Almeno 4 italiani in campo? Ecco come sarebbe possibile

Nel volley campione del mondo, in Superlega obbligo di almeno 3 "atleti italiani", cioè "eleggibili per la Nazionale". Nel calcio, rispettando la normativa Ue, può vigere l'obbligo di schierare giocatori formati in Italia, legandolo non al passaporto, ma alla formazione

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha proposto di schierare sempre almeno 4 italiani in campo. Il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, ha commentato: “Non ci possono essere vincoli da parte nostra. Però sì, la penso un po' come La Russa . Se ne può discutere anche con l'Unione Europea. Serve una regola che codifichi tutto questo, ma noi non possiamo imporre nulla. Possiamo tuttavia sederci al tavolo e dare il nostro supporto”. Nel volley azzurro, campione del mondo maschile e femminile, la guida pratica Fipav ricorda: “A partire dalla stagione sportiva 2025/2026 per "atleti italiani si intendono solo ed esclusivamente gli atleti eleggibili per la nazionale italiana”. E quindi, Superlega: “Almeno 3 italiani sempre in campo su 7 (sestetto + Libero); A2 maschile: "Almeno 5 italiani sempre in campo su 7 (sestetto + Libero); A3 Maschile: "Almeno 6 italiani sempre in campo su 7 (sestetto + Libero”). E nel calcio?

Cosa dice la Ue

Dalla sentenza Bosman (1995), nei campionati professionistici l'Unione Europea vieta qualunque discriminazione basata sulla nazionalità. Ergo: nessuna limitazione al numero di giocatori comunitari in una squadra; nessun obbligo per un club di schierare giocatori di una determinata nazionalità. La regola “almeno quattro italiani” verrebbe considerata discriminatoria verso gli altri cittadini Ue. È percorribile la strada basata non sul passaporto, ma sul criterio homegrown players (cresciuti nel vivaio nazionale o del club: ad esempio, almeno 4 giocatori cresciuti in Italia fra i 15 e 21 anni). Direzione percorribile anche coniugandola al limite alle rose, non agli undici titolari e agli incentivi economici per chi valorizza i giovani locali. Questa formula non discrimina per nazionalità. L'obbligo di schierare almeno 4 italiani è incompatibile con il diritto europeo; l'obbligo di schierare giocatori formati in Italia, no.

Cosa dice l'Uefa

Ogni squadra deve avere in rosa almeno 8 giocatori formati in Italia; di questi, almeno 4 formati nel vivaio del club. No all'obbligo di schierarli, sì a favorirne l'utilizzo. Naturalmente, a patto di trovare allenatori che abbiano il coraggio di farli giocare, al contrario di quanto accade troppo spesso nel nostro calcio. Un'altra direzione percorribile è lastricata dagli incentivi economici per chi valorizza i giovani calciatori, come avviene in Premier con i “solidarity payments”: bonus ai club che schierano più minuti di giocatori formati localmente; premi aggiuntivi se arrivano in Nazionale; redistribuzione dei diritti TV basata anche sulla valorizzazione dei vivai.

Altre piste

L'esterofilia acuta che affligge la Serie A può essere combattuta limitando a 23 la rosa massima di giocatori, dei quali 12 formati in Italia o stabilendo che 5 siano gli stranieri tesserabili ogni stagione. In Olanda, ogni club deve totalizzare un determinato numero di minuti stagionali con giocatori formati localmente. Se non lo fa, paga una penale o perde una parte dei diritti TV. Dove si dimostra come un altro calcio sia possibile, valorizzando gli homegrown players, per dirla con l'Uefa. Il problema è che troppe società non lo fanno. O, per meglio dire, non lo vogliono fare. Con i risultati sotto gli occhi di tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia