Giampaolo Pazzini si racconta. L'ex attaccante -tra gli altri- di Inter, Milan e Sampdoria- si è lasciato andare ai ricordi in una intervista rilasciata al podcast 'Centrocampo', dove prima di lui già altri ex calciatori hanno fatto lunghe chiacchierate (ad esempio Paolo De Ceglie e Mattia Caldara tra i più recenti). Il 'Pazzo' ha ripercorso la sua carriera, svelando anche alcuni curiosi retroscena: il mancato approdo alla Juventus di Antonio Conte, il rapporto con Massimiliano Allegri e il difensore più... 'fabbro' affrontato in carriera.
"Perché non andai alla Juve"
Pazzini racconta come, nel momento di andare via dall'Inter, avesse l'opportunità di andare al Napoli o alla Juventus, scegliendo però alla fine il Milan in uno scambio con Antonio Cassano che fece il percorso inverso: “Nel mercato dipende anche dagli incastri. Mi ricordo questa cosa del Napoli, tra l'altro mi chiamò Mazzarri che avevo già avuto, però era una cosa in prestito. Lui mi disse ‘Comunque vieni a fare il vice di Pandev’, e non mi ricordo se c'era ancora Cavani o se fosse andato via. Quindi sarei dovuto andare in prestito ed entrare in una rotazione: non ero esaltatissimo all’idea. Poi è successa questa roba con il Milan, che aveva in esubero Antonio (Cassano) e l’Inter aveva bisogno di un giocatore come lui avendo come prima punta Milito. Il Milan non aveva prime punte perché c'erano Boateng, Robinho, Pato. La Juventus? C’erano state delle voci, ma poi lì c’erano tante uscite da fare. È successo due volte di poter andare alla Juventus, non so se era quell'anno lì, quello di Bendtner, poi forse uno tra Quagliarella e Vucinic sarebbe dovuto uscire, ora non ricordo perché come dicevo è capitato in due momenti. Per me poteva essere una grande opportunità? Sì, sicuramente. Quella squadra era forte, era una squadra che aveva fame, era una squadra che era ripartita dopo anni bui”.
Pazzini e il messaggio da Conte
Pazzini prosegue il racconto sul suo mancato approdo in bianconero: “Vedevi tanto futuro alla Juventus perché aveva vinto, continuava a investire, aveva voglia di successo, c'erano Marotta e Paratici che ho avuto alla Sampdoria. Poi non si è concretizzata per tanti motivi, ma non ho nessun rammarico. In quel caso non ho avuto contatti diretti con loro due, parlarono i miei procuratori. Non fui coccolato come dal Milan? In quei frangenti magari ti possono dire qualcosa, ad esempio l’allenatore, Conte, ti poteva fare una battuta. Cosa mi disse? Io in quei giorni ero nel solito albergo, la Juventus venne in ritiro per fare il trofeo Berlusconi, io non sapevo ancora dove sarei andato. Conte mi fece arrivare la notizia dal suo secondo che in uscita c’erano Quagliarella e, adesso non voglio sbagliarmi, uno tra Vucinic e Bendtner. Il suo secondo mi disse ‘Porta pazienza’. Poi però ad un certo punto capisci che di là non si smuove niente, e te devi prendere la tua strada”.