Malagò: "Mondiale senza Italia? Faccio finta che non esista". Poi sul nuovo ct ed Euro 2032…

Il presidente del CONI in vista delle elezioni per la Federcalcio: "Sfida atipicamente leale". E sulla nuova guida tecnica: "Mi hanno proposto un allenatore, ma poi..."

Si profila una sfida aperta e corretta, caratterizzata da stima reciproca e toni lontani da qualsiasi polemica. Da una parte Giovanni Malagò, dall’altra Giancarlo Abete: due protagonisti di primo piano dello sport italiano che si contenderanno la guida della Federcalcio nell’Assemblea Elettiva in programma lunedì 22 giugno, dopo le dimissioni di Gravina. In gioco c’è un incarico di grande prestigio e responsabilità, quello di presidente federale, chiamato a raccogliere aspettative e sfide decisive per il futuro del calcio italiano, che deve riprendersi e rilanciarsi dopo il terzo Mondiale di fila saltato.

Malagò, le dichiarazioni in vista delle elezioni

Malagò ha rilasciato un'intervista a Italpress in vista delle elezioni: "Ansia non ne ho, perché nel tempo ho acquisito una mia capacità di controllare questo tipo di pressioni. Poi ha proseguito: "Scherzando anche con tanti atleti, ho cercato di raccontare che negli anni, magari anche con l'età che avanza e dopo tanti confronti di questo tipo, ci si abitua a convivere con gli impatti emotivi. Dove invece sicuramente c'è da fare una lunga, attenta e profonda riflessione è sulle responsabilità e sulle aspettative". 

 

 

Il conto alla rovescia è iniziato ma Malagò ha voluto evidenziare il suo buon rapporto con Abete e come la competizione "sia, secondo me, anche atipicamente leale e signorile. Sappiamo che sono in ballo anche altre tematiche, ma ciò lo voglio veramente riconoscere a Giancarlo (Abete, ndr). Ed è questo che lo sport, ed il calcio nello specifico, deve saper esprimere. E non è neanche una cosa così banale, purtroppo, all'interno del nostro mondo.Partiamo da questo presupposto: Abete è presidente (della Lnd, ndr), quindi rappresenta un movimento molto ampio, da solo ha dei numeri impressionanti rispetto anche a tutto il contesto, ovviamente, del pianeta calcio, dei suoi tesserati, delle società affiliate, con una percentuale di partenza significativa. Se il risultato finale dovesse darmi ragione, ho un obbligo non solo gestionale o sportivo, ma per certi versi anche morale di far sentire tutti uniti su un'unica barca. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, perché sennò già  i presupposti, vista la complessità della sfida, non ci sono".

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I complimenti a Baldini e il nuovo ct dell'Italia

Il nuovo presidente della Federcalcio avrà il compito di scegliere il nuovo ct, ma Malagò ha voluto anche rivolgere belle parole a Baldini: "Innanzitutto, non c'è dubbio che Baldini, con due successi, abbia dato morale al gruppo, all'immagine del Paese, anche e soprattutto con la vittoria in Grecia, valorizzando il nucleo storico dell'Under 21. Partiamo anche dal presupposto che proprio gli azzurrini hanno una stagione a dir poco importante perché, dopo la medaglia di Atene e la qualificazione a Pechino, non siamo più riusciti ad andare alle Olimpiadi e ritornarci sarebbe già  un segnale significativo. Per quanto riguarda la panchina della Nazionale, non ho parlato con nessuno perché non sarebbe serio, visto che non so se diventerò presidente della federazione e perché bisogna anche vedere contesto, budget, situazioni, disponibilità. E poi qualche giornalista, giorni fa, mi ha suggerito, nel senso buono della parola, di prendere un allenatore che poi si è messo d'accordo con una società... Quindi, con il mercato, può succedere di tutto".

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Il problema dei pochi giovani italiani

Da anni si evidenzia come nei club italiani lo spazio riservato ai giovani sia limitato, sia in termini di presenze in rosa sia di minutaggio effettivo in campo. Per questo motivo si guarda alla Federazione affinché promuova iniziative capaci di favorire una maggiore valorizzazione dei talenti emergenti. Sul tema è intervenuto anche Malagò: "Le norme, all'interno della dinamica sportiva, le famose Noif, si possono adottare sempre nel rispetto delle leggi europee. È chiaro che se uno fa un accordo tra le parti, in questo caso con le componenti, queste possono rispettarlo o meno, ma qui si vede anche la qualità  delle persone. Credo che il fatto di essere partito come espressione della Serie A rappresenti qualcosa di diverso, di innovativo. Se si va a guardare la storia della federazione dagli anni 2000 in poi, sono sempre stati presidenti che vengono dal mondo o dei dilettanti o della Lega Pro e la Serie A, in questo senso, è quella che è maggiormente interessata nel contribuire a dare giocatori. Nella pallavolo, ad esempio, ci sono delle regole che sono state accettate e che, malgrado Bruxelles e l'Unione, ci hanno messo in condizione di diventare i primi al mondo, sia con gli uomini che con le donne...".

