Juve spietata e travolgente, 5 messaggi al campionato: Cremonese schiantata, agganciate Roma e Napoli

Bianconeri mai così dominanti, un quarto d'ora e gara già chiusa, poi è un festival di gol e occasioni: Spalletti ha ricostruito un gruppo vincente
Juve spietata e travolgente, 5 messaggi al campionato: Cremonese schiantata, agganciate Roma e Napoli

Doppietta Kolo Muani, doppietta di Yildiz e Conceicao: era il Mondiale per Club, giugno inoltrato, il profumo di Primavera era ancora nell'aria come quello della finale di Champions League tra Psg e Inter, ed era l'ultimo 5-0 della Juventus prima di stasera. Una serata spumeggiante, di festa vera, di ritorno al passato, di quando le piccole entravano allo Stadium sapendo che il loro destino era già segnato, ineluttabile. Devastante la prova dei bianconeri contro una malcapitata Cremonese, degna protagonista di questa Serie A e capace di compiere anche imprese velenose come quella a San Siro contro il Milan, presentatasi a Torino con il vestito migliore e con un Vardy all'occhiello: non c'è stata storia né partita, dominio dall'inizio alla fine e pratica archiviata rapidamente, senza pietà, senza far respirare la preda, senza cattiveria. Selezione naturale. 

La classifica dice 39, quarta come la Roma e come il Napoli, a cui però manca la sfida col Parma. Milan a 40, un solo punto avanti (e il Como da ospitare), anche l'Inter capolista ha una partita da recuperare contro un Lecce a pezzi, i tre punti più che probabili la porteranno a 46: sette lunghezze, che non sono mai sembrate così colmabili come stasera. La quadra Spalletti l'ha trovata ed è spettacolare, travolgente, contro squadre contro cui si soffriva terribilmente prima e che ora vengono superate come un ostacolista scavalca le barriere, per velocità e inerzia perché gli occhi sono solo sul traguardo.

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Juve, tre gol in mezz'ora. Thuram travolgente, povero Baschirotto

4-2-3-1 confermato, formazione anche più o meno, inizio spumeggiante bianconero, come raramente si era abituati a vedere: Stadium in estasi dopo un quarto d'ora, già 2-0 per la stoccata al volo pregevole di Miretti deviata in maniera decisiva da Bremer - esultanza con la palla sotto la maglia per la felicità più bella - e per il contropiede condotto e rifinito da un Thuram versione Rabiot, inarrestabile, e chiuso da un David restituito al gioco del calcio dalla psicocura Spalletti. Partita in ghiaccio, la prova a riaprire prima Zerbin con un tiro di poco alto e poi Feliciani, che fa diventare rigore un contrasto con palla piena di Locatelli in area: per fortuna il VAR Gariglio ribalta la decisione facendo giustizia e richiamando l'arbitro. Nicola prova la carta Conte e si fa espellere ma non c'è nessun McTominay a rianimare una Cremo a pezzi, che becca anche il terzo dopo la mezz'ora: ancora Thuram incontenibile a chiudere un'altra ripartenza, tiro deviato da Baschirotto che poi è sfortunato nel rimpallo, palla sul braccio altissimo e penalty da regolamento del gioco del...VIDEOcalcio, perché non sarà mai normale vedere una roba del genere e considerarla calcio.

Yildiz, dal rigore sbagliato al settimo sigillo

C'è comunque pathos, è il rigore successivo a quello incriminato di David col Lecce, della depressione e dei videini, ad oggi la sliding door di questo giocatore e di questa squadra: dal dischetto ci va, e non potrebbe essere altrimenti, il capocannoniere bianconero, il numero 10. Audero tocca, palla sul palo, la fortuna bacia Yildiz e gli restituisce il pallone docile e con la porta spalancata, poco male, tris nel sacco e settimo sigillo in campionato, esiziale su quanto restava da dire su questa partita. Il resto è un tiro al bersaglio, con Audero ad opporsi al tentativo di poker sempre di Yildiz e McKennie a mandare fuori sul corner di Cambiaso. Poco male per lo statunitense, perché...

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Rinnovate McKennie, è quasi doppietta. Zhegrova e Cabal primi cambi

Spalletti non risparmia nessuno all'intervallo, non si fida neanche sul 3-0 e allora ci pensano Miretti e McKennie a rassicurarlo: palla filtrante per l'inserimento del texano neanche fosse De Bruyne, giocata di suola fortunata a saltare Audero e Baschirotto portandosi avanti la palla con l'altro piede e palla in porta, il disperato tentativo di Bianchetti di respingere sulla linea riesce ma il suo compagno Terracciano in scivolata arriva a ribadire in rete per inerzia. Piove sul bagnato per i grigiorossi. All'ora di gioco fuori Cambiaso e Yildiz, spremuti: Spalletti risparmia loro una buona mezz'ora, dentro Cabal e Zhegrova che hanno necessità di mettere minuti nelle gambe. Ma McKennie resta, e da buon centravanti ombra timbra il cartellino stavolta senza nessuno a potersi opporre, il cross è di Kalulu e la testa magica è sempre quella made in USA, con tanto di bacchetta da Harry Potter rispolverata. Rinnovare, grazie.

Di Gregorio difende i ragazzi del 5-0, Miretti zidanesco

Il risultato è iconico, poco da dire, ma è solo il 64' e se la vittoria bianconera non è in dubbio, sicuramente lo è il risultato: a preservarlo ci pensa Di Gregorio, al primo vero intervento della partita, una bella parata in tuffo sul sinistro di Grassi a botta sicura. Nel frattempo Koop e Adzic dentro per Bremer e Locatelli, altre forze risparmiate per Cagliari. Bianchetti segna sul corner ma a gioco fermo, esattamente come farà David dall'altra parte due minuti dopo, il risultato resta scolpito mentre un Miretti zidanesco esce tra gli applausi scroscianti dello Stadium per lasciare posto a Openda, ultimi assalti con ancora David vicino alla doppietta ma in offside. Finisce 5-0 e sinceramente una Juve così bella e contro un avversario di valore non si vedeva da tempo.

 

 

 

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Doppietta Kolo Muani, doppietta di Yildiz e Conceicao: era il Mondiale per Club, giugno inoltrato, il profumo di Primavera era ancora nell'aria come quello della finale di Champions League tra Psg e Inter, ed era l'ultimo 5-0 della Juventus prima di stasera. Una serata spumeggiante, di festa vera, di ritorno al passato, di quando le piccole entravano allo Stadium sapendo che il loro destino era già segnato, ineluttabile. Devastante la prova dei bianconeri contro una malcapitata Cremonese, degna protagonista di questa Serie A e capace di compiere anche imprese velenose come quella a San Siro contro il Milan, presentatasi a Torino con il vestito migliore e con un Vardy all'occhiello: non c'è stata storia né partita, dominio dall'inizio alla fine e pratica archiviata rapidamente, senza pietà, senza far respirare la preda, senza cattiveria. Selezione naturale. 

La classifica dice 39, quarta come la Roma e come il Napoli, a cui però manca la sfida col Parma. Milan a 40, un solo punto avanti (e il Como da ospitare), anche l'Inter capolista ha una partita da recuperare contro un Lecce a pezzi, i tre punti più che probabili la porteranno a 46: sette lunghezze, che non sono mai sembrate così colmabili come stasera. La quadra Spalletti l'ha trovata ed è spettacolare, travolgente, contro squadre contro cui si soffriva terribilmente prima e che ora vengono superate come un ostacolista scavalca le barriere, per velocità e inerzia perché gli occhi sono solo sul traguardo.

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