Pagina 4 | Alvini: "Frosinone, ora rifai la storia. Juve? Non poteva esserci esordio migliore". E su Spalletti...

Max Alvini guarda al passato senza rimpianti: da rappresentante di suole per scarpe alla Serie A, seguendo quel bambino che non ha mai smesso di credere nel calcio. Dopo 840 panchine, esoneri, sacrifici e sei promozioni, il tecnico toscano ha firmato il capolavoro della sua carriera alla guida del Frosinone.«Sono stato un folle a lasciare tutto all’improvviso per inseguire il mio sogno, però mi ha cambiato la vita». Un traguardo conquistato contro ogni pronostico, con la squadra più giovane della Serie B e un'identità di gioco che ha sorpreso l'intero movimento.

A inizio stagione non eravate tra i favoriti o sbaglio? «Siamo stati una sorpresa positiva per tutti: per il nostro ambiente, per il movimento e per il calcio italiano. Non eravamo indicati come candidati alla promozione e questo rende il traguardo raggiunto ancora più bello e significativo».

Avete avuto l’età media più bassa della B e tanti debuttanti, a partire dal portiere Palmisani. «Una scelta voluta e ricercata dalla società e dal direttore Renzo Castagnini. Io ho sposato subito questo progetto. Lavorare con i giovani è fantastico: significa aiutarli a crescere, migliorarsi e maturare. Palmisani è un portiere molto forte e credo abbia tutte le qualità per diventare uno dei migliori portieri italiani». 

Quando avete capito che c’erano gli estremi per compiere un’impresa del genere? «Il direttore Castagnini ci disse che saremmo andati in Serie A il 18 ottobre, dopo la sconfitta interna contro il Monza. Dopo il pareggio di Monza a metà gennaio, in dieci, alla prima di ritorno, ho iniziato a credere di poter fare qualcosa di straordinario».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Frosinone

Promozione capolavoro

Questa promozione possiamo definirla il suo capolavoro? «Sì, è la ciliegina sulla torta che cercavo lungo un percorso di 25 anni di carriera: 840 panchine ufficiali, sei salti di categoria e tanti momenti difficili e vissuti lontano dai riflettori».

Dalle promozioni con il Tuttocuoio alla Serie A: qual è stato l’insegnamento più importante? «Nel mio percorso non ci sono state soltanto promozioni e vittorie, ma anche sconfitte, delusioni ed esoneri che mi hanno reso un allenatore migliore. Ho imparato a rialzarmi sempre quando si cade e a guardare avanti con fiducia».

È vero che ha un rapporto speciale con Silvio Baldini? Cosa le ha detto dopo la promozione con il Frosinone? «Siamo amici dal 2001, da quando andavo a studiarlo di nascosto al Castellani di Empoli. Dopo la promozione ci siamo detti una cosa che riguarda una passione che condividiamo e che resterà tra noi. Gli ho anche detto che gli devo offrire una cena, perché sotto questo aspetto sono ancora in debito con lui. Per me Silvio è semplicemente un uomo dai valori unici».

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Un'idea di gioco unico

Se potesse parlare al Max Alvini che faceva il rappresentante di suole per scarpe, cosa gli direbbe? «Che è stato un folle a lasciare tutto all’improvviso per inseguire quel sogno che portava dentro di sé, quel bambino che sognava la Serie A. Nel 2013 sono arrivato nel calcio professionistico, quella scelta mi ha cambiato la vita».

La sua idea di gioco è stata paragonata a quella di Bayern Monaco e Psg: contano le idee o avere a disposizione un certo tipo di giocatori? «L’idea di gioco del Frosinone di quest’anno è stata unica in Italia. Tuttavia, chi ha seguito le squadre allenate da me e dal mio staff sa che anche la Reggiana promossa in Serie B, il Perugia che sfiorò la Serie A e la Cremonese avevano una forte identità di gioco. Contano le idee, certamente, e la capacità di trasmetterle alla squadra. Ma contano soprattutto i calciatori, la loro disponibilità e la loro predisposizione a recepire ciò che l’allenatore vuole comunicare. Questo è fondamentale».

Qual è la cosa che più la colpisce della visione del presidente Stirpe? «E' una persona straordinaria, un uomo pragmatico con una profonda cultura del lavoro. Mi piace definirlo un architetto perfetto, capace di costruire progetti sostenibili e innovativi. La prima cosa che mi viene in mente pensando a lui è la qualità umana; la seconda è la sua straordinaria capacità manageriale». 

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L'attesa per la Serie A

Sta già facendo il conto alla rovescia per la Serie A? «Nessun countdown: penso soltanto a lavorare e a prepararmi nel modo migliore. Mi sento pronto, mi considero un allenatore da Serie A e voglio dimostrarlo». 

Alla prima subito la Juventus, in una sfida tutta toscana con Spalletti. «Non poteva esserci esordio migliore. Luciano è un allenatore di altissimo livello e un caro amico. Però partirà con un piccolo vantaggio: Umberto, uno dei miei due gemelli - l’altro è Cosimo - tifa Juventus e ha già detto che farà il tifo per lui e per i bianconeri».

Il Frosinone non è mai riuscito a salvarsi dopo una promozione in Serie A: cosa serve per restare in massima serie? «Serve disciplina. Disciplina da parte di tutti: società, staff, squadra e ambiente. Solo così si può provare a riscrivere la storia».
 

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L'attesa per la Serie A

Sta già facendo il conto alla rovescia per la Serie A? «Nessun countdown: penso soltanto a lavorare e a prepararmi nel modo migliore. Mi sento pronto, mi considero un allenatore da Serie A e voglio dimostrarlo». 

Alla prima subito la Juventus, in una sfida tutta toscana con Spalletti. «Non poteva esserci esordio migliore. Luciano è un allenatore di altissimo livello e un caro amico. Però partirà con un piccolo vantaggio: Umberto, uno dei miei due gemelli - l’altro è Cosimo - tifa Juventus e ha già detto che farà il tifo per lui e per i bianconeri».

Il Frosinone non è mai riuscito a salvarsi dopo una promozione in Serie A: cosa serve per restare in massima serie? «Serve disciplina. Disciplina da parte di tutti: società, staff, squadra e ambiente. Solo così si può provare a riscrivere la storia».
 

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