Fuochi, fumogeni e bengala: Bosnia-Italia sarà l’inferno. In arrivo i ‘carcerati’ e gli ‘avvoltoi’

Capienza ridotta da 13.000 a 8.800 spettatori per le intemperanze con la Romania ma non si abbasserà il calore del tifo bosniaco

I “bollenti” tifosi della Nazionale bosniaca denominati “BHFanaticos” preparano per stasera un clima infernale, una bolgia balcanica come la chiamano da quelle parti, allo stadio Bilino Polje. Non importa che l’Uefa abbia ridotto la capienza da 13.000 a 8.800 spettatori per le intemperanze nella precedente partita contro la Romania. Sugli spalti si accenderanno fuochi, torce, fumogeni rossi, né mancheranno i bengala. Un ambiente pirotecnico, incandescente. Anche le tifoserie organizzate dei club arriveranno da tutta la nazione: i “Manijaci” dello Želijezničar, gli “Horde Zla” (Orda malvagia) del Sarajevo, i “Lešinari” (Avvoltoi) di Banja Luka, i “Robijaši” (Carcerati) di Zenica. Al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale - privo di parole, non amato dai bosniaci - verrà intonato il testo toccante del vecchio inno. E dagli spalti s’alzerà il coro «Volim te Bosno» (Ti amo Bosnia) nonché una versione in lingua serbo-croata del «Chi non salta odia la Bosnia». Annunciate anche le presenze del tennista serbo Djoković e del presidente Uefa, lo sloveno Čeferin.

Bosnia: una spia all'allenamento?

A proposito di istituzioni, ieri pomeriggio si è rischiato l’incidente diplomatico, con tanto - riporta il sito Sportsport.ba - di denuncia della Federazione della Bosnia e Erzegovina ai vertici della missione Eufor, ovvero le forze militari dell’Unione Europea. Questo perché durante l’allenamento della squadra di Barbarez a Butmir, campo adiacente a una base dove sono di stanza anche soldati italiani, i giocatori si sono accorti che proprio un militare italiano si era trattenuto vicino alla recinzione e oltre i 15 minuti e stava filmando l’allenamento. Temendo fosse una spia di Gattuso, il servizio d’ordine lo ha allontanato.

Demirovic, dai gol con lo Stoccarda al digiuno in nazionale

Tornando ai tifosi bosniaci, loro invece allontanerebbero dalla formazione titolare Ermedin Demirović, 28 anni, punta dello Stoccarda. Se nel club svevo “Demi” segna con buona continuità (nell’attuale stagione 9 reti e 2 assist in 18 gare di Bundesliga), la stessa cosa non può certo dirsi con la Nazionale dove il suo “score” è di appena 4 gol su 37 incontri. Giovedì scorso contro il Galles a Cardiff la sua pessima mira, compreso l’errore sul primo dei rigori finali, ha indispettito i sostenitori bosniaci. Dai pochi presenti al Millennium Stadium ai tanti che hanno seguito il match in tv. Anche i media incominciano a dubitare sulla titolarità di “Bokseri” (Boxer), così soprannominato perché gli piace festeggiare i (pochi) gol segnati in Nazionale mimando con i pugni i colpi di un pugile sul ring.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

Il caso Demirovic e le ironie social

Ma sui social i fans di tutta l’ex Jugoslavia non lo perdonano e chiedono al ct Barbarez di lasciarlo in panchina contro gli azzurri. E c’è chi usa l’ironia, citando nientemeno che un noto fatto storico, l’attentato di Sarajevo del 1914. Nella rilettura web l’attaccante dello Stoccarda dalle polveri bagnate viene “coinvolto” con questa frase: «Cari bosniaci, se Demirović avesse sparato all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, la Bosnia farebbe ancora parte dell’Impero austro-ungarico e non sarebbe scoppiata la Prima Guerra Mondiale». Non come l’anarchico serbo-bosniaco Gavrilo Princip che con due colpi di pistola uccise sul Ponte Latino a Sarajevo l’erede al trono austro-ungarico e sua moglie la duchessa Sofia…

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I “bollenti” tifosi della Nazionale bosniaca denominati “BHFanaticos” preparano per stasera un clima infernale, una bolgia balcanica come la chiamano da quelle parti, allo stadio Bilino Polje. Non importa che l’Uefa abbia ridotto la capienza da 13.000 a 8.800 spettatori per le intemperanze nella precedente partita contro la Romania. Sugli spalti si accenderanno fuochi, torce, fumogeni rossi, né mancheranno i bengala. Un ambiente pirotecnico, incandescente. Anche le tifoserie organizzate dei club arriveranno da tutta la nazione: i “Manijaci” dello Želijezničar, gli “Horde Zla” (Orda malvagia) del Sarajevo, i “Lešinari” (Avvoltoi) di Banja Luka, i “Robijaši” (Carcerati) di Zenica. Al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale - privo di parole, non amato dai bosniaci - verrà intonato il testo toccante del vecchio inno. E dagli spalti s’alzerà il coro «Volim te Bosno» (Ti amo Bosnia) nonché una versione in lingua serbo-croata del «Chi non salta odia la Bosnia». Annunciate anche le presenze del tennista serbo Djoković e del presidente Uefa, lo sloveno Čeferin.

Bosnia: una spia all'allenamento?

A proposito di istituzioni, ieri pomeriggio si è rischiato l’incidente diplomatico, con tanto - riporta il sito Sportsport.ba - di denuncia della Federazione della Bosnia e Erzegovina ai vertici della missione Eufor, ovvero le forze militari dell’Unione Europea. Questo perché durante l’allenamento della squadra di Barbarez a Butmir, campo adiacente a una base dove sono di stanza anche soldati italiani, i giocatori si sono accorti che proprio un militare italiano si era trattenuto vicino alla recinzione e oltre i 15 minuti e stava filmando l’allenamento. Temendo fosse una spia di Gattuso, il servizio d’ordine lo ha allontanato.

Demirovic, dai gol con lo Stoccarda al digiuno in nazionale

Tornando ai tifosi bosniaci, loro invece allontanerebbero dalla formazione titolare Ermedin Demirović, 28 anni, punta dello Stoccarda. Se nel club svevo “Demi” segna con buona continuità (nell’attuale stagione 9 reti e 2 assist in 18 gare di Bundesliga), la stessa cosa non può certo dirsi con la Nazionale dove il suo “score” è di appena 4 gol su 37 incontri. Giovedì scorso contro il Galles a Cardiff la sua pessima mira, compreso l’errore sul primo dei rigori finali, ha indispettito i sostenitori bosniaci. Dai pochi presenti al Millennium Stadium ai tanti che hanno seguito il match in tv. Anche i media incominciano a dubitare sulla titolarità di “Bokseri” (Boxer), così soprannominato perché gli piace festeggiare i (pochi) gol segnati in Nazionale mimando con i pugni i colpi di un pugile sul ring.

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