Pagina 2 | Gattuso, uno di noi

Solo la paura, la tensione e i fantasmi di un nuovo fallimento possono battere l’Italia questa sera. Non l’Irlanda del Nord, con il massimo rispetto per l’Irlanda del Nord e i suoi calciatori, sicuramente meno problematici dei nostri sotto il profilo psicologico. C’è qualcosa di paradossale nel dover raccontare Italia-Irlanda del Nord come una partita definitiva, come un bivio tra inferno e paradiso (o, meglio, tra inferno e purgatorio, perché se andasse bene, ce ne sarebbe comunque un’altra di sfida decisiva contro Bosnia o Galles). Il divario economico, quello tecnico e il differente livello di esperienza internazionale dovrebbero ridurre al minimo sindacale il pathos intorno al match di Bergamo, ma il recente passato e la sinistra abilità della nostra nazionale a combinare disastri nelle sfide determinanti, traccia all’altezza dello stadio di Bergamo una, surrealmente eroica, linea del Piave per il nostro calcio. È un po’ triste, forse perfino umiliante se si pensa alle quattro coppe del mondo in bacheca, ma non lo scopriamo oggi di essere messi male, quindi poche storie: maniche rimboccate, cuori sincronizzati, frittatona di cipolle, famigliare di birra gelata e tifo indiavolato per Rino e i suoi ragazzi.

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Il concetto di 'gruppo'

Magari con il pensiero di sottofondo che la storia patria, a livello pallonaro, è zeppa di trionfi iniziati da strade secondarie, magari in modo poco onorevole, fra critiche e scetticismo, soprattutto intorno al ct. In questi giorni, per esempio, non mancano i rimproveri a Gattuso per non aver convocato alcuni calciatori ritenuti particolarmente in forma. Ora, senza che nessuno si offenda, non risulta che il ct abbia snobbato Haaland, Vinicius Jr e Yamal, perché purtroppo non abbiamo fuoriclasse di quello spessore, ma un paio di campioni, una manciata di buoni giocatori e un gruppo di giocatori normali. Ed è proprio sul fatidico concetto di “gruppo” che sta provando a costruire Gattuso, allievo - non a caso - di Marcello Lippi. Anche se, al contrario del suo maestro, non dispone di un Buffon, un Cannavaro, un Pirlo, un Totti e un Del Piero. Anzi, a guardare bene, non c’è neppure un Gattuso, che pure servirebbe come il pane. Per cui, se dovesse andare male, evitiamo di dargli la colpa, al povero Gattuso. Perché se continuiamo a pensare che il problema sia il ct, continueremo ad avere il problema. E il problema è un sistema che, negli ultimi vent’anni, ha fatto tutto il contrario di quello che doveva fare per mantenere il dominio del precedente ventennio (vi ricordate quando eravamo re?).

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Mancanza di visione

Le società, la Lega e la Figc hanno avuto una scarsissima visione strategica, si sono incastrate malamente, reazionarie e immobili, per mancanza di visione, incapacità e bieca conservazione del potere. Sono stati buttati un sacco di soldi in calciatori inutili, procure sospette, allenatori fanfaroni, pensando che, tanto, i soldi non sarebbero mai finiti. Si sono sempre schivate le riforme necessarie per non spostare di un millimetro gli equilibri elettorali. Nessuno è stato in grado di mettere insieme le componenti (club, Federazione, politica) per un programma stadi serio. Vent’anni sono stati sprecati in modo quasi immorale dallo sport nazionale che sarebbe anche un settore industriale che contribuisce con 12,5 miliardi al Pil, non solo un gioco. E ora siamo qui, a giocarci il futuro contro l’Irlanda del Nord e - deo gratias! - abbiamo anche appena varato un programma per i settori giovanili intelligente e costruttivo che, se non viene smontato strada facendo, potrebbe dare frutti interessanti tra sette/otto anni. Nel frattempo dovremo arrangiarci con quello che c’è, esattamente come fa Rino Gattuso, un arcitaliano che guida un’Italia un po’ raffazzonata, ma con del potenziale inespresso che potrebbe anche farci sognare. A patto di scansare gli incubi di questa sera. Che magnifica e fedele fotografia del Paese.

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Mancanza di visione

Le società, la Lega e la Figc hanno avuto una scarsissima visione strategica, si sono incastrate malamente, reazionarie e immobili, per mancanza di visione, incapacità e bieca conservazione del potere. Sono stati buttati un sacco di soldi in calciatori inutili, procure sospette, allenatori fanfaroni, pensando che, tanto, i soldi non sarebbero mai finiti. Si sono sempre schivate le riforme necessarie per non spostare di un millimetro gli equilibri elettorali. Nessuno è stato in grado di mettere insieme le componenti (club, Federazione, politica) per un programma stadi serio. Vent’anni sono stati sprecati in modo quasi immorale dallo sport nazionale che sarebbe anche un settore industriale che contribuisce con 12,5 miliardi al Pil, non solo un gioco. E ora siamo qui, a giocarci il futuro contro l’Irlanda del Nord e - deo gratias! - abbiamo anche appena varato un programma per i settori giovanili intelligente e costruttivo che, se non viene smontato strada facendo, potrebbe dare frutti interessanti tra sette/otto anni. Nel frattempo dovremo arrangiarci con quello che c’è, esattamente come fa Rino Gattuso, un arcitaliano che guida un’Italia un po’ raffazzonata, ma con del potenziale inespresso che potrebbe anche farci sognare. A patto di scansare gli incubi di questa sera. Che magnifica e fedele fotografia del Paese.

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