
Pochi stadi e nemmeno buoni. Si parte da qui e si spera di ospitare gli Europei. L’Italia ha in mano quelli del 2032, assegnati al nostro Paese in partnership con la Turchia per coprire le rispettive lacune: presentabilità geopolitica (loro), strutturali (nostre). Entro ottobre 2026, quando il Comitato Esecutivo Uefa deciderà i 10 stadi - 5 a testa - di Euro 2032, la Figc deve difendere la conquista di Gravina sottoponendo una lista di almeno cinque impianti (non conta solo lo stadio). A oggi l’unico pronto è l’Allianz Stadium, nonostante le dimensioni che non consentirebbero di ospitare la fase finale, problema che comunque difficilmente si porrà. Per il resto, si naviga a vista ed è la fotografia del Paese: secondo i dati dell’ultimo Report Calcio Figc, dal 2007 al 2024 in Europa sono stati realizzati un totale di 226 nuovi impianti, con un investimento pari a 25,3 miliardi di euro. L’Italia, nello stesso periodo, ne ha inaugurati sei: oltre allo Stadium, quelli di Udinese, Frosinone, Albinoleffe, Sudtirol e Atalanta. Più che di età anagrafica, meglio parlare di ere geologiche: gli stadi della nostra Serie A hanno, in media, 60 anni. In Serie B si va oltre i 75. Sono quasi tutti pubblici: a livello professionistico, solo l’8% degli impianti è privato. Nel massimo campionato sono al momento cinque: Juventus, Atalanta, Cremonese, Udinese, Sassuolo. Ci sarebbero anche Inter e Milan, se e quando costruiranno il nuovo impianto a San Siro.
Il nodo San Siro e i ritardi burocratici italiani
Proprio l’impianto che dovrebbe sorgere al posto dell’attuale Meazza è la perfetta immagine della situazione: è impensabile non avere Milano agli Europei, ma a oggi lo stadio non c’è e, dopo mille lungaggini burocratiche, ora è partita un’inchiesta della Magistratura. La convinzione diffusa è che alla fine la matassa si sbroglierà, ma nessuno sa come. È negli uffici dei Comuni che, finora, si è impantanato un Paese fermo agli stadi di Italia ’90, vecchi già in fase di costruzione.
Al parossismo dovrebbe porre rimedio il commissario straordinario per Euro 2032 voluto dal ministro Abodi: sbloccherà investimenti fino a 5 miliardi di euro, potrà derogare a quasi ogni norma e andare oltre la legge stadi, perfino mandare avanti i cantieri di notte. È stato individuato da mesi nell’ingegnere Massimo Sessa, ma la sua nomina è diventata operativa solo pochi giorni fa: partiamo bene. Lo aspettavano e chiedevano con ansia un po’ tutti, soprattutto i club di Serie A, ora si spera che acceleri davvero la ripartenza, ma allo stato attuale è un'incognita.