TORINO - L’ampio porticato dell’ex cascina Continassa è stato trasformato nella reception della nuova sede della club bianconero: all’ingresso la società ha voluto mettere ben in chiaro che cosa significa Juventus. Su un lungo pannello nero sono riportate tutte le coppe vinte, una questione di orgoglio e senso di appartenenza. Ecco il primo impatto di chi arriva in visita in quella che, da metà luglio, è la nuova casa juventina: a due passi dallo Stadium, i cui pennoni sono assai visibili dalla terrazza del secondo piano, dove si trovano gli uffici del presidente Andrea Agnelli, del vicepresidente Pavel Nedved e dei due amministratori delegati Beppe Marotta e Aldo Mazzia; a due passi da quello che diventerà il nuovo centro sportivo dove si allenerà dal prossimo anno la prima squadra.
CENTRO NEVRALGICO - Centosettantacinque dipendenti si sono trasferiti in questa cascina che ha trecento anni, è sotto il vincolo della Sovrintendenza ed è stata recuperata dal suo degrado: open space nel sottotetto, sale riunioni, area relax, la lounge con le colonne in pietra dove una volta c’erano le stalle e dove, in un primo tempo, doveva sorgere la palestra, la tettoia diventata parcheggio. Il bianco e nero domina negli arredi interni, ma pure nei suppellettili, basti pensare ai due palloni di marmo ben in mostra appena superata la reception, ai piedi dello scalone juvarriano a forbice, simile a quello di Palazzo Madama, con due rampe che salgono fino a un pianerottolo intermedio e una rampa centrale che porta al primo piano. Ma è il secondo piano il centro nevralgico della sede, lì dove ci sono le stanze dei bottoni, dove Agnelli e i suoi più stretti collaboratori pianificano la Juventus del futuro, dove si riunisce il Consiglio di Amministrazione e dove l’ad Marotta fa sottoscrivere nuovi contratti e rinnovi. E pensare che, in un primo tempo - ma siamo agli albori del progetto Stadium - la sede della Juventus era prevista addirittura dentro lo stadio. «Cinquemila metri sopra l’ingresso principale» rivela l’architetto Alberto Rolla, responsabile del progetto architettonico dell’impianto, come della sede e dello Juventus Training Center, mostrando un plastico datato ottobre 2002. Poi quell’idea tramonta perché nel frattempo si fa strada la possibilità di creare una città bianconera - il J Village - con il centro d’allenamento e l’hotel del ritiro a due passi dallo Stadium. E con la cascina Continassa diroccata da far tornare agli antichi splendori, anche se con una destinazione diversa. Ma prima c’è da bonificare l’area, con 80 famiglie rom che occupavano i ruderi, diventati una discarica di guaine di rame. Non è l’unico intoppo nel cammino, come ricorda l’architetto Rolla. «Nel 2014 arriva il sovrintendente Rinaldi che, di fatto, ferma il progetto per un anno perché vuole mantenere lo status quo. Il che avrebbe impedito l’allargamento di cinque metri della facciata sud e il recupero del sottotetto, fondamentale per ospitare altri uffici. In totale si tratta di mille metri quadrati in più necessari al club bianconero per sistemare tutti i dipendenti». Il ritorno della sovrintendente Papotti, dopo l’“allontanamento” del collega Rinaldi, coinvolto nel caso del vagone di Primo Levi (aveva negato la sosta per un tempo prolungato in piazza Castello del vagone simbolo della Shoah), sblocca i lavori.
PALAZZO JUVENTUS, BASE DI LANCIO
I COSTI - E nell’arco di 18 mesi nella cascina Continassa - che ha una superficie di 4.360 mq, che diventano 20 mila considerando anche il parco intorno - viene completato la ristrutturazione per la quale la Juventus investe circa 10 milioni. Il risultato finale è un’ambiente che trasuda la storia, ma con un’anima ultramoderna, fatta di cablaggi ad alta velocità e una struttura degli uffici per rendere più efficienti le sinergie fra i vari reparti. E intanto si va avanti: domani verrà inaugurata la scuola internazionale, altro tassello del J Village. Accoglie giovani dall’asilo al diploma, valido per iscriversi a tutte le università del mondo.
