Quando l’attuale ct bosniaco Sergej Barbarez segnava a raffica in Bundesliga, venne contattato dall’allora ct tedesco Vogts che lo voleva convocare nella Germania e poi dall’istrionico Ćiro Blažević che gli aveva proposto di giocare per la Croazia. Ma lui ha sempre rifiutato perché la sua unica maglia nazionale da indossare era quella dell’adorata Bosnia Erzegovina. Nato nel 1971 a Mostar da padre serbo-ortodosso e da madre croata-cattolica, si fece le ossa nel Velež. A 19 anni si recò dallo zio ad Hannover per le vacanze natalizie. Nel frattempo scoppiò la guerra nell’ex Jugoslavia e così lo zio riuscì a fissargli un provino (superato) con l’Hannover onde evitargli il rientro a Mostar e gli orrori del conflitto fratricida. Nel 2001, prima stagione ad Amburgo, ha vinto la classifica cannonieri in Bundesliga con 22 reti. È stato capitano e leader della Bosnia (47 presenze, 17 gol). Uno degli idoli nazionali insieme ai tre grandi Safet Sušić, Dušan Bajević e Vahid Halilhodžić.
La Nazionale e lo staff
Dopo il ritiro dall’attività agonistica nel 2008, Barbarez non ha mai intrapreso la carriera di allenatore. Ma nell’aprile 2024 è stato nominato ct della Nazionale per la quale ha firmato sino al 31 marzo 2028, 2 mesi prima dell’inizio degli Europei in Gran Bretagna. Si è circondato di famosi ex giocatori bosniaci come il direttore tecnico Emir Spahić (ex difensore di Siviglia, Leverkusen, Amburgo), il primo assistente Zlatan Bajramović (ex Schalke ed Eintracht) e l’incaricato della fase difensiva Mirko Hrgović (ex Hajduk, Gamba Osaka, Wolfsburg, Dinamo Zagabria). Ha riportato il “culto” della Nazionale che s’era smarrito. Dopo il successo sul Galles ha cantato con i giocatori negli spogliatoi un brano romantico di Halid Bešlić (un cantante bosniaco, molto popolare nell’ex Jugoslavia, morto l’anno scorso) intitolato “Il profumo dei gigli”, fiore-simbolo della nazione.
