Mazzola compie 83 anni: "Avrei voluto fare anche il ct"

Il “Baffo” ha aperto il libro dei ricordi: "Juve e Milan? non potevano prendermi"

Lo ha ripetuto quattro volte. «Cosa mi emoziona di più? El balòn: il pallone, il pallone, il pallone, il pallone. E vedere i giovani che si impegnano con il pallone». L’otto novembre è stato un giorno importante per il calcio italiano perché Sandro Mazzola, eroe azzurro e nerazzurro, nonostante gli acciacchi dovuti all’età, ha tagliato il traguardo degli 83 anni. In una struggente intervista per Vivo Azzurro Tv, il “Baffo” ha aperto il libro dei ricordi, a partire dalla morte di papà Valentino a Superga: «È stata una cosa molto strana: tutti mi abbracciavano, ma nessuno mi diceva quello che era successo». Altro ricordo iconico legato a Mazzola - campione d’Europa con l’Italia nel 1968 -, la staffetta ai Mondiali di Messico ‘70 con Gianni Rivera: «Ci misero uno contro l’altro. Per noi però non era un “uno contro l’altro”, ma uno che cercava di giocare meglio dell’altro. Questo ci faceva fare delle grandi cose. Io mi sono arrabbiato e si è arrabbiato anche Rivera. Non capivamo. Forse avremmo dovuto essere più intelligenti e capire perché si era arrivati a fare una cosa del genere, ma non ci riuscimmo. Noi volevamo giocare e basta. Il segreto del mio successo? Ho sempre cercato di fare di più. Il grande calciatore è quello che riesce a far vedere non al pubblico, ma ai compagni e agli avversari, ciò che sa fare».

"Juve e Milan? non potevano prendermi"

Non mancano i ricordi del “Baffo” legati all’Inter e a quella maglia nerazzurra indossata 417 volte vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Intercontinentali: «Angelo Moratti se ti metteva la mano sulla spalla voleva dire che aveva deciso che eri bravo, mentre il Mago era fantastico: ti prendeva sempre per mano sia se facevi bene sia se facevi male. Juve e Milan? non potevano prendermi, come avrei fatto a mettermi una maglia con il bianco e nero o con il rosso e nero. No no, mi avrebbe messo un dolore allo stomaco che mi avrebbe fatto sbagliare gli stop, i tiri in porta...». Paradossalmente la purezza dei suoi sentimenti verso le maglie indossate, ha reso Mazzola amatissimo in modo trasversale: «Chi sono? Sono uno che ha vinto un po’ tutto nel calcio. Ma soprattutto sono uno al quale piace essere... per i giovani. La gente mi scrive ancora, vogliono sapere come sto. E questo è bellissimo. Significa che non ho buttato via la mia carriera». Mazzola il calcio lo ha conosciuto in tutte le sue sfaccettature essendo stato anche dirigente, direttore sportivo e commentatore televisivo. Solo un ruolo gli manca e lo ha confessato con leggerezza: «Un desiderio? Allenare una Nazionale, vederla giocare come vorrei».

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