MILANO - Appiano Gentile, abbiamo un problema. Nicolò Barella che vola in area, accentuando un contatto che mai avrebbe potuto portare al calcio di rigore, è l’immagine - molto trafficata sui social network - dell’Inter che non riesce a tenere il passo del Bodø/Glimt e saluta la Champions League perdendo, anche in casa dopo il ko al Circolo Polare Artico, con una squadra che negli ultimi tre mesi ha giocato quattro partite. Tutte molto bene, per carità, ma, delle tante preoccupazioni di Cristian Chivu, una delle principali riguarda il centrocampista sardo. Trascinatore dell’Inter di Simone Inzaghi negli anni dei sogni di gloria europei, martedì sera portava sul braccio la fascia da capitano per l’assenza di Lautaro. Ha pesato, ma non nel senso giusto: dei tanti big che hanno tradito l’Inter in una serata alla quale, se non l’impresa, San Siro chiedeva almeno di salvare la faccia, l’ex Cagliari è uno di quelli che ha deluso di più. Nulla di troppo nuovo sotto il sole, considerato che è l’intera stagione di Barella a destare più di una perplessità. Non soltanto in casa Inter.
Barella: i numeri di una stagione sottotono
I tempi del centrocampista in grado di sfiorare la doppia stagionale (nove gol e dieci assist nella stagione 2022/2023) sono molto lontani. Barella ha salutato la Champions League senza reti né passaggi decisivi per i compagni, in campionato è fermo a una rete: l'anno scorso ha chiuso a tre complessive, l'anno prima a due. Non che il suo rendimento si possa giudicare soltanto dai numeri offensivi, ma la sensazione di appannamento era forte anche prima della brutta uscita con i norvegesi, e non basta certo il recente infortunio, da cui ha pienamente recuperato, a giustificarla. Per certi versi, la stagione di Barella ricorda un po’ il finale di Federico Dimarco, oggi in grande spolvero, in quella scorsa: spesso sotto tono, lontano dal giocatore dominante visto in altri frangenti.