Ronaldo, asso e trascinatore: ecco perché CR7 rivuole la Champions

Il portoghese non vede l’ora di spaventare i top club europei come ha fatto al Wanda nel finale contro l’Atletico Madrid. E i compagni si affidano a lui per lanciarsi all’assalto della coppa maledetta

© Alessandro Falzone/Agenzia Aldo Liverani sas AG ALDO LIVERANI SAS

TORINO - Guardate le facce di Cristiano Ronaldo nel corso della partita di sabato contro la Spal. Espressioni che rendono l’idea di come sia andato il pomeriggio, suo e della Juventus tutta, allo Stadium: corrucciato, CR7, per il gol che non arrivava, quindi scintillante per il 2-0 che ha chiuso giochi in verità mai aperti sul serio; con lo sguardo rivolto al cielo, prima, perché le divinità maligne gli remavano contro, e quella testa che scuotendosi diceva di no causa l’ennesima respinta di Berisha, sostituita poi dalla mascella serrata e dagli occhi carichi di luce dopo il gol del raddoppio, che significano liberazione pura. Cristiano, prendere o lasciare, è fatto così: vorrebbe spaccare il mondo, il che nel suo caso significa segnare cinque gol a partita, vincere scudetti, Palloni d’Oro, Champions. Quella cavalcata verso la Coppa che i tifosi juventini nati nei mitici Novanta non hanno mai vissuto da vicino: possono farsela raccontare, semmai, dai parenti, oppure replicare il tour del museo a piacimento. O ancora, possono affidarsi a CR7, alle mille facce di un campione cosmico che dopo aver spaventato i tifosi dell’Atletico Madrid nel finale del match del Wanda, ora punta a fare lo stesso in giro per il Continente.

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Allo Stadium c'è il Bayer Leverkusen

Domani sera, avversario il Bayer Leverkusen, l’Europa tornerà ad essere un tema totalizzante della stagione juventina. Di più, per Ronaldo, tutt’altro che aduso all’accontentarsi. E il ricordo della semifinale mancata in aprile, nella notte più buia, è lì, sullo sfondo: che brutta quella Juve, mentre De Ligt e soci facevano festa e CR7 si accaniva contro il destino che aveva offuscato le facoltà mentali dei compagni. Cristiano vede i suoi 127 gol in Champions come un numero da aggiornare, non tanto per distanziare il nemico che gli ha appena “scippato” il Fifa The Best (Messi è a quota 112) ma per far capire al mondo che hic et nunc (qui ed ora) comanda lui.

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