MILANO - Le parole di Maurizio Sarri, pronunciate a caldo nella pancia di San Siro dopo il ko con l’Inter, avevano fatto sobbalzare molti, dopo un weekend comunque meno problematico di altri: «L'arbitro non ha inciso sul risultato, ma non ne vedo più all’altezza e penso sia ora di noleggiarli all'estero». Parole che, eufemismo, non erano piaciute all’Aia, abituata piuttosto a esportare fischietti in giro per il mondo. Per gettare acqua sul fuoco - ed evitare il deferimento -, era intervenuta nella mattinata di ieri la Lazio, con una nota stampa in cui precisava che «come lo stesso allenatore ha poi chiarito, il lavoro dell’arbitro non ha influenzato l’andamento della partita né il risultato finale. Le considerazioni espresse a caldo vanno lette nel contesto immediatamente successivo alla gara».
Incontro tra arbitri e società
Toni da pompieri: l’uscita del tecnico stonava con l’appuntamento in programma proprio ieri a Roma. Da tempo il presidente Figc Gabriele Gravina, supportato dalla Lega Calcio, aveva pianificato un incontro tra la classe arbitrale, guidata dal presidente Aia Antonio Zappi e dal designatore Gianluca Rocchi, e i vertici delle società di Serie A. Non la classica riunione tecnica con gli allenatori, che pure è in programma nel corso della stagione, ma un confronto con presidenti, amministratori delegati e i dirigenti che di solito animano le assemblee di Lega. Per la Juventus, per esempio, c’era Giorgio Chiellini, fresco di elezione a consigliere federale, insieme, tra gli altri, al presidente interista Beppe Marotta, allo stesso Claudio Lotito e all’ad di Lega, Luigi De Siervo. Ad aprire le danze ci ha pensato Gravina, con un discorso nel quale ha ribadito la necessità di rispetto e fiducia, ma soprattutto di un confronto maggiore, che poi è l’idea alla base di questo incontro e ne dovrebbe ispirare un altro durante il ritorno.
La pace in un clima disteso
All’hotel Parco dei Principi, del resto, si è arrivati dopo settimane tese, in un Paese per nulla addolcito dal Var, che pure la Serie A - la Lega che più investe in tecnologie - ha adottato per prima, come anche la Goal Line Technology e il fuorigioco semi-automatico. È la mancata accettazione dell’errore, e dei limiti umani, a rappresentare la principale causa di polemiche, ha ragionato Gravina: «Chi difende gli arbitri difende la dignità del calcio. Non possiamo pretendere da loro l’infallibilità». Non certo l’unico problema: una delle difficoltà di questo campionato, ha spiegato Rocchi senza soffermarsi su episodi specifici, arriva, più che dalle classiche frecciate post partita, dalle esasperazioni in campo. Quelle di chi si sente toccare sulla spalla e passa due minuti a contorcersi per terra tamponandosi il naso, e rispetto alle quali i direttori di gara promettono pugno duro ma non possono fare granché, non trattandosi di autentiche simulazioni. «Ci impegniamo ad aumentare sempre di più il rendimento di arbitri e assistenti, e a essere il più coerenti possibile nelle decisioni», ha promesso Rocchi, consapevole di diverse criticità che però per lui sono da collegare (anche) all’abbassamento dell’età media della classe arbitrale. In cambio, gli arbitri chiedono comportamenti più pacati, dentro e fuori dal campo: starà ai dirigenti trasmettere il messaggio ad allenatori e calciatori. Clima disteso, raccontano i presenti: è scoppiata la pace, forse e finché dura.