Malagò presidente Figc, il piano Gravina contro Abodi. Italia-Bosnia, il retroscena premio partita

Perché comanda più la Serie D che la Serie A, il ruolo di Abete, cosa si sta muovendo per il futuro del calcio italiano

L’uscita sugli sportivi dilettanti ha segnato la fine dell’era Gravina. È proprio tra i dilettanti del calcio, però, che va cercata la chiave per le elezioni federali. Si voterà il 22 giugno, sarà chiaro chi la spunterà dal 13 maggio, data ultima per candidarsi. Il nome della prima ora resta buono anche a giorni dal terremoto, chissà se taglierà il traguardo. Giovanni Malagò è da tempo accostato ai vertici Figc, in passato Gravina ha temuto di doverlo fronteggiare nell’agone elettorale. Oggi l’ex numero uno Coni, più che il presidente dimissionario, preoccupa Andrea Abodi, che rischia di passare dalla padella alla brace in termini di feeling.

Difficile che possa venire incontro al ministro per lo Sport il lavoro di Claudio Lotito, un po’ arrugginito se davvero l’ultima idea del fu deus ex machina del pallone è un disegno di legge che ampli le possibilità di commissariamento della Figc. A parte i tempi lunghi, rimetterebbe lo sport italiano nel mirino di Uefa e Fifa, prevedibilmente pure del Cio: dovrebbe aver insegnato qualcosa il precedente dell’emendamento Mulé, ammorbidito dopo le letterine di Nyon.

La Serie D più importante della Serie A: ecco come funziona

La questione del peso della Serie A nelle dinamiche federali resta comunque d’attualità: l’ha ricordata di recente il presidente di Lega, Ezio Simonelli, ma, già prima delle dimissioni di Gravina, il messaggio partito da via Rosellini era chiaro. I club di A vogliono contare di più: oggi incidono appena per il 18%. È vero che il voto di ciascuna società “vale” 4.64 (in B si scende a 1.54, in C a 1.09), ma è paradossale che, seppure aumentato dopo l’ultima riforma statuaria, il peso di chi traina il sistema - nel bene e nel male, mai come oggi - sia quasi la metà rispetto alla base.

Il tesoro è nelle mani della Lega Nazionale Dilettanti, che in assemblea elettiva porta 99 delegati - in totale sono 274 -, ognuno dei quali in teoria esprime la propria preferenza: nel complesso la D, storicamente capace di votare molto compatta, vale il 34%. È un peso non toccato dalle recenti riforme (B e C hanno perso punti) che oggi è nelle mani di Giancarlo Abete. Il presidente della Lnd è considerato l’unica vera soluzione interna spendibile - sarebbe molto credibile Matteo Marani, ma pare concentrato sulla “sua” C - per dare continuità al ciclo di Gravina che, vale la pena ricordarlo, non molti mesi fa è stato rieletto con un plebiscito. È da questi numeri che si riparte, alla ricerca di una sintonia che, dopo Zenica, pare utopia.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

Malagò, le chiavi. Italia-Bosnia e il retroscena

L’aria da resa dei conti la spiega il circolare di indiscrezioni sul premio ai calciatori della Nazionale per l’eventuale qualificazione ai Mondiali, in verità prassi consolidata da tempo nel giro azzurro non tramite un regalo cash, ma con un presente come per esempio un orologio. Il vero schiaffo di Gravina ad Abodi e al governo sarebbe l’elezione di un presidente poco gradito: difficile riuscirci con Abete - continuità eccessiva - ma, se l’enorme bacino elettorale della D convergesse su Malagò, il gioco sarebbe (quasi) fatto. Il presidente onorario del Circolo Aniene, a parte Lotito, ha per ora il gradimento di tutti gli altri presidenti di A, a partire da De Laurentiis, ex alleato del numero uno laziale contro Gravina.

Il non felicissimo precedente da commissario di Lega fa sì che l’appoggio della A non sia granitico: è uno dei motivi, insieme ai dubbi di alcune componenti (calciatori e allenatori in primis), per cui l’operazione non sia scontata. C’è tempo perché chi non vuole Malagò studi alternative: c’è chi da anni sogna un ex calciatore al vertice della Figc (Albertini, Maldini o Del Piero), chi è convinto che alla fine Abodi tirerà fuori il coniglio romano dal cilindro, e chi lancia nomi come quello di Matteo Renzi. La cui smentita è apparsa sincera, la successiva catilinaria contro Lotito ha dato l’idea che sia sul pezzo. Nel caso, nel toto-ct sarebbe da puntare su chi è passato dall’Arabia Saudita. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia

L’uscita sugli sportivi dilettanti ha segnato la fine dell’era Gravina. È proprio tra i dilettanti del calcio, però, che va cercata la chiave per le elezioni federali. Si voterà il 22 giugno, sarà chiaro chi la spunterà dal 13 maggio, data ultima per candidarsi. Il nome della prima ora resta buono anche a giorni dal terremoto, chissà se taglierà il traguardo. Giovanni Malagò è da tempo accostato ai vertici Figc, in passato Gravina ha temuto di doverlo fronteggiare nell’agone elettorale. Oggi l’ex numero uno Coni, più che il presidente dimissionario, preoccupa Andrea Abodi, che rischia di passare dalla padella alla brace in termini di feeling.

Difficile che possa venire incontro al ministro per lo Sport il lavoro di Claudio Lotito, un po’ arrugginito se davvero l’ultima idea del fu deus ex machina del pallone è un disegno di legge che ampli le possibilità di commissariamento della Figc. A parte i tempi lunghi, rimetterebbe lo sport italiano nel mirino di Uefa e Fifa, prevedibilmente pure del Cio: dovrebbe aver insegnato qualcosa il precedente dell’emendamento Mulé, ammorbidito dopo le letterine di Nyon.

La Serie D più importante della Serie A: ecco come funziona

La questione del peso della Serie A nelle dinamiche federali resta comunque d’attualità: l’ha ricordata di recente il presidente di Lega, Ezio Simonelli, ma, già prima delle dimissioni di Gravina, il messaggio partito da via Rosellini era chiaro. I club di A vogliono contare di più: oggi incidono appena per il 18%. È vero che il voto di ciascuna società “vale” 4.64 (in B si scende a 1.54, in C a 1.09), ma è paradossale che, seppure aumentato dopo l’ultima riforma statuaria, il peso di chi traina il sistema - nel bene e nel male, mai come oggi - sia quasi la metà rispetto alla base.

Il tesoro è nelle mani della Lega Nazionale Dilettanti, che in assemblea elettiva porta 99 delegati - in totale sono 274 -, ognuno dei quali in teoria esprime la propria preferenza: nel complesso la D, storicamente capace di votare molto compatta, vale il 34%. È un peso non toccato dalle recenti riforme (B e C hanno perso punti) che oggi è nelle mani di Giancarlo Abete. Il presidente della Lnd è considerato l’unica vera soluzione interna spendibile - sarebbe molto credibile Matteo Marani, ma pare concentrato sulla “sua” C - per dare continuità al ciclo di Gravina che, vale la pena ricordarlo, non molti mesi fa è stato rieletto con un plebiscito. È da questi numeri che si riparte, alla ricerca di una sintonia che, dopo Zenica, pare utopia.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Italia
1
Malagò presidente Figc, il piano Gravina contro Abodi. Italia-Bosnia, il retroscena premio partita
2
Malagò, le chiavi. Italia-Bosnia e il retroscena