Crisi dell’Italia tra pochi talenti e futuro della Nazionale
Lei è stato finalista al Mondiale 1994 e a Euro 2000: come spiega il fatto che l’Italia sia finita così in basso? «Anche noi prima dei Mondiali in Francia nel 1998, nonostante fossimo una generazione molto forte e giocassimo in quello che allora era il campionato di riferimento in Europa, siamo andati a uno spareggio... Nello sport può capitare di sbagliare una o più partite, ma poi l’importante è passare. Problema è che oggi abbiamo anche qualche buon giocatore, ma questi sono troppo pochi. E in generale sono troppo pochi gli italiani da cui un ct può scegliere i nomi da Nazionale. In più mettiamoci che ci sono giocatori che hanno più presenze in Nazionale che con il proprio club nelle coppe europee. E quindi, è inutile girarci intorno, sono meno preparati a giocare un certo tipo di partite a livello internazionale: per questo Gattuso voleva richiamare Verratti, lui è uno che a certi livelli ha giocato un’infinità di gare. Questo non vuol dire che non abbiamo qualità per passare questi playoff, sia chiaro».
Il trionfo a Wembley con Mancini allenatore paradossalmente è stato controproducente? «Quella è stata una vittoria meritata che però non cancella il problema di fondo, ovvero che in Serie A giocano troppo pochi italiani. Ora ho sentito che la Federcalcio ha annunciato un nuovo progetto tecnico legato al calcio giovanile: mi auguro che si facciano i fatti e non si resti ai proclami».
L’altra sera sono entrati Pio Esposito, Pisilli e Palestra: inizia a intravvedersi un po’ di luce per il futuro? «Certo che questi ragazzi promettono bene. Ripeto: non è vero che non abbiamo i talenti ma forse non abbiamo il coraggio di valorizzarli».
