Juve, ma la difesa di Pirlo è a 3 o a 4? 

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© Marco Canoniero

Care amiche e amici di Tuttosport,
a poche ore della partita contro il Barcellona, una dichiarazione di Pirlo ha riacceso il dibattito sul modulo difensivo della Juventus. A tre o a quattro? Discussione che sui social è più accalorata di quanto dovrebbe esserlo. Perché, sotto sotto, è assai più formale che sostanziale. Ma proviamo a capirci qualcosa.

Fin dalla prima conferenza stampa da allenatore della prima squadra bianconera, il 25 agosto, Andrea Pirlo aveva spiegato il suo credo. «Riguardo l’aspetto tattico, il mio modello non è un modello fisso. Potremmo giocare a 4 o 3, con gente in movimento che abbia voglia di attaccare e la gioia di riconquistare il pallone». E ancora: «Vorrei proporre un calcio di rotazioni». E ancora: «Potremmo difendere con la difesa a quattro e costruire a tre». Quello che ha detto, Pirlo ha fatto.

Perché fin dalla prima (e unica, ahilui) amichevole contro il Novara e nelle prime gare ufficiali, si è visto in modo sempre piuttosto chiaro il concetto di rotazione o la difesa a quattro che passa a tre. Nonostante siano cambiati gli interpreti, infatti, si è sempre assistito allo stesso copione: quando è attaccata, la Juventus si schiera sempre con un tanto solido quanto classico 4-4-2. Contro la Sampdoria, per esempio la linea difensiva era formata da Danilo (terzino destro), Bonucci (centro destra), Chiellini (centro sinistra) e Frabotta (terzino sinistro). Davanti a loro si mettevano Cuadrado (esterno destro), McKennie e Rabiot mediani, Ramsey (esterno sinistro); Ronaldo e Kulusevski esercitavamo la prima pressione. Quando la Juventus era in possesso palla, però, tutto cambiava: Frabotta scappava avanti, mentre gli altri tre difensori (Danilo, Bonucci e Chiellini) si ridistribuivano in una linea a tre, che faceva ripartire l'azione dal basso. La linea dei centrocampisti vedeva Ramsey spostarsi verso il centro in posizione da trequartista o regista offensiva; Cuadrado era l'ala destra (con Frabotta ala sinistra), mentre Ronaldo e Kulusevski era le due punte (CR7 con la solita libertà di movimento).

La situazione si è rivista a Roma, a Crotone, contro la Dinamo Kiev e contro il Verona. Anzi, contro il Verona si è notato ancora di più il concetto. In quel caso il giocatore laterale che si occupava di tutta la fascia non era a sinistra come contro la Samp (Frabotta), ma a destra con Cuadrado. Allora Pirlo ha sposta Danilo a sinistra, tenuto Bonucci in mezzo e Demiral a destra. Questo perché per avere due terzini in fase difensiva, quando cioè Cuadrado scendeva nella linea a quattro e gli altri tre scalavano, riportando Bonucci e Demiral come coppia centrale e Danilo a sinistra. Insomma, a seconda di chi si fa tutta la fascia possono cambiare le posizioni dei tre difensori che in fase di possesso formano la linea difensiva, a conferma che il modulo difensivo cambia in continuazione. E del fatto che un uomo chiave per questa situazione tattica sia proprio Danilo, in grado di posizionarsi come centrale e poi passare a fare il terzino (suo ruolo naturale).

Lo stesso Danilo che ieri, in conferenza stampa, dava il suo punto di vista: «Adesso dobbiamo muoverci più veloce perché in fase di impostazione siamo una difesa a tre, quando dobbiamo recuperare la palla passiamo a quattro, quindi dobbiamo muoverci veloce ed esser concentrati, però stiamo lavorando bene siamo sulla buona strada e abbiamo la voglia di imparare e migliorare e quindi secondo me stiamo facendo bene». 

Quindi? La difesa della Juventus è a tre o a quattro? Tecnicamente a quattro, perché - appunto - in fase difensiva la linea è formata da quattro difensori. Tuttavia, la Juventus si trova molto più spesso in possesso palla, quindi se si analizza il grafico delle "posizioni medie" le pedine sul campo disegnano qualcosa di molto più simile a un 3-4-1-2. 

Vale infine ricordare due massime, la prima è attribuita a più allenatori e suona più o meno così: «Io i giocatori li ho messi in campo bene, ma poi loro si sono mossi». La seconda è di Allegri: «Oh ragazzi, mica è il Calciobalilla che ci sono le stecche». Il concetto di fondo è che provare a intrappolare il calcio in una serie di numeri, mettendogli la targa è un'operazione utile per capirsi in modo veloce, ma senza pensare che possa davvero sintetizzare un sistema gioco, soprattutto se studiato appositamente per cambiare a seconda delle situazioni.

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