Arrivabene, il duro che difende la Juve

Martedì ha mandato messaggi chiari a giocatori e procuratori: segnali di una nuova filosofia, che Agnelli aveva già annunciato in assemblea
Arrivabene, il duro che difende la Juve© LaPresse

È atterrato sul pianeta calcio come un ufo. O forse Maurizio Arrivabene (che comunque era nel consiglio d’amministrazione della Juventus da 2012) dà quest’impressione perché non parla ancora bene la lingua. Il calcese, infatti, ha una grammatica più bizantina e incline ai labirinti. Il nuovo amministatore delegato della Juventus tende a usare la strada più dritta per esprimersi. E questo, a volte, suona sorprendente, anche quando i concetti in teoria non dovrebbero esserlo. «Ci sono giocatori che in questo momento sono attaccati più al procuratore che alla maglia», ha detto martedì sera a margine di Juventus-Cagliari, sottolineando la tendenza della categoria dei calciatori a inseguire più il denaro che la gloria o la storia. Niente che non si sapesse già, ma dirlo al termine di una due giorni in cui ha tenuto banco la dichiarazione di Mino Raiola sul futuro altrove di Matthijs de Ligt, ha un significato particolare. Arrivabene, tuttavia, non ce l’aveva direttamente con Raiola (che conosce e con cui intercorre un rapporto cordiale), ma in generale con la categoria.

La crisi che ha colpito il calcio

Spieghiamo: la Juventus non ce l’ha con i procuratori e non li ritiene il male del calcio. Ma la Juventus e non solo la Juventus, sta attraversando la peggiore crisi economica che ha colpito il calcio. Se nel 2019 il fatturato del calciomercato mondiale (che poi è sostanzialmente quello europeo) era di 6,5 miliardi di euro, quello del 2021 è stato di 3 miliardi, meno della metà. La contrazione del settore (privato del pubblico e, in alcuni casi, di sponsor e diritti tv) si è fatta sentire pesantemente sui club e un po’ meno sui giocatori che, con i contratti in corso, non hanno subito gravi decurtazioni (tranne qualche rara eccezione e qualche spalmatura sulle stagioni successive). Nelle prossime stagioni, tuttavia, l’onda lunga della crisi Covid verrà scontata anche da loro. Tolti i club della Premier League, che godranno di risorse quadruple rispetto aresto d’Europa per i munifici accordi con le tv, e la solita eccezione Psg, saranno in pochi a poter garantire più soldi ai calciatori. È la prima volta che succede in un settore che cresceva in modo impressionante dal 2000 (spesso con percentuali in doppia cifra) e può essere uno shock per chi ha visto sempre una progressione nei salari, ma sarà inevitabile. Se ti chiami Mbappè o Haaland forse no, ma esclusi i fenomeni, che come i beni di lusso non conosco crisi, è un tuo problema. Se non appartieni a quella categoria sarà difficile vedere aumentare lo stipendio, nonostante le promesse o le manovre dei procuratori. Arrivabene non è piombato alla Juventus come l’uomo dei