© LaPresseTORINO - Dividerli in due categorie, bidoni o colpi veri, è un tantino esagerato, in un senso e nell’altro. Però negli intrecci di mercato tra Juventus e Udinese (che non è club nemico dei campioni d’Italia, ma neppure il Sassuolo...) si può sostenere che siano stati costantemente coinvolti potenziali buoni giocatori, ma anche terribili delusioni, tanto da far pensare a una sorta di “maledizione friulana”. Un elemento, ad ogni modo, guarda i colleghi dall’alto: è Pereyra, colui che può cambiare la fisionomia tattica degli allegriani, rendendoli maggiormente imprevedibili e meno banali. Domenica pomeriggio è in programma il duello rusticano sul prato del Friuli: hai visto mai che Roberto...
I TOP - Quando si accenna al Tucumano (com’è soprannominato per le sue origini racchiuse nell’omonima provincia d’Argentina), il tifoso bianconero medio recita innanzitutto una preghiera al cielo. Perché trattasi di una pedina in grado di trasformare la Juventus, consentendole di indossare l’abito del 4-3-1-2, o del 4-3-3 o mantenendo il 3-5-2 con l’innesto di una mezzala dal piedino raffinato. Uno e trino: il nazionale albiceleste è interno, trequartista, attaccante esterno. Definirlo semplicemente un centrocampista offensivo pare quasi un insulto, tale e tanta è la versatilità di un 25enne dalle prospettive immense. Non a caso, uno dei suoi modelli di riferimento è sempre stato Mauro Camoranesi, amante delle scorribande in fascia come pochi altri, Pereyra compreso. Nell’estate 2014 i campioni d’Italia se lo assicurarono in prestito per 1,5 milioni, quindi ne riscattarono il cartellino pagandone 15,5 compresi i bonus a obiettivo. Risultato? 52 presenze e 6 gol la scorsa stagione, soltanto 9 gettoni in quella in corso. Tutta colpa di una lesione di secondo grado del muscolo semimembranoso, con successiva ricaduta. Ora il ragazzo - che non gioca dal 25 ottobre contro l’Atalanta allo Stadium - è pronto a tornare a lavorare in gruppo.
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