"La maglia di Bastoni...", "Mi vuole ammazzare": parla Ferdico. "50mila euro per uccidere Boiocchi"

L'ex capo della curva nord interista ha risposto in merito all'omicidio dello storico leader dei gruppi ultras nerazzurri

Fu “fondamentale per la vicenda dell'omicidio la storia di una maglietta che mi diede Bastoni sotto la curva, dopo la finale del 2022 di Coppa Italia vinta dall'Inter a Roma”, perché dopo che “la presi mi fecero fuori dalla curva, perché l'avevo tenuta per me, mi avevano detto che Boiocchi ce l'aveva con me per quella maglietta”. Così, nell'aula della Corte d'Assise di Milano, l'ex capo ultrà della curva Nord interista Marco Ferdico ha iniziato a parlare del ruolo che ha avuto, stando anche alle sue ammissioni nelle indagini, come “organizzatore”, per l'accusa, dell'omicidio di quasi quattro anni fa dello storico leader dei gruppi ultrà nerazzurri Vittorio Boiocchi - risolto nell'aprile 2025 dalla Polizia nelle indagini dei pm Paolo Storari e Stefano Ammendola - . Uccisione voluta dal “mandanteAndrea Beretta, anche lui ex del direttivo della Nord, pentito e a processo con Ferdico e altri tre imputati. Ferdico, difeso dal legale Jacopo Cappetta, nell'esame da imputato ha ricostruito i precedenti dissidi avuti con Beretta e poi la “riappacificazione” nel 2022. E ha raccontato che a settembre di quell'anno Beretta, che aveva affiancato Boiocchi nella gestione della curva interista e di tutti i business collegati, “mi dice 'hai visto cosa è successo? Se l'è presa pure con te per la maglietta, a me mi vuole ammazzare e mi ruba i soldi, se non stiamo attenti ci stira tutti e due'”. Beretta, ha proseguito Ferdico, 40 anni e anche arrestato nel 2024 per il maxi blitz “doppia curva”, “mi disse ancora 'voglio gente vicino, sono stufo di questo criminale'”. Ferdico, però, ha voluto escludere responsabilità del padre Gianfranco, anche lui in carcere e imputato come “organizzatore” dell'uccisione assieme al figlio. “Mio padre non ne voleva sapere di questa cosa, gli disse a Beretta 'è una cosa grossa, riflettiamoci, andiamoci piano'”. Beretta parlando dell'omicidio Boiocchi diceva “lo parcheggiamo”, stando alla versione di Ferdico, e aveva messo a disposizione 50mila euro per ucciderlo.

"Beretta aveva la smania di uccidere il leader"

Beretta ci incontrava 10, 15 volte al giorno in quel periodo, tutti i giorni. E' vero che lui non si è mai interessato all'organizzazione dell'omicidio, me ne sono occupato io, ma lui ci metteva fretta, aveva la smania di ucciderlo perché altrimenti veniva eliminato lui da Boiocchi, così diceva, viveva sotto assedio, era spaventato”. E ancora: "Non è vero che quei 50mila euro che Beretta ha messo a disposizione per l'omicidio si sono persi per strada, come dice lui. Io non ho preso un euro, perché non erano soldi miei, erano soldi per chi faceva quel lavoro lì”. Ferdico ha inoltre raccontato del ruolo dei due esecutori materiali, Pietro Andrea Simoncini e Daniel D'Alessandro. Tra processo e indagini tutti gli imputati hanno ammesso e confessato i loro ruoli nell'uccisione, ma Ferdico sta cercando di escludere responsabilità del padre Gianfranco (“si è interessato alla faccenda, ma solo perché era preoccupato per me”, ha detto), che assiste all'esame del figlio nella gabbia dei detenuti, e di confutare la versione di Beretta in molti punti, compreso il fatto che anche l'ex capo curva, ora pentito, fece “sopralluoghi per l'omicidio”. E riferendosi al padre ha detto: “Io gli devo chiedere solo scusa”. A tirare in ballo Gianfranco Ferdico è stato sempre Beretta. Ferdico ha anche raccontato che il “fomentatore di tutto” era stato dall'inizio Mauro Nepi, che è a processo in abbreviato, perché sarebbe stato lui il primo a dirgli che Boiocchi voleva fare fuori Beretta e che quest'ultimo temeva per la sua vita. L'imputazione per tutti e cinque nel processo è di omicidio premeditato anche aggravato dalle modalità mafiose.

"Avevamo sparato al capo della curva"

"I miei avvocati mi hanno detto di non dirlo ma io lo dico: Beretta aveva torto e Boiocchi aveva ragione, era Beretta che gli rubava i soldi e non il contrario e io ho fatto questa cosa per uno che aveva torto .... Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi, perché non c'è scusa né perdono per quello che è stato fatto. Non voglio il loro perdono, perché non avverrà mai e chiedere scusa sarebbe ipocrita". E ancora: "Io sono completamente colpevole e mi prendo le mie responsabilità di aver commesso l'omicidio, ma Beretta ci ha fatto una testa come un pallone e sapeva tutti i dettagli anche quelli finali. Un conto, poi, è organizzare come ho fatto io, altro è l'ansia di sapere cosa avrebbero fatto i due (gli esecutori, ndr). Avevamo sparato al capo della curva...", ha detto ancora Ferdico, che è partito dal raccontare tutta la sua storia nei gruppi ultrà, le varie dinamiche da quando faceva "il lancia-cori nel 2022 in curva". Poi, ha parlato anche delle "frizioni" con Beretta per la gestione di un locale, perché "mi prese 20mila euro", e la successiva "pace fatta". Nel processo oggi renderanno esami anche il padre Gianfranco Ferdico, per escludere sue responsabilità, e uno dei due esecutori materiali Pietro Andrea Simoncini, che ha già confessato nelle indagini. "Simoncini deve parlare ma si nasconde dietro uno schermo e non è qua...", ha detto Ferdico, riferendosi al fatto che è videocollegato da un carcere.

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