È surreale ma siamo ostaggi della follia 

Lega Serie A e il Prefetto di Roma si rimbalzano le responsabilità. Situazione non confortante per chi pensa a Europei e, chissà, alle Olimpiadi

Il ricorso al Tar è l’ultima puntata di una serie grottesca, che se non ci riguardasse direttamente, sarebbe da guardare con i popcorn, una specie di Boris del calcio. Il problema è che tutto vero, il disastro è che qualcosa come duecentomila tifosi non sanno ancora quando andare allo stadio, il problema è che pure giocatori e allenatori non riescono a programmare allenamenti, riposo e trasferta, con in ballo 80 milioni (ot-tan-ta!). Tutto a quattro (o tre) giorni dalla partita. In questi giorni si ragiona su chi è il colpevole e si cerca di capire come non ripetere il pasticcio. La Lega Serie A e il Prefetto di Roma si rimbalzano le responsabilità. D’altronde se il peccato originale di questa infernale situazione è l’errore di non aver considerato la finale degli Internazionali di Roma come un’eccezione da inserire nel computer che stila il calendario (in modo da evitare il derby in quel maledetto weekend), non è confortante per chi pensa a Europei e, chissà, alle Olimpiadi, l’idea che non si possano gestire due eventi nello stesso giorno, con in mezzo un cuscinetto di un paio d’ore.

Caos calendario, scenario surreale: l'ultima proposta

Tutto ampiamente prevedibile

È vero, il derby non è un concerto di musica classica e, l’anno scorso, è stato occasione di guerriglia urbana (una trentina di poliziotti feriti) e questo sta sconsigliando il Prefetto di accettare il salomonico compromesso della Lega, che ha proposto la partita a mezzogiorno e il tennis alle 17.30, distanziando di un’ulteriore ora i due eventi. Forse un tavolo di trattativa di questo genere poteva essere apparecchiato un mese fa, quando il casino era ampiamente prevedibile. Ma sarebbe rimasto un problema reso complesso dal calendario ipertrofico del calcio italiano e anche, anzi soprattutto, dalla difficoltà di gestire una piccola percentuale di tifosi violenti.

E qui veniamo all’elefante nella Prefettura o nella sede della Lega, fate voi. Nel 2026, in Italia: una città, un campionato, un Master 1000 di tennis e svariati milioni di appassionati sono tenuti in ostaggio dalla violenza delle frange estremiste del tifo della Roma e della Lazio. Qualcosa come venticinque anni fa, Fabio Capello disse che uno dei più grandi problemi del calcio italiano era il fatto di essere «in mano agli ultrà». Da allora abbiamo scoperto infiltrazioni mafiose e rapporti opachi, ma a 25 anni di distanza politici e calcio non sono riusciti a fare niente. E siamo ancora qui, a spostare la vita di milioni di persone, perché ce n’è un migliaio che vuole menarsi.

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