© Marco CanonieroTORINO - A fine novembre ne avevano già celebrato il funerale. Quello sportivo, ovviamente. Mancava solo l’epitaffio più adatto per raccontare la carriera di un Cristiano Ronaldo che non riceveva più premi, che non sapeva più segnare, che non riusciva più a dribblare, che veniva sostituito. Uno di cui si interpretavano movenze e labiali per dire che con Maurizio Sarri non c’era intesa, che con la Juventus non c’era feeling, che in Italia non c’era futuro, nonostante un contratto fino al 2023. Sul campo il portoghese ci metteva anche del suo, senza riuscire a essere decisivo sottoporta e nell’arco di una partita, come invece sua abitudine.
