Prosegue a ritmo serrato l’inchiesta della Procura di Milano sul sistema del mondo arbitrale italiano. Una giornata densa di audizioni ha visto al centro delle attenzioni degli inquirenti ex arbitri e figure chiave nei rapporti tra club e classe arbitrale, in un filone investigativo che punta a fare luce su dinamiche opache nella gestione delle designazioni e nell’utilizzo del VAR. Tra i protagonisti della giornata c’è stato prima Riccardo Pinzani, oggi club referee manager della Lazio ma fino al'anno scorso in un ruolo chiave dell'AIA, ascoltato come persona informata sui fatti dal pubblico ministero Maurizio Ascione visto che non si trova nel registro degli indagati. L’audizione, durata oltre tre ore, si inserisce in un quadro investigativo che mira a chiarire il ruolo dei cosiddetti “mediatori” tra società e arbitri. Stessa sorte toccata ad Andrea Butti, responsabile dell’ufficio Competizioni della Lega Serie A (gestore dei calendari) e con un'esperienza di oltre dieci anni da dipendente Inter per cui ha ricoperto diversi incarichi - dal capo ufficio stampa a team manager della prima squadra. Butti dal 2019 è head of competitions and operations della Lega Serie A. E' sua la competenza di definire i calendari del campionato e di tenere i rapporti con i club. Anche Butti non è tra gli indagati, è stato sentito come persona informata sui fatti.
Il ruolo di Pinzani
Pinzani, fino alla scorsa stagione, ricopriva un incarico centrale all’interno dell’Associazione Italiana Arbitri, coordinando i rapporti con i club e la formazione degli addetti agli arbitri. Una posizione che lo rende un testimone privilegiato per comprendere eventuali pressioni o anomalie nei rapporti tra società e settore arbitrale. L’indagine, che al momento conta cinque indagati per concorso in frode sportiva, si concentra su due principali filoni: da un lato le presunte "bussate" alla sala VAR per orientare decisioni arbitrali durante le partite della scorsa stagione; dall’altro, sospetti su designazioni arbitrali ritenute "pilotate". Tra gli episodi sotto la lente degli investigatori emergono alcune scelte attribuite all’ex designatore Gianluca Rocchi. In particolare, si analizzano le designazioni di Andrea Colombo per una trasferta dell’Inter a Bologna e quella di Daniele Doveri per una semifinale di Coppa Italia, decisioni che secondo l’accusa sarebbero state influenzate da valutazioni di "gradimento" da parte dell'Inter. Nell'inchiesta sul sistema arbitrale ci sarebbero intercettazioni, risalenti a poco più di un anno fa, tra il designatore arbitrale, autosospeso e Riccardo Pinzani, che fino alla scorsa stagione era l'incaricato Figc per i rapporti tra Aia e club, e pure tra lo stesso Rocchi e Andrea Butti. Questo quanto è emerso dalle audizioni in Procura. Il pm Maurizio Ascione e la Gdf stanno indagando sulle "pretese" dei club per designazioni di arbitri e sui rapporti tra Rocchi e Giorgio Schenone, Club Referee Manager dell'Inter, non indagato.
Butti, cosa è emerso
Oggi pomeriggio anche Butti è stato sentito come persona informata sui fatti per circa tre ore, così come Pinzani. Da quanto si è saputo, tra i temi centrali delle audizioni ci sarebbero stati, per come emergono anche dalle intercettazioni, i malumori e le pretese dei club, in particolare dell'Inter, dato che tra le contestazioni a Rocchi due capitoli riguardano proprio presunte designazioni pilotate di arbitri "graditi" o "poco graditi" al club nerazzurro. Agli atti ci sarebbero telefonate intercettate nella primavera del 2025 tra Rocchi e Pinzani, che fino alla scorsa stagione svolgeva proprio il ruolo previsto di cerniera tra le squadre e la classe arbitrale e raccoglieva anche affermazioni e lamentele dei club sugli arbitraggi. Da verificare, dunque, se Pinzani potesse riportarle e in che modo a Rocchi e soprattutto se quest'ultimo abbia dialogato direttamente anche con i club referee manager delle società, tra cui Giorgio Schenone dell'Inter, che sarà sentito nei prossimi giorni come testimone. Agli atti, come già si era saputo, c'è anche quell'intercettazione, sempre dell'aprile 2025, tra Rocchi e Andrea Gervasoni, supervisore Var autosospeso e indagato, sulle presunte pressioni e su un presunto incontro allo stadio Meazza per una "combine", ma gli inquirenti non hanno identificato con certezza quel "Giorgio" di cui il primo parlava nella telefonata. Nell'audizione di Butti, poi, si è parlato, oltre che del tema delle designazioni, anche della sala Var e delle "bussate" per modificare o confermare decisioni, un altro capitolo dell'inchiesta che va avanti da un anno e mezzo e ora è entrata nella "fase due" degli ascolti di testimoni, dopo che nei mesi scorsi sono stati sentiti una ventina di arbitri. Intanto, la Procura, oltre a dover cercare altri riscontri, dovrà verificare se quelle condotte, per come ricostruite, configurano il reato di frode sportiva, perché non è venuto fuori un "mercimonio", ma bisognerà valutare se si sia trattato di una serie di "atti fraudolenti"
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