© ANSATORINO - L’orgoglio e la tenacia dei senatori, la classe dei campioni rimasti, la determinazione dei giovani, la carica determinata da alcuni risultati (leggasi derby conquistato all’ultimo istante utile): così la Juventus sta progressivamente emergendo da un avvio di stagione reso complicato dal rimescolamento estivo di mercato a causa di partenze eccellenti come quelle di Tevez e Pirlo senza dimenticare Vidal. Tuttavia i margini di crescita sono esponenziali a livello di produzione di gioco e, di conseguenza, di perfezionamento dei meccanismi. E’ anche una questione di ordine costituito che si trasforma in automatismo: la Juve vincente delle ultime stagioni affondava le proprie radici nella capacità di muoversi come un ingranaggio perfetto in cui tutti sanno esattamente cosa devono fare e come. Una questione di personalità tecnica: la solidità bianconera era tale da alimentare anche un timore preventivo in grado di destabilizzare gli avversari. Nella stagione attuale questa peculiarità si è vista solo a sprazzi anche perché certi equilibri rimangono in via di stabilizzazione.
WORK IN PROGRESS - Questione di infortuni. Ma anche di dinamiche tattiche ancora da work in progress, “lavori in corso”: ora che sta pian piano ritrovando gli elementi chiave dell’organico, Max Allegri deve trovare continuità nelle decisioni tecniche. In alcuni reparti la gerarchia è pressoché definita e definitiva. Davanti al pilastro Buffon la linea difensiva è consolidata e ritrovare Caceres permetterà al tecnico livornese di allargare le rotazioni qualora ce ne fosse bisogno. Lo stesso discorso vale - almeno nelle sue linee guida - per il centrocampo: in assenza di guai fisici, il trio Khedira-Marchisio-Pogba è inattaccabile e rappresenta una cerniera di centrocampo di alto livello internazionale. Alle spalle le alternative sono principalmente rappresentate da giovani, i quali necessitano di tempistiche più lunghe per un corretto e proficuo inserimento nel sistema. In ogni caso in mediana c’è una struttura ormai avviata. L’identità dunque passa dal trovare l’equilibrio in attacco. Allegri deve decidere quale forma dare al reparto offensivo, determinando di fatto anche il sistema di gioco. Un conto è avere il trequartista e due punte vicine, un altro giocare con una punta centrale e due esterni offensivi pronti a recuperare il pallone da lontano. Tale dicotomia ha finora prodotto un generale scompenso che inesorabilmente incide pure sui risultati. Le domande, per esempio, sull’utilizzo di Cuadrado si portano dietro, a catena, altre osservazioni come la posizione di Dybala e la gestione di Hernanes. Andando con ordine, il colombiano ha dimostrato di poter fare la differenza con velocità, dribbling e quella dose di imprevedibilità che serve sempre a un top club. Ma finora Allegri lo ha utilizzato in maniera sempre differente: a volte come risorsa partendo dalla panchina, in altre occasioni da titolare per spingere sulla fascia destra. Ecco, risolvere tale amletico dubbio consentirebbe alla Juventus di avere un’impronta maggiormente stabile.
