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Conte ingrato con la Juve e con Giraudo
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Conte ingrato con la Juve e con Giraudo

Probabilmente atterrerà sui prati verdi di Appiano Gentile, là dove tutto ciò che è bianconero viene visto e urlato come portatore insano di ogni guaio del football italiano

di Tony Damascelli venerdì 10 maggio 2019

Il drone di Conte continua ad aggirarsi sui club di ogni parte. Probabilmente atterrerà sui prati verdi di Appiano Gentile, là dove tutto ciò che è bianconero viene visto e urlato come portatore insano di ogni guaio del football italiano. Ma, al momento opportuno, Torino diventa una buona banca e così i meglio fichi del bigoncio si trasferiscono a San Siro, da Trap a Lippi, da Marotta e, appunto come si mormora, Conte Antonio. Quest’ultimo sembra possedere, in esclusiva, l’arte del calcio, una specie di Adani però della panchina e non della tivvù. Ha offerto i pensieri e le parole alle Iene e a Veltroni, lasciando affamato un corteo di cronisti che da tempo lo stanno inseguendo, seguendo, cercando, elemosinando un’intervista. Nessuno può discutere le qualità professionali del tecnico leccese, la sua cultura, si dice così, del lavoro, il suo impegno sul pezzo, l’applicazione massima, dal primo all’ultimo secondo di gioco, di allenamento. Lo testimoniano i risultati ottenuti sul campo, in Italia, con le squadre da lui guidate, compresa la Nazionale con elementi non proprio spettacolari, e poi in Inghilterra, ottenendo un titolo e una coppa della Football Association in due anni di Londra-Chelsea.

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Ma ci sono controindicazioni che pochissimi hanno il coraggio di illustrare. Conte Antonio ha un carattere che, in dialetto salentino viene definito picciuso, tradotto sta per capriccioso, malmostoso. Conte sa esaltare il gruppo eppoi demolirlo di rimproveri e (op)pressioni, sa caricare di elogi il proprio lavoro nel caso di vittorie (tante) ma scarica sui calciatori eventuali errori ed omissioni, cosa non proprio gradita dallo spogliatoio che, dopo l’estasi di avvio, si intossica negli elementi migliori. Mentre i tifosi lo celebrano come nuovo idolo, per certi euforici comportamenti a bordo campo durante le partite, i dirigenti del club restano spiazzati ed entrano in conflitto con gli spigoli del salentino che ha avuto problemi a Bergamo, a Torino, anche in Federcalcio e poi a Londra, finendo in conflitto con i vertici societari.

Il limite di Conte è proprio questo, rifiuta il dialogo, non accetta le critiche che sono anche suggerimenti, si fida esclusivamente del proprio staff. Nell’intervista rilasciata a Veltroni, è riuscito nell’impresa sgarbata di maltrattare la Roma, un club che lo ha cercato e contattato, definendola non ancora pronta per la vittoria e rinviando un eventuale matrimonio «... prima o poi allenerò la Roma». Presuntuoso ai massimi, perché sarà la Roma a decidere chi assumere, prima o poi. Nella stessa intervista, ricordando il suo arrivo alla Juventus, ha dimenticato, diciamo così, di citare e ringraziare l’uomo che convinse Andrea Agnelli ad assumerlo: ovvero Antonio Giraudo. Ma l’irriconoscenza era già affiorata, in modo volgare, quando lo stesso Conte Antonio, allenatore bianconero, ai microfoni di Sky, parlando di Fabio Capello, tecnico bianconero, aveva detto: «Dei suoi anni ricordo non tanto il gioco ma i due scudetti revocati». Benissimo, adesso, probabilmente, potrà essere accontentato: guiderà la squadra che esibisce quegli scudetti e tornerà a vincere con il bel gioco.

Juventus Conte

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