MILANO - Fabio Ripert, storico preparatore atletico della Lazio e dell’Inter di Simone Inzaghi, si gode appieno la vita in Arabia e l’Al-Hilal: "Va molto bene. Il Mondiale per club ci ha facilitato il cambiamento, sia a livello di campionato, che culturale: lavorando a Riad col gruppo squadra una decina di giorni prima della manifestazione, avevamo già conosciuto i ragazzi e visto il centro sportivo. Poi il primo agosto è incominciata la nuova annata".
Prima di proseguire il discorso sull’Arabia, le chiedo subito di Dimarco, che nei giorni scorsi ha dichiarato che nelle scorse stagioni, uscendo sempre al 60’, non poteva avere una condizione fisica che gli permettesse di reggere 90’, a differenza di quanto sta accadendo ora. È sembrata una stoccata a Inzaghi. "Più giochi, più sicuramente hai un adattamento a quel tipo di sforzo, ma è anche vero che consequenzialmente hai pure maggiori possibilità di farti male. Dimarco è un ragazzo intelligente, non penso volesse criticare Inzaghi, anche perché il mister prendeva delle scelte per tutelarlo e averlo più fresco nelle partite successive. Ricordiamoci che è stato Inzaghi a volerlo all’Inter, a differenza degli allenatori precedenti che l’avevano lasciato andare via a farsi le ossa. Noi siamo stati il gruppo squadra che ha giocato di più, nella singola stagione, nella storia dell’Inter. Si deve ragionare su 60 partite, non solo sull’inizio della stagione. Quando affronti partite come quelle di Champions o i big match in campionato il dispiego cognitivo e mentale è massimale. Ci sta che il mister decida di farti giocare un’oretta e poi toglierti, anche perché nel 3-5-2 i quinti consumano davvero tantissimo".
Poi conta anche la prestazione. "E i compagni di squadra, Carlos Augusto e Darmian sono forti! In più, se va a leggere le statistiche, vedrà che non è vero che Dimarco veniva sempre sostituito al 60’, almeno all’inizio dell’anno non era così (in effetti, statistiche alla mano, nelle prime sette giornate di campionato l’azzurro giocò sempre titolare e per quattro volte rimase in campo per 90 minuti, ndr)".
Non si può giocare sempre. "Se fai 90’, la partita dopo fai altri 90’ e così via, la percentuale di infortunio si alza, è matematico: il corpo ha bisogno di almeno 70 ore per recuperare tutti quanti i meccanismi metabolici, l'aspetto aerobico e anaerobico. Non puoi pretendere che un corpo vada avanti all’infinito senza risentirne".
