© LaPresseTORINO - Finora la stagione di Paulo Dybala è contrassegnata da numeri che valgono all’argentino il titolo di autentica rivelazione dell’anno. E forse parlare di rivelazione è fin riduttivo per un predestinato del pallone, entrato a pieno titolo nel novero dei fuoriclasse emergenti nella scia dei più grandi tra i contemporanei. Ma è altrettanto vero che i dubbi reali su Dybala in estate non erano di natura tecnica: su quello non c’è mai stata discussione. Piuttosto la domanda era: il ragazzo riuscirà ad avere subito un grande impatto in una big oppure avrà bisogno di tempo per diventare decisivo? La risposta dell’attaccante sul campo è andata ben oltre l’immaginazione più ottimistica del tifoso bianconero sfegatato.
L’impatto di Dybala sulla stagione della Juve è stato devastante, ancor di più per il fatto che si parla di un ragazzo al debutto in un top club e sul quale pesano grandi aspettative essendo costato 40 milioni. L’avvio a fari spenti (come del resto tutta la Juventus) poi l’esplosione definitiva a suon di gol: in certe fasi della stagione i bianconeri si sono letteralmente aggrappati al talento della Joya per la rimontona in campionato e la scalata in Coppa Italia. Qualcuno sosteneva che la consacrazione dovesse avvenire però attraverso la Champions League: nel girone non era arrivato nemmeno un gol. Ma anche in questo caso Dybala ha scelto il momento cruciale per rompere il ghiaccio e regalarsi la prima volta in Europa proprio nel match di andata degli ottavi contro il Bayern Monaco: un colpo pesantissimo, perché se i bianconeri dovessero riuscire nel miracolo sportivo di accedere ai quarti, quel gol del 2-1 (prima del pari di Sturaro) avrebbe un peso specifico incredibile nella stagione della squadra di Max Allegri.
