Arbitropoli, o come cambia il racconto mediatico quando non c'è la Juventus di mezzo

L'indagato non è colpevole, figuriamoci chi non è oggetto di indagini. Raccontate in maniera molto diversa rispetto al massacro di venti anni fa

L'indagato non è un colpevole, figuriamoci chi non è oggetto di indagini. Partendo da queste nozioni elementari, per conoscere le quali non è necessario essere avvocati di prim'ordine, è bene non arrivare a conclusioni affrettate sul merito dell'inchiesta. È già possibile, tuttavia, dare la sentenza definitiva sul modo in cui vengono raccontate le indagini. Limitandoci alle inchieste sul calcio, e quindi in gran parte sulla Juventus - unica società di un certo livello perennemente sotto l'occhio molto vigile della Procura locale e non -, non è difficile ricordare come venne raccontato il 2006: subito il nome "Moggiopoli", con il colpevole unico già individuato, il libro nero dell'Espresso in violazione di qualunque principio di garanzia delle difese e della privacy, vere e proprie mistificazioni (del genere "ecco come truccavamo i sorteggi", che invece erano regolari), le sentenze anticipate dai giornali ancora prima che iniziassero i processi.

Quando qualcuno provava a contestare il merito, ricordando per esempio che il grande associato De Santis faceva perdere la squadra della Cupola, spallucce e disinteresse perché "non conta quello che accade nelle partite, basta l'intenzione". Insomma, tutto quello che non dovrebbero fare dei media in un Paese civile ma che è utile per indirizzare il sentimento popolare e rendere impossibile il lavoro a chi deve difendersi.

Calciopoli, Suarez, plusvalenze: con la Juve...

Calciopoli era uno scandalo troppo grave, potrebbe obiettare qualcuno rimasto un po' indietro con gli aggiornamenti su quel caso. Accogliamo l'obiezione e passiamo al caso Suarez, con la Juve considerata da subito colpevole dai media ma non dai giudici (in quei casi atti e sentenze non attraggono più di tanto): ebbene, senza ricordare tutti gli incredibili titoli, articoli, video di quei giorni, basti rammentare che il procuratore Cantone fu costretto a comunicare l'interruzione delle indagini per le inarrestabili violazioni del segreto istruttorio, tale era la voglia di spiattellare di fronte al mondo il solito bieco colpevole. Più recentemente, ecco il caso plusvalenze, da sempre ignorate da ogni media - anche quando si scambiavano per fior di milioni ragazzini che non giocavano ancora a calcio a quel livello, senza che qualcuno riconoscesse perfino la propria firma sui contratti - ma non quando è toccato alla Juventus. Ogni giorno una intercettazione, rilevante o meno, previsioni funeste sul futuro dei bianconeri, minacce di Ceferin per interposto giornale, nessuno a farsi domande sulla Procura torinese così zelante pur se incompetente o sui pm che odiavano la Juve e si divertivano a dirlo ai convegni.

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Con l'Inter tutto è cambiato

Festeggiate, però, perché oggi, all'improvviso, tutto è cambiato: se il designatore viene indagato per la presunta assegnazione di arbitri graditi all'Inter (tesi ovviamente tutta da dimostrare), ecco finalmente quei "ma" e qui distinguo che abbiamo atteso invano per 20 anni. "Ma quelle partite le ha perse", "ma la rimessa per Orsolini", "ma l'anno dopo, Bisseck...", incertezze, dubbi, titubanze, titoloni che si allontanano fino a quando, di fronte a un'agenzia che conferma l'assenza di indagati tra i dirigenti dei club, la curva mediatica esplode con Lautaro che esulta, Inzaghi che dopo le denigrazione dell'estate scorsa per un giorno torna buono e si indigna per i sospetti sull'Inter, il presidente del Senato che si fa rassicurare da Marotta, il dossier degli errori contro l'Inter (!), "e comunque dobbiamo vedere chi c'era a quell'incontro". Le domande sulle presunte curiose tensioni in Procura, o sul come e perché Rocchi avesse potuto conoscere e designare arbitri graditi e sgraditi, non sono - quelle no - più gradite.

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E l'Italia all'improvviso...

Anche la giustizia sportiva, per la quale un tempo, a quanto ci dicevano, "basta il tentativo, è invertito l'onere della prova", è ora descritta come una giustizia in cui la certezza del diritto conta più di sospetti e tempestività: tutto va provato accuratamente, mica si può rovinare così la vita alla gente, eh! Perché all'improvviso l'Italia, dopo decenni di giustizialismo, processi e sentenze decisi sui giornali prima che in Tribunale, s'è desta, trasformandosi in un Paese civile, prudente e garantista. Proprio come desideravamo noi, ingenui sognatori, quando però serviva addestrare il sentimento popolare.

 

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L'indagato non è un colpevole, figuriamoci chi non è oggetto di indagini. Partendo da queste nozioni elementari, per conoscere le quali non è necessario essere avvocati di prim'ordine, è bene non arrivare a conclusioni affrettate sul merito dell'inchiesta. È già possibile, tuttavia, dare la sentenza definitiva sul modo in cui vengono raccontate le indagini. Limitandoci alle inchieste sul calcio, e quindi in gran parte sulla Juventus - unica società di un certo livello perennemente sotto l'occhio molto vigile della Procura locale e non -, non è difficile ricordare come venne raccontato il 2006: subito il nome "Moggiopoli", con il colpevole unico già individuato, il libro nero dell'Espresso in violazione di qualunque principio di garanzia delle difese e della privacy, vere e proprie mistificazioni (del genere "ecco come truccavamo i sorteggi", che invece erano regolari), le sentenze anticipate dai giornali ancora prima che iniziassero i processi.

Quando qualcuno provava a contestare il merito, ricordando per esempio che il grande associato De Santis faceva perdere la squadra della Cupola, spallucce e disinteresse perché "non conta quello che accade nelle partite, basta l'intenzione". Insomma, tutto quello che non dovrebbero fare dei media in un Paese civile ma che è utile per indirizzare il sentimento popolare e rendere impossibile il lavoro a chi deve difendersi.

Calciopoli, Suarez, plusvalenze: con la Juve...

Calciopoli era uno scandalo troppo grave, potrebbe obiettare qualcuno rimasto un po' indietro con gli aggiornamenti su quel caso. Accogliamo l'obiezione e passiamo al caso Suarez, con la Juve considerata da subito colpevole dai media ma non dai giudici (in quei casi atti e sentenze non attraggono più di tanto): ebbene, senza ricordare tutti gli incredibili titoli, articoli, video di quei giorni, basti rammentare che il procuratore Cantone fu costretto a comunicare l'interruzione delle indagini per le inarrestabili violazioni del segreto istruttorio, tale era la voglia di spiattellare di fronte al mondo il solito bieco colpevole. Più recentemente, ecco il caso plusvalenze, da sempre ignorate da ogni media - anche quando si scambiavano per fior di milioni ragazzini che non giocavano ancora a calcio a quel livello, senza che qualcuno riconoscesse perfino la propria firma sui contratti - ma non quando è toccato alla Juventus. Ogni giorno una intercettazione, rilevante o meno, previsioni funeste sul futuro dei bianconeri, minacce di Ceferin per interposto giornale, nessuno a farsi domande sulla Procura torinese così zelante pur se incompetente o sui pm che odiavano la Juve e si divertivano a dirlo ai convegni.

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