© AC Milan via Getty ImagesDomani sono cinquanta, il papà ne fa ottanta in agosto. Vent’anni fa, oltre alle rispettive cifre tonde, brindavano pure al Mondiale vinto in Germania. Riavvolgendo il nastro ne ha fatta di strada Massimo Oddo con quel cognome già noto nello sport per i trascorsi del nonno paterno Giovanni, campione italiano di salto triplo negli anni trenta e del papà Francesco, conosciuto come Franco, prima calciatore e poi allenatore di lungo corso. I natali a Pescara (il 14 giugno del 76), cresciuto in una famiglia con due culti: la scuola e lo sport in quest’ordine.
"Al Milan sono diventato calciatore"
Riavvolgendo il nastro alla vigilia di un traguardo importante com’era il Massimo aspirante adulto? «Ero un bravo ragazzo, sono sempre stato appassionato di tutto ciò che significava stare in movimento, sport tanto, subito e fin da piccolo: le corse campestri e le tante partite a vedere il papà qui in Abruzzo. Il calcio mi è entrato dentro presto, già a 5-6 anni». Come sono stati gli inizi, il papà allenatore è stato un aiuto? «Quando avevo dubbi o mi lamentavo, mi diceva: chiedi al tuo allenatore, uomo tutto d’un pezzo. Ho avuto il privilegio di entrare alla Renato Curi a Pescara, vera scuola calcio con regole e disciplina: chi non andava bene a scuola veniva allontanato, si insegnava prima il rispetto, i valori, una società modello che ha sfornato parecchi ragazzi diventati poi veri calciatori». Quando ha capito che sarebbe diventato un professionista? «Diciamo che quando sono entrato 17enne al Milan ho avuto modo di vedere la giusta strada per diventare calciatore. Vivevamo a Milanello, avevamo un tutore, regole ferree, niente capelli lunghi, niente tatuaggi, guai a fermarsi dove passavano i campioni del Milan, trecentomila lire al mese e a casa ogni 2 mesi». Aneddoti? «Un giorno mi chiama il ds Braida e mi dice: “ciao Massimo domani vai al Fiorenzuola”. Punto, non c’era replica e ovviamente ci andai, è stata la mia prima esperienza in prestito, poi Prato, Lecco e Monza, fino al Verona che mi comprò, spendendo pure parecchi soldi...».
