Juventus-Napoli 3-0: il caso Norvegia può davvero incidere nel giudizio?

Ci sono delle analogie, ma anche differenze sostanziale fra le due vicende. Il filo conduttore sembra essere che la giustizia sportiva metta davanti a tutto il Protocollo e la disputa delle partite. Ma al Collegio di Garanzia potrebbe pesare di più le carte della Procura Federale

Juventus-Napoli 3-0: il caso Norvegia può davvero incidere nel giudizio?© Marco Canoniero

TORINO - La Norvegia come il Napoli? Per certi versi sì, perché il 3-0 a tavolino inflitto alla nazionale scandinava per non aver disputato la partita di Nation's League contro la Romania (causa la positività al Covid del difensore Omar Elabdellaoui) presenta delle analogie con il caso Juventus-Napoli del 4 ottobre, ma anche delle sostanziali differenze. Proviamo ad analizzarle per capire quanto e come può pesare il giudizio dell'Uefa sul caso italiano.

LA DIREZIONE UNICA - Innanzitutto si deve registrare l'orientamento univoco del mondo del calcio: sia l'Uefa che la Figc (e la Lega Serie A) hanno messo davanti a tutto l'applicazione del loro protocollo Covid e hanno punito con la partita persa chi ha rinunciato a giocare. Questo è un elemento fondamentale, perché c'è una perfetta corrispondenza fra il dispositivo dell'Uefa (per quanto motivato in modo essenziale se non proprio scarno) e le decisioni del primo e del secondo grado di giudizio in Italia. Ovvero: il protocollo offre la possibilità di giocare anche in presenza di uno o più contagiati nella propria squadra (pur di avere un minimo di tredici giocatori a disposizione), quindi si deve giocare. L'intervento di un'altra istituzione, politica o sanitaria, non è ritenuta una causa di forza maggiore per non disputare una partita. Questo ci dicono le sentenze, anche se in modo diverso.

UEFA VS GOVERNO - L'Uefa è decisamente più tranciante rispetto alla Figc. Perché il giudice sportivo Mastrandrea e il presidente del tribunale d'appello Sandulli non hanno smentito le ASL, né hanno ritenuto irrilevante il loro parere, ma hanno punito il comportamento del Napoli che: prima ha ignorato il consiglio della ASL di rifarsi al protocollo, poi si è - secondo Sandulli - fabbricato la causa di forza maggiore attraverso il reiterato dialogo con le ASL. Insomma, da parte delle istituzioni calcistiche italiane si riconosce il potere delle ASL (peraltro anche previsto dallo stesso protocollo), ma viene messo in discussione il comportamento del Napoli che, secondo i regolamenti, non avrebbe avuto bisogno di dialogare con le ASL in quel modo, potendo applicare il protocollo, come tutti gli altri club che lo avevano fatto prima e lo continuano a fare.

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LA NORVEGIA CI HA PROVATO - L'Uefa, invece, ha condannato la Norvegia che si confrontava con un divieto severo e inequivocabile del Governo, espresso attraverso il ministro della Salute Bent Hoeie, che minacciava sanzioni in un'escalation piuttosto aspra. Infatti la Federcalcio norvegese, nei tre tesissimi giorni precedenti alla partita stava pensando di partire lo stesso, senza ascoltare l'ordine del Governo. Decisione poi accantonata, con l'annullamento del viaggio. E qui c'è la prima differenza: la Federazione norvegese ha provato in vari modi di forzare la decisione dell'istituzione politica, al contrario del Napoli che, secondo la ricostruzione del giudice Sandulli, sembrava in qualche modo chiedere alla ASL un divieto a partire.

UN'ALTRA SQUADRA - L'Uefa inoltre prevede, così sembra di leggere fra le poche righe del dispositivo del comitato etico, la possibilità di creare una nazionale parallela: ovvero convocare un gruppo di giocatori che non erano entrati in contatti con il "positivo" Omar Elabdellaoui e partire comunque, eventualmente con altro allenatore (magari quello dell'Under 21). Un po' come le squadre che, nelle coppe europee, hanno disputato partite con più di metà della squadra formata da giocatori delle giovanili. La decisione dell'Uefa, peraltro, è inappellabile perché - proprio per la necessità di essere rapidi - si sono uniti il primo e il secondo grado. Tant'è che il dispositivo del 3-0 a tavolino è emesso direttamente dal giudice di appello.

IL NODO DEL RINVIO - Il perché di questa fretta segna una sostanziale differenza con il caso Napoli: l'Uefa non aveva date utili per il recupero della partita. Non c'era, nel calendario internazionale, lo spazio per la disputa in tempo utile, quindi la partita non era tecnicamente rinviabile. Juventus-Napoli, viceversa, può essere recuperata (il 13 gennaio, per esempio). Non è un dettaglio insignificante, anche se proprio su questo punto si innesta il richiamo "politico" della sentenza di Sandulli, nella quale si spiega come il reiterarsi di comportamenti come quello del Napoli metterebbe a rischio la conclusione del campionato di Serie A in una stagione complicata come questa.

L'ASSURDITA' - A margine, vale la pena segnalare un risvolto assurdo della vicenda norvegese. Il Governo ha vietato la trasferta in Romania che la squadra avrebbe effettuato con un charter privato, rimanendo in bolla (quindi senza contatti con nessuno) durante il periodo a Bucarest e tornando indietro nello stesso modo, con continui controlli (tamponi e test rapidi) per isolare gli eventuali altri positivi. Ma lo stesso Governo ha consentito che i singoli giocatori, ritenuti contatti stretti di Elabdellaoui, tornassero nelle loro città (molti giocano in Inghilterra e in Germania) con i voli di linea precedentemente prenotati.

CONCLUSIONI - Il caso Juventus-Napoli in questo momento è in attesa di essere valutato dal Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni. E' la cosiddetta Cassazione dello sport, quindi in teoria si dovrebbe occupare solo di eventuali vizi procedurali e di applicazioni scorrette delle norme, senza entrare nel merito. Quindi non si vede come il caso Romania-Norvegia possa, in qualche modo, incidere in una situazione tecnico-normativa. Tuttavia è impensabile che i giudici non abbiano sbirciato nella decisione dell'Uefa per annusare l'aria che tira nel mondo del calcio, anche a livello internazionale, pur valutando tutte le differenze che esistono fra le due vicende. Probabilmente, però, peserà molto di più il fascicolo della Procura Federale, dal quale Sandulli ha quasi certamente attinto per compilare la sua sentenza. Se, effettivamente, quelle carte provassero l'impianto di Sandulli, secondo il quale il Napoli non avrebbe subito, ma anzi avrebbe contribuito a creare la "causa di forza maggiore" attraverso il dialogo con le istituzioni politico-sanitarie del territorio, allora sarebbe difficile ribaltare la sentenza.

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