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Il Mondiale senza Italia e la battuta di Infantino

Mentre il Mondiale in corso tra Stati Uniti, Canada e Messico vede ancora una volta l’assenza dell’Italia, una battuta del presidente FIFA, Gianni Infantino, ha suscitato qualche malumore tra i tifosi azzurri. Sulla vicenda, però, Malagò ha preferito smorzare i toni, invitando a non alimentare ulteriori polemiche e a concentrarsi sulle sfide che attendono il calcio italiano: "Gianni è un collega del Cio e un amico, sa perfettamente, e non c'è neanche bisogno di dirlo, che la sua è stata una battuta che non gli è venuta bene. Gianni, senza poterlo dire, sarà sicuramente la prima persona a essere felice nel momento esatto in cui l'Italia ritornerà protagonista. Per ciò che riguarda il mio stato d'animo nel vedere un Mondiale senza la Nazionale, non provo né rabbia né tristezza. È come quando hai una pratica o qualcosa che prima o poi devi risolvere chiusa in un cassetto e tu continui a trovare degli alibi, delle scuse per non aprirlo. Per certi versi, è come se mi stessi disinteressando al Mondiale, faccio finta che non esista, anche se poi vado a vedere gli highlights, leggo le pagelle di alcuni giocatori o guardo il calendario delle gare. Ma la mia è una reazione totalmente legata proprio a quei due sentimenti: un po' di rabbia e un po' di tristezza".

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Il problema stadi in vista di Euro 2032

Non è mancato, infine, un passaggio dedicato a Euro 2032, torneo che l’Italia ospiterà insieme alla Turchia. Un appuntamento di grande rilevanza internazionale che, tuttavia, riporta al centro il tema delle infrastrutture: il nostro Paese continua infatti a scontare ritardi sul fronte della modernizzazione e della realizzazione degli stadi necessari per presentarsi all’evento nelle migliori condizioni: "Sono fiducioso perché Gravina e Ceferin sono stati sicuramente disponibili a trovare una giusta soluzione, tenendo conto di quello che è il nostro gap infrastrutturale e dell'impiantistica, soprattutto di un certo livello del nostro Paese, con questa dinamica del fifty-fifty con la Turchia. Quindi, dovessi avere dieci stadi con certi parametri, direi che oggi i problemi sono molti, ma se invece dobbiamo arrivare a cinque, tenendo conto che due-tre già ci sono, allora mi sento ottimista" - ha concluso Malagò.

La nota dell'ANAC sull'eleggibilità di Malagò

Di seguito la nota dell'ANAC sull'eleggibilità di Malagò a capo della FIGC: "La disposizione citata rinvia alla previsione contenuta nell'articolo 29-bis della legge n. 262/2005, la quale, letta in combinato disposto con la norma di rinvio, richiede che il rapporto avviato al termine dell'incarico presso l'organo collegiale rientri tra i rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego. Considerato il tenore letterale della disposizione gli incarichi di presidente o di membro di organi collegiali degli enti privati in destinazione non sono riconducibili ad alcuna delle suddette categorie. Ne consegue che, nel caso di specie, difetta uno dei presupposti di applicabilità della disciplina delle incompatibilità successive prevista dall'articolo 3, comma 3-bis, decreto-legge n. 25/2025, con ciò rendendo non necessario l'esame degli ulteriori presupposti richiesti dalla disposizione medesima".

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Si profila una sfida aperta e corretta, caratterizzata da stima reciproca e toni lontani da qualsiasi polemica. Da una parte Giovanni Malagò, dall’altra Giancarlo Abete: due protagonisti di primo piano dello sport italiano che si contenderanno la guida della Federcalcio nell’Assemblea Elettiva in programma lunedì 22 giugno, dopo le dimissioni di Gravina. In gioco c’è un incarico di grande prestigio e responsabilità, quello di presidente federale, chiamato a raccogliere aspettative e sfide decisive per il futuro del calcio italiano, che deve riprendersi e rilanciarsi dopo il terzo Mondiale di fila saltato.

Malagò, le dichiarazioni in vista delle elezioni

Malagò ha rilasciato un'intervista a Italpress in vista delle elezioni: "Ansia non ne ho, perché nel tempo ho acquisito una mia capacità di controllare questo tipo di pressioni. Poi ha proseguito: "Scherzando anche con tanti atleti, ho cercato di raccontare che negli anni, magari anche con l'età che avanza e dopo tanti confronti di questo tipo, ci si abitua a convivere con gli impatti emotivi. Dove invece sicuramente c'è da fare una lunga, attenta e profonda riflessione è sulle responsabilità e sulle aspettative". 

 

 

Il conto alla rovescia è iniziato ma Malagò ha voluto evidenziare il suo buon rapporto con Abete e come la competizione "sia, secondo me, anche atipicamente leale e signorile. Sappiamo che sono in ballo anche altre tematiche, ma ciò lo voglio veramente riconoscere a Giancarlo (Abete, ndr). Ed è questo che lo sport, ed il calcio nello specifico, deve saper esprimere. E non è neanche una cosa così banale, purtroppo, all'interno del nostro mondo.Partiamo da questo presupposto: Abete è presidente (della Lnd, ndr), quindi rappresenta un movimento molto ampio, da solo ha dei numeri impressionanti rispetto anche a tutto il contesto, ovviamente, del pianeta calcio, dei suoi tesserati, delle società affiliate, con una percentuale di partenza significativa. Se il risultato finale dovesse darmi ragione, ho un obbligo non solo gestionale o sportivo, ma per certi versi anche morale di far sentire tutti uniti su un'unica barca. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, perché sennò già  i presupposti, vista la complessità della sfida, non ci sono".

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