Albertini difende Dimarco e indica il problema Italia: “Ecco perché si voleva chiamare Verratti”

L’intervista al finalista di USA ’94: “Il primo avversario è la paura, gli Azzurri devono giocare meglio dei primi 45’ a Bergamo o addio Mondiale"

Demetrio Albertini, come si batte la Bosnia? «Si batte se si va in campo senza aver paura e con la convinzione di poter vincere».

Il 2-0 sull’Irlanda del Nord può averci sbloccato? «Giovedì ero a Bergamo e si percepiva la paura della gente allo stadio. Tra l’altro anche nel corso del primo tempo il pubblico era molto silenzioso: era forte il timore che potesse accadere qualcosa di negativo sicuramente perché il gioco non ha trascinato chi era presente. Giocando fuori casa troveremo invece un tifo infernale, vero: ma quelle sono le partite che io vorrei sempre giocare».

Esultanze e pressione psicologica prima della partita

Quelle immagini dei nostri giocatori che esultano dopo i rigori in Galles-Bosnia sono un autogol? «Ma perché un autogol? Io credo sia stato tutto strumentalizzato. In primo luogo quella era una situazione privata e le immagini non andavano rese pubbliche, inoltre esultare non vuol dire offendere o essere irrispettoso. Prima di queste partite ci sta poi mettere un po’ di pressione all’avversario. Anche Pjanic ha detto che la Bosnia si augura che l’Italia senta la pressione di un eventuale fallimento, essendo per noi inaccettabile stare lontano dal Mondiale per tre volte di fila. Sono tutti giochetti psicologici che si fanno prima di gare tanto importanti. I nostri hanno esultato? Che c’è di male: l’importante lo facciano anche alla fine della partita».

 

 

Gattuso, lo staff azzurro e la crescita dei giovani

Perché Gattuso è l’uomo giusto per l’Italia? «Oggi il calcio è bello perché si può vincere in tanti modi ma la strada maestra per riuscirci, soprattutto per una Nazionale, è legata alla capacità di creare un gruppo coeso, aumentare il senso dell’appartenenza e Rino conosce bene come trovare la giusta alchimia con i suoi ragazzi. Detto questo, mi preme sottolineare un’altra cosa: a Zenica bisogna giocare molto meglio rispetto a quanto abbiamo fatto nel primo tempo contro l’Irlanda del Nord perché altrimenti non si va al Mondiale».

Il fatto che con Gattuso ci siano Buffon, Bonucci e in Under 21 Baldini sia affiancato da Barzagli, tutti ex campioni che hanno vinto in azzurro, può essere utile a far crescere i nostri ragazzi? «Sono scelte che vanno contestualizzate e bisogna tenere presente il momento in cui sono state fatte. Oggi vieni giudicato per il risultato e si è deciso di intraprendere un certo tipo di direzione perché tutti questi hanno un credito da spendere meritato con l’opinione pubblica. Detto questo credo che la scelta sia stata prima di tutto comunicativa che qualitativa».

 

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Crisi dell’Italia tra pochi talenti e futuro della Nazionale

Lei è stato finalista al Mondiale 1994 e a Euro 2000: come spiega il fatto che l’Italia sia finita così in basso? «Anche noi prima dei Mondiali in Francia nel 1998, nonostante fossimo una generazione molto forte e giocassimo in quello che allora era il campionato di riferimento in Europa, siamo andati a uno spareggio... Nello sport può capitare di sbagliare una o più partite, ma poi l’importante è passare. Problema è che oggi abbiamo anche qualche buon giocatore, ma questi sono troppo pochi. E in generale sono troppo pochi gli italiani da cui un ct può scegliere i nomi da Nazionale. In più mettiamoci che ci sono giocatori che hanno più presenze in Nazionale che con il proprio club nelle coppe europee. E quindi, è inutile girarci intorno, sono meno preparati a giocare un certo tipo di partite a livello internazionale: per questo Gattuso voleva richiamare Verratti, lui è uno che a certi livelli ha giocato un’infinità di gare. Questo non vuol dire che non abbiamo qualità per passare questi playoff, sia chiaro».

Il trionfo a Wembley con Mancini allenatore paradossalmente è stato controproducente? «Quella è stata una vittoria meritata che però non cancella il problema di fondo, ovvero che in Serie A giocano troppo pochi italiani. Ora ho sentito che la Federcalcio ha annunciato un nuovo progetto tecnico legato al calcio giovanile: mi auguro che si facciano i fatti e non si resti ai proclami».

L’altra sera sono entrati Pio Esposito, Pisilli e Palestra: inizia a intravvedersi un po’ di luce per il futuro? «Certo che questi ragazzi promettono bene. Ripeto: non è vero che non abbiamo i talenti ma forse non abbiamo il coraggio di valorizzarli».

 

 

 

 

 

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Demetrio Albertini, come si batte la Bosnia? «Si batte se si va in campo senza aver paura e con la convinzione di poter vincere».

Il 2-0 sull’Irlanda del Nord può averci sbloccato? «Giovedì ero a Bergamo e si percepiva la paura della gente allo stadio. Tra l’altro anche nel corso del primo tempo il pubblico era molto silenzioso: era forte il timore che potesse accadere qualcosa di negativo sicuramente perché il gioco non ha trascinato chi era presente. Giocando fuori casa troveremo invece un tifo infernale, vero: ma quelle sono le partite che io vorrei sempre giocare».

Esultanze e pressione psicologica prima della partita

Quelle immagini dei nostri giocatori che esultano dopo i rigori in Galles-Bosnia sono un autogol? «Ma perché un autogol? Io credo sia stato tutto strumentalizzato. In primo luogo quella era una situazione privata e le immagini non andavano rese pubbliche, inoltre esultare non vuol dire offendere o essere irrispettoso. Prima di queste partite ci sta poi mettere un po’ di pressione all’avversario. Anche Pjanic ha detto che la Bosnia si augura che l’Italia senta la pressione di un eventuale fallimento, essendo per noi inaccettabile stare lontano dal Mondiale per tre volte di fila. Sono tutti giochetti psicologici che si fanno prima di gare tanto importanti. I nostri hanno esultato? Che c’è di male: l’importante lo facciano anche alla fine della partita».

 

 

Gattuso, lo staff azzurro e la crescita dei giovani

Perché Gattuso è l’uomo giusto per l’Italia? «Oggi il calcio è bello perché si può vincere in tanti modi ma la strada maestra per riuscirci, soprattutto per una Nazionale, è legata alla capacità di creare un gruppo coeso, aumentare il senso dell’appartenenza e Rino conosce bene come trovare la giusta alchimia con i suoi ragazzi. Detto questo, mi preme sottolineare un’altra cosa: a Zenica bisogna giocare molto meglio rispetto a quanto abbiamo fatto nel primo tempo contro l’Irlanda del Nord perché altrimenti non si va al Mondiale».

Il fatto che con Gattuso ci siano Buffon, Bonucci e in Under 21 Baldini sia affiancato da Barzagli, tutti ex campioni che hanno vinto in azzurro, può essere utile a far crescere i nostri ragazzi? «Sono scelte che vanno contestualizzate e bisogna tenere presente il momento in cui sono state fatte. Oggi vieni giudicato per il risultato e si è deciso di intraprendere un certo tipo di direzione perché tutti questi hanno un credito da spendere meritato con l’opinione pubblica. Detto questo credo che la scelta sia stata prima di tutto comunicativa che qualitativa».

 

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Albertini difende Dimarco e indica il problema Italia: “Ecco perché si voleva chiamare Verratti”
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Crisi dell’Italia tra pochi talenti e futuro della Nazionale