglior giocatore over 21 d’Europa) che il Board delle Leggende ha deciso di consegnare a Diogo Jota. «Grazie per continuare far vivere il nome di Diogo - le parole di Rute Cardoso dal palco -. Mi farebbe piacere che fosse ricordato come uomo e persona per bene». Parole che si appoggiano sulla platea come una carezza, che riescono ad essere leggere pur sottolineando il peso specifico del momento. Prima, sullo schermo, un’immagine altrettanto potente, a chiusura del video dedicato all’attaccante: il sorriso di Diogo Jota, quello che riempiva le giornate della sua sua famiglia e dei compagni di squadra e che ancora rimbomba potente, luminoso, bello.
“You’ll never walk alone”
L’ultima immagine da prendere per completare il puzzle è di un tifoso del Liverpool: la telecamera cattura la sua camminata veloce, alle spalle scorre il motto del club: “You’ll never walk alone”, non camminerai mai da solo. E, in fondo, ricordare Diogo Jota - e il fratello André Silva, scomparso anch’egli nell’incidente stradale del 3 luglio -, celebrare il suo ricordo ma anche, soprattutto, la sua carriera, è fare questo: prendersi per mano e provare a percorrere, insieme a chi lo ha vissuto e amato, almeno un pezzetto del lungo e tortuoso percorso del lutto. Lo si fa nel silenzio che sospende il tempo in attesa delle parole della moglie e anche nella ben più rumorosa standing ovation che gli viene dedicata al termine della premiazione. Quello che resta è che sia sempre troppo poco, che non si sia mai abbastanza di fronte all’enormità di quanto successo. Quello che resta, però, è soprattutto il coraggio e la forza di Rute Cardoso di testimoniare di quanta bellezza e armonia il destino beffardo abbia privato lei e tutto il mondo del calcio.

La carriera
Ma, come dicevamo, oltre il momento di raccoglimento, ricordo e riflessione di fronte ad una tragedia datata solo cinque mesi fa, c’è anche la possibilità di guardare indietro e ripensare al Diogo Jota calciatore. A quell’attaccante tecnico e veloce, finalizzatore di alto livello ma con un pensiero sempre fisso a come servire nel miglior modo possibile i compagni. A quell’attaccante partito da Gondomar per conquistare il calcio che conta, arrivato a esultare sotto la Kop dopo aver raccolto due Coppe di Lega, una Coppa d’Inghilterra, una Community Shield e una Premier League. Senza dimenticare le due Nations League vinte con il Portogallo. A spiegare la scelta del Board delle Leggende (Composto da grandi ex campioni tra cui Stoichkov, Matthaus, Shevchenko, Nedved, Mauro, Costacurta, Fabregas e tanti altri), dal palco, è Massimo Mauro: «E’ stata una scelta doverosa. Un evento che ha colpito non solo la sua terra, non solo l'Inghilterra ma tutto il mondo. A prescindere dal fatto che fosse un grande giocatore, era un ragazzo straordinario. Le testimonianze che ci sono state ci dicono proprio della grandezza dell’uomo e a noi è sembrato giusto fare questo gesto».
