Demetrio Albertini, come si batte la Bosnia? «Si batte se si va in campo senza aver paura e con la convinzione di poter vincere».
Il 2-0 sull’Irlanda del Nord può averci sbloccato? «Giovedì ero a Bergamo e si percepiva la paura della gente allo stadio. Tra l’altro anche nel corso del primo tempo il pubblico era molto silenzioso: era forte il timore che potesse accadere qualcosa di negativo sicuramente perché il gioco non ha trascinato chi era presente. Giocando fuori casa troveremo invece un tifo infernale, vero: ma quelle sono le partite che io vorrei sempre giocare».
Esultanze e pressione psicologica prima della partita
Quelle immagini dei nostri giocatori che esultano dopo i rigori in Galles-Bosnia sono un autogol? «Ma perché un autogol? Io credo sia stato tutto strumentalizzato. In primo luogo quella era una situazione privata e le immagini non andavano rese pubbliche, inoltre esultare non vuol dire offendere o essere irrispettoso. Prima di queste partite ci sta poi mettere un po’ di pressione all’avversario. Anche Pjanic ha detto che la Bosnia si augura che l’Italia senta la pressione di un eventuale fallimento, essendo per noi inaccettabile stare lontano dal Mondiale per tre volte di fila. Sono tutti giochetti psicologici che si fanno prima di gare tanto importanti. I nostri hanno esultato? Che c’è di male: l’importante lo facciano anche alla fine della partita».
Gattuso, lo staff azzurro e la crescita dei giovani
Perché Gattuso è l’uomo giusto per l’Italia? «Oggi il calcio è bello perché si può vincere in tanti modi ma la strada maestra per riuscirci, soprattutto per una Nazionale, è legata alla capacità di creare un gruppo coeso, aumentare il senso dell’appartenenza e Rino conosce bene come trovare la giusta alchimia con i suoi ragazzi. Detto questo, mi preme sottolineare un’altra cosa: a Zenica bisogna giocare molto meglio rispetto a quanto abbiamo fatto nel primo tempo contro l’Irlanda del Nord perché altrimenti non si va al Mondiale».
Il fatto che con Gattuso ci siano Buffon, Bonucci e in Under 21 Baldini sia affiancato da Barzagli, tutti ex campioni che hanno vinto in azzurro, può essere utile a far crescere i nostri ragazzi? «Sono scelte che vanno contestualizzate e bisogna tenere presente il momento in cui sono state fatte. Oggi vieni giudicato per il risultato e si è deciso di intraprendere un certo tipo di direzione perché tutti questi hanno un credito da spendere meritato con l’opinione pubblica. Detto questo credo che la scelta sia stata prima di tutto comunicativa che qualitativa».
