Mirwan Suwarso attira curiosità. Il merito è del Como: tre punti di distanza dal quarto posto (giovedì scorso, al Business of Football Summit di Londra erano cinque, ndr), reduce dalle vittorie contro Juve e Lecce, attualmente in semifinale di Coppa Italia e in crescendo anno dopo anno. Dalla Serie D alla Serie A in meno di un decennio. Ma il Como è un mondo persino più vasto di ciò che mostra all’interno del rettangolo verde. Suwarso parte dall’alba del progetto: «Abbiamo comprato il club per realizzare dei documentari televisivi in Indonesia, quando ero ancora a capo di una tv. Ma il club ha avuto troppo successo: il salto dalla Serie D, poi la C, la B e infine la Serie A. Ci siamo resi conto che il business non era più legato soltanto alla realizzazione di documentari televisivi. Nell’ultimo anno di Serie B abbiamo cambiato marcia: spendevamo troppi soldi senza ricavi, così abbiamo deciso di spingere per raggiungere nel più breve tempo possibile la massima serie». Missione compiuta a maggio 2024. Suwarso racconta l’attuale stato delle cose: «Siamo sulla strada giusta, la proprietà è abituata ad investire su progetti a lungo termine, in questo momento stiamo costruendo un’infrastruttura. Non si tratta solo della squadra, ma dell’intero ecosistema».
Suwarso: "Abbiamo deciso di dare spazio alla comunità"
Il presidente fa un ritratto del contesto in cui opera il Como: «La città di Como è molto piccola: non arriviamo a 100 mila abitanti e la provincia nel complesso non raggiunge il milione di persone. Milano, con le sue due squadre, dista mezz’ora da noi, l’Atalanta è ad un’ora e mezza da Como e Torino, dove c’è la Juve, si raggiunge in appena due ore. Il 90% della popolazione di Como, quando siamo arrivati noi, tifava per le tre big del calcio italiano». La risposta dei lariani è stata innovativa, comprendendo le oggettive complessità del contesto: «Abbiamo deciso di dare spazio alla comunità: abbiamo cercato di affiancare il nostro brand al turismo. Ci siamo fatti carico dei costi per souvenir e gadget del Como e abbiamo iniziato una distribuzione al dettaglio: oggi abbiamo 18 negozi e oltre 600 attività che vendono prodotti del nostro merchandising. Per i turisti, poi, abbiamo creato una rete apposita per far apprezzare ogni singolo angolo di Como e infine abbiamo creato una divisione digitale».
Como, parola d'ordine creatività
Il Como è come se si stesse costruendo una città intorno alla città. Suwarso fa un passo indietro: «Da quando siamo arrivati in Serie A la capienza del Sinigaglia è di 12 mila posti, quando abbiamo iniziato era 5 mila. Da qui l’idea di sfruttare il patrimonio immobiliare. Abbiamo tutte queste belle ville vicino a noi: perché non trasformarle in un private members club con ristoranti e gestirli noi stessi?». Suwarso ha colto il potenziale del territorio: «L’obiettivo è intercettare un pubblico internazionale. Como è una destinazione perfetta per chi vuole fare una breve pausa da Milano o da Lugano, stiamo creando un’alternativa: un club, non un hotel». Parola d’ordine? Creatività. Soprattutto con i partners commerciali, per esempio Adidas: «Abbiamo creato una linea d’abbigliamento. Non abbiamo gli sponsor che bussano alla porta, così abbiamo cambiato prospettiva. Noi chiediamo una cosa: “Vuoi lavorare con noi?”. Adidas ha bussato alla nostra porta quando eravamo in B. Abbiamo detto di non pagarci, ma di fornirci tutti i loro prodotti per poterli personalizzare col Como. Solo il 40% delle nostre vendite di prodotti, infatti, deriva dalle maglie».
