"Non meritavo certe cose": Morata e il duro sfogo dopo l'addio al Galatasaray

Il nuovo attaccante del Como è tornato a parlare della sua esperienza in Turchia. E sulla la Spagna: "Ho passato momenti difficili"

"Sono molto felice di essere qui e di iniziare il cammino verso la Coppa del Mondo, che non è facile. Devi tornare ogni volta, anche solo per trasportare l'attrezzatura". Così Alvaro Morata ha parlato della sua convocazione in Nazionale in vista delle due gare di qualificazioni ai prossimi Mondiali contro Bulgaria e Turchia. L'attaccante spagnolo si è trasferito al Como dopo l'ultima esperienza al Galatasaray. In attesa di esordire dal primo minuto con i lariani (fin qui è sempre entrato a gara in corso), ora il focus è sulla Spagna: "Ho visto tante cose, non si può sapere, ma l'importante è essere qui", ha dichiarato il 32enne in conferenza stampa.

L'addio al Galatasaray

Morata ha parlato proprio dell'addio al Galatasaray. Ha giocato in Turchia solo nella seconda parte della scorsa stagione, eppure si era creato subito un legame magico soprattutto con la tifoseria: "I tifosi e i membri del club non rappresentano quanto riportato nel comunicato. Mi hanno trattato in modo incredibile, non se lo meritavano. Nemmeno io meritavo certe cose che sono successe. Per questo l'ho dimenticato. Ma mi sono trovato benissimo, sono cose di mercato. La gente in Turchia è straordinaria", ha detto in riferimento alla risoluzione contrattuale con il club turco.

Il legame con la Nazionale

Morata si è espresso sul rapporto che lo lega alla Nazionale spagnola: "Ho passato momenti difficili, ma poi ci rifletti e dici: "ma cosa sto dicendo?" È ciò che mi rende più felice nella vita. Quello che voglio è rappresentare il mio Paese nel maggior numero di partite possibile". Sulla rosa attuale della Roja: "Numeri 9? Ce ne sono cinque o sei che possono giocare lì, in base al nostro modo di giocare, non è facile per l'allenatore. Più opportunità ci sono, meglio è. Abbiamo un sacco di opzioni diverse e questo ci rende più difficili da affrontare. La cosa migliore è che siamo più di una semplice squadra. Ho visto Silva o Fabregas non giocare, e sono delle leggende. Essere qui è una benedizione", ha concluso.

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