“Moise predestinato, in Retegui ha trovato un ‘cane’ come lui”: l’altro Kean

Giovanni, fratello dell'attaccante della Fiorentina, protagonista in Kings League: "Lui e Mateo sono simili, corrono tanto, si buttano su ogni pallone e dove non trovi uno c’è l’altro"

Settimana intensa per Giovanni, il “fratellone”: lunedì ha fatto il suo esordio con la maglia dei Gear 7 in Kings League, mentre domani sera sarà a Bergamo per tifare il “fratellino”. Che di professione fa il centravanti della Nazionale.

Un Kean in azzurro, l’altro in Kings League. Come ci è finito alla Fonzies Arena di Cologno Monzese dove calcio ed entertainment si fondono con il mondo di streamers e social? «Ci avevo già giocato l’anno scorso perché me ne avevano parlato benissimo alcuni amici e il direttore sportivo dei Caesar che conoscevo. Mi è piaciuta come esperienza e ho deciso di riprovarci con i Gear 7. Ma ormai ho quasi 33 anni e gioco per divertimento. Però in futuro mi piacerebbe provare a fare l’allenatore».

Giovanni Kean e il rapporto con il fratello Moise

Riavvolgiamo il nastro. «Sono arrivato fino in Lega Pro, poi tanta Serie D ma mi sono dedicato di più a mio fratello che alla carriera. Abbiamo un bel rapporto, praticamente l’ho cresciuto io e per lui è importante il fatto che gli stia vicino per alcune cose. Moise era il predestinato in famiglia: l’ho capito subito perché già da piccolo si vedeva che era forte, diverso dagli altri. Sinceramente però non avrei mai pensato che potesse arrivare a questi livelli».

In cosa siete simili? «Fisicamente siamo dotati noi Kean: in campo abbiamo la stessa postura e per questo mi rivedo tanto in lui. E se protegge palla in quel modo è perché glielo ho insegnato io...(ride)». 

Quali erano i vostri modelli? «Ci ispiravamo a Balotelli e a Moise, da piccolo, piaceva tanto Martins. E tra l’altro mio fratello è un bel mix tra i due: ha la velocità di Oba Oba e, nel contempo è potente e possiede la tecnica di Mario».

 

 

Dai maestri alla Nazionale: Kean tra Gattuso e Retegui

Se Moise è diventato Kean a chi deve dire grazie? «A Ciccio Grabbi che è anche suo padrino, a cui siamo tanto legati. Lo ha preso nei Giovanissimi della Juve fino all’approdo in Primavera: ha lavorato tantissimo su di lui insegnandogli come attaccare la profondità e i tempi di inserimento».

Moise è un “solitario”, ma in Nazionale riesce a convivere con Retegui: l’ha stupita questo feeling tra i due? «No perché ha trovato un compagno simile a lui, un altro “cane” che corre, si impegna, si butta su ogni pallone. E così si dividono le zone di campo da coprire: muovendosi tanto riescono a trovare comunque spazio e là davanti dove non trovi uno c’è l’altro».

 

 

Fiducia nell’Italia: obiettivo Mondiale 

E con Gattuso come va? «Si trova strabene: in Nazionale hanno un bel gruppo. Peccato solo che sia stata un’annata difficile per Moise. Per colpa degli infortuni, ultimo quello alla tibia, non è riuscito a rendere come nell’ultima stagione ma con l’Inter l’ho visto bene, ora speriamo in giovedì».

Perché dobbiamo avere fiducia in questa Italia? «Perché partecipare a un Mondiale non capita tutti i giorni e quindi penso che siano tutti quanti stramotivati. Inoltre perché sanno bene di avere alle loro spalle una Nazione che conta su di loro. Alla fine giochi a calcio per fare queste partite: sono convinto che ci daranno delle grosse soddisfazioni».

 

 

 

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