Pjanic esclusivo: “Juve sempre nel cuore. Messi e CR7 marziani, un genio e un vincente”

Intervista al centrocampista del Barcellona: “Il giorno del sorteggio Agnelli mi ha mandato un messaggio: ‘Bentornato a casa’. Sarri non aveva fiducia nei giocatori, per questo s’è incrinato qualcosa”

«Ho appena finito l’allenamento. Pensa, 22 ottobre, maniche corte!», ride Miralem Pjanic mentre si sistema davanti al portatile nella sala stampa del Barcellona. Le interviste ai tempi del Covid a volte iniziano come le videochiamate di famiglia: «Che tempo fa lì?». Un modo come un altro per rompere l’imbarazzo di guardare il minuscolo obiettivo di una telecamera invece che gli occhi della persona con cui stai parlando. Ma Pjanic è sempre il solito Pjanic, rilassato e rilassante, in grado di mettere a proprio agio chiunque, con la stessa facilità con cui mette un attaccante davanti alla porta. «Sono passato dal freddo di Lione al meraviglioso clima di Roma, poi ho ritrovato il freddo dell’autunno e dell’inverno a Torino, che poi per me è normale, e adesso sono tornato in un posto dove a ottobre è ancora quasi estate».

Miralem Pjanic esclusivo: il sorteggio e l'emozione di ritrovare la Juve
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Miralem Pjanic esclusivo: il sorteggio e l'emozione di ritrovare la Juve

A proposito, Miralem, complimenti per lo spagnolo. L’altra sera è andata in onda su Sky la tua intervista dopo Barcellona-Ferencvaros e quando ti abbiamo sentito parlare in spagnolo è scattato l’applauso: «Che professionista Pjanic, in meno di due mesi ha già imparato la lingua e risponde in spagnolo».
(ride) «Sai che ci tengo a ’ste cose. Sono sempre state importanti per me. Guarda, inizio già a capire molto e dire qualcosina. Tempo due mesi e credo che riuscirò a parlare».

«Ho appena finito l’allenamento. Pensa, 22 ottobre, maniche corte!», ride Miralem Pjanic mentre si sistema davanti al portatile nella sala stampa del Barcellona. Le interviste ai tempi del Covid a volte iniziano come le videochiamate di famiglia: «Che tempo fa lì?». Un modo come un altro per rompere l’imbarazzo di guardare il minuscolo obiettivo di una telecamera invece che gli occhi della persona con cui stai parlando. Ma Pjanic è sempre il solito Pjanic, rilassato e rilassante, in grado di mettere a proprio agio chiunque, con la stessa facilità con cui mette un attaccante davanti alla porta. «Sono passato dal freddo di Lione al meraviglioso clima di Roma, poi ho ritrovato il freddo dell’autunno e dell’inverno a Torino, che poi per me è normale, e adesso sono tornato in un posto dove a ottobre è ancora quasi estate». A proposito, Miralem, complimenti per lo spagnolo. L’altra sera è andata in onda su Sky la tua intervista dopo Barcellona-Ferencvaros e quando ti abbiamo sentito parlare in spagnolo è scattato l’applauso: «Che professionista Pjanic, in meno di due mesi ha già imparato la lingua e risponde in spagnolo». (ride) «Sai che ci tengo a ’ste cose. Sono sempre state importanti per me. Guarda, inizio già a capire molto e dire qualcosina. Tempo due mesi e credo che riuscirò a parlare». E il catalano? «No, dai. Quello è difficile. Dammi un paio d’anni». Cosa hai pensato quando hai visto il bigliettino del sorteggio e hai capito che saresti tornato a Torino? «Era una cosa che sognavo, ma la ritenevo impossibile anche se mentre vedevo il sorteggio e il formarsi dei gironi, a un certo punto mi sono detto: cavoli, siamo lì. Ero molto felice di ritrovare il club a cui tengo tanto e che è nel mio cuore. In quel momento poi sono stato inondato di messaggi dai compagni, ne ho ricevuto uno anche dal presi

dente Agnelli». E cosa c’era scritto? Se posso chiedertelo. «Bentornato a casa! Sono felice di ritrovare i compagni, gli amici, la gente con cui ho lavorato meravigliosamente bene in questi anni, il presidente, tante altre persone. E’ un piacere, anche perché mi sono detto: meglio adesso che in una finale, no?». Cosa hai lasciato alla Juventus e cosa la Juventus ha lasciato a te? «Il giorno in cui sono arrivato a Torino, il mio primo giorno, sono stato ricevuto nell’ufficio del presidente e lui mi ha mostrato la foto della Juventus che aveva vinto cinque scudetti consecutivi negli Anni 30. E mi ha detto: noi dobbiamo fare meglio di quella squadra, li dobbiamo superare. Questo obiettivo lo abbiamo raggiunto e non ci siamo fermati, abbiamo continuato a portare gli scudetti a casa, abbiamo fatto una finale di Champions, abbiamo vinto tante volte la Coppe Italia... Insomma, abbiamo completato un percorso di crescita molto importante. La Juventus è stata una tappa molto importante per me, un club che ho amato tanto, anzi che abbiamo, io e la mia famiglia, amato tanto. Sarò sempre grato a questo club: avrei avuto l’opportunità di andare al Barcellona anche prima, ma non lo ritenevo il momento giusto. Forse ci ho perso qualcosa a livello di carriera, ma ho sempre dato il massimo per la Juventus e non rimpiango nulla». Con i tifosi della Juventus come ti sei trovato? «Sono legatissimo ai tifosi, credo che loro abbiano riconosciuto il mio attaccamento alla maglia e la disponibilità nell’aiutare i miei compagni. Spero di essere stato un buon compagno per il resto del gruppo, personalmente ho conosciuto tantissimi grandi campioni e soprattutto grandi persone. Gigi, Chiello, Leo, poi è arrivato anche Cris, ma adesso sto parlando di chi ha costruito il ciclo. Lo stesso Marchisio mi ha aiutato moltissimo. Mi dispia

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Miralem Pjanic
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