© www.imagephotoagency.itTORINO - Ancora tu, ma non dovevamo vederci più? Il destino di Gigi Buffon avrebbe potuto raccontarlo Lucio Battisti. Ma probabilmente nemmeno l’artista lo avrebbe immaginato così intriso di romanticismo. Contro il Verona, il 19 maggio 2018, il leggendario portiere chiuse un'avventura bianconera durata 17 anni. Oggi, contro il Verona, apre un nuovo capitolo di un romanzo che soltanto il futuro potrà rendere un capolavoro. Già, perché Gigi gioca, salvo sorprese dell'ultima ora. Ritrova il suo pubblico, la sua gente, il suo stadio. Lo fa da protagonista, sul terreno di gioco, a protezione di una porta che sarà sempre sua e che nemmeno la legittima titolarità di Szczesny gli porterà mai via dall'immaginario collettivo. Buffon, infatti, è sinonimo di Juventus.
Ma il Buffon 2.0 è differente rispetto a quello che lasciò Torino nell'ultima gara di campionato della stagione 2017-18 contro i veneti. In quell'occasione era felice di dire basta con il sorriso, ma distrutto all'idea di non immaginare più un futuro con Madama da giocatore. Nella testa gli balenava la prospettiva di iniziare subito la carriera da dirigente, prima della chiamata del Paris Saint-Germain, capace di riaccendergli primordiali sogni di gloria. Una gloria che a Parigi ha coltivato, arricchendosi come calciatore, ma soprattutto come uomo. Gigi aveva bisogno di una nuova sfida, per riabbracciare i vecchi colori con ancor più convinzione di poter essere decisivo, in qualsiasi veste. Sognava di farlo da calciatore, ancora. E così è andata: la Juventus non si è fatta sfuggire l'opportunità di riportarlo a casa, tenendolo alle spalle di Szczesny, ma riconsegnandogli un'importanza capitale all'interno dello spogliatoio.
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