Commozione e partecipazione stanno accompagnando da stamani la notizia della scomparsa di Rocco Commisso ma intanto a Firenze e non solo molti si stanno già domandando cosa accadrà adesso senza più il presidente-proprietario del club viola dal giugno 2019. Pur mancando dall'Italia e da Firenze da tempo per problemi di salute non ha mai mancato di seguire e restare in contatto con la società e i dirigenti, lo ha fatto anche domenica scorsa come comunicato dallo stesso club, congratulandosi per telefono con il df Alessandro Ferrari, l'allenatore Paolo Vanoli e tutta la squadra per la prestazione contro il Milan e il pareggio ottenuto ''anche se avremmo meritato di vincere, avanti così'' il messaggio lanciato insieme all'amata moglie Catherine, sposata 50 anni fa e costante presenza anche nelle decisioni più importanti, e al figlio Giuseppe che per un periodo ha vissuto a Firenze prima di tornare negli Usa dove vive anche la sorella.
Al momento appare prematura qualsiasi ipotesi sul futuro della Fiorentina anche se è viene dato per scontata che la famiglia del patron intenda restare nel mondo del calcio dovendo prima di tutto affrontare la gestione e il futuro della Mediamoc. Fino a pochi mesi fa lo stesso magnate italo/americano aveva smentito ancora una volta le voci sulla vendita del club che periodicamente tornavano a circolare coinvolgendo Fondi americani o arabi. A livello di organigramma societario, dopo la scomparsa il 19 marzo 2024 del direttore generale della Fiorentina Joe Barone, uomo di fiducia e soprattutto grande amico di Commisso l'incarico è stato assunto da Alessandro Ferrari che fino ad allora era stato a capo della comunicazione del club viola. Negli ultimi mesi inoltre è stato avvistato con più frequenza a Firenze l'ad Mark Stephan in attesa che dal prossimo 4 febbraio, come ufficializzato pochi giorni fa, l'ex dirigente di Juventus e Tottenham Fabio Paratici assuma il ruolo di direttore sportivo della Fiorentina con un accordo fino al 2030. Una Fiorentina che alla luce della classifica attuale dovrà prima di tutto cercare di centrare la salvezza e quindi riorganizzarsi e ripartire per il futuro. Un futuro, dopo la scomparsa di Commisso, da ridisegnare e più che mai pieno di interrogativi.
Commisso, il paisà di Calabria diventato eroe di Firenze
Da Marina di Gioiosa Ionica al grande calcio, passando per New York. E' la storia di un 'paisà' di Calabria e di un 'sogno americano' quella di Rocco Commisso, il presidente che oggi piangono la Fiorentina e tutte le sue rivali calcistiche. Una storia fatta di coraggio, battaglie polemiche, successi imprenditoriali, sogni di colore viola e anche delusioni. Come le tre finali perse, una di coppa Italia e due consecutive di Conference. In eredità, il fondatore di Mediacom lascia alla citta' che lo aveva accolto come il salvatore dopo l'era Della Valle e poi lo ha anche contestato, il Viola Park e il progetto di un Franchi rinnovato, ancorchè non completamente. Le sue ultime dichiarazioni, il 76enne presidente dalla parlata molto italo-americana e dai modi diretti le aveva affidate a La Nazione l'11 dicembre scorso; anche allora aveva ribadito di non avere alcuna intenzione di cedere il club nonostante le voci che periodicamente circolavano al riguardo, anche in considerazione del suo stato di salute, sommate alla situazione di classifica della squadra, inaspettatamente in zona retrocessione. "Tutte le aziende attraversano momenti difficili ma la lungimiranza di chi guida una società - diceva - sta proprio nel trarre insegnamento dai momenti bui per poter uscirne insieme più forti. Io non ho mai mollato in nessuna delle mie attività e a maggior ragione non lo farò adesso". Commisso era nato in Calabria nel '49 e a 12 anni, mentre l'Italia intravedeva il boom, aveva inseguito la sua, di fortuna, raggiungendo con la madre il padre falegname in Pennsylvania. Poi il trasferimento a New York, nel Bronx, la borsa di studio da calciatore alla Columbia University, la laurea in ingegneria, il master, il lavoro nelle principali banche Usa, e nel '95 la nascita nel garage di casa di Mediacom, societa' via cavo divenuta in breve uno dei colossi americani. La fortuna era nata dal pallone, e al pallone Commisso ha provato a riportarla. Il magnate italo-americano, divenuto nel 2017 proprietario dei New York Cosmos, acquista infatti il club viola il 6 giugno 2019 dai Della Valle per una cifra intorno ai 170 milioni euro, riuscendo ad arrivare due volte in finale di Conference League e una volta in finale di Coppa Italia, non riuscendo però mai a riempire la bacheca e a riportare a Firenze il trofeo che manca dal 2001. "Io sono un tifoso, chiamatemi Rocco", le prime parole che pronunciò rivolgendosi ai fiorentini quando lo accolsero allo stadio Franchi per la presentazione ufficiale.
Da allora la Fiorentina, sotto la sua gestione, ha vissuto momenti di soddisfazioni ed altri di delusioni, con diversi allenatori, da Montella a Iachini, da Prandelli a Italiano fino a Palladino, Pioli e adesso Vanoli. Affidando l'organizzazione della società a Firenze all'amico e braccio destro Joe Barone, nel ruolo di direttore generale, la cui improvvisa scomparsa, il 19 marzo 2024, gli procurò un dolore immenso lasciandogli un vuoto incolmabile. Al di là dei risultati sportivi - tra i suoi obiettivi c'era quello di riportare la Fiorentina almeno in Champions League - ha creato il Viola Park, il più grande centro sportivo in Italia e fra i maggiori d'Europa che porta il suo nome, 22 ettari a Bagno a Ripoli in cui si allenano la prima squadra, quelle femminili e le giovanili. Un investimento da 120 milioni. La sua presidenza è stata contrassegnata anche da grandi polemiche: contro la Juve, alla quale pero' vendette Chiesa e Vlahovic, contro le plusvalenze, contro gli arbitri. Commisso avrebbe voluto anche costruire un nuovo stadio, una lunga battaglia che non è riuscito a vincere ("E' stato il mio più grande fallimento") come quella con la malattia che negli ultimi mesi lo ha tenuto sempre più lontano da Firenze e dall'Italia. Fino alla notte dell'addio definitivo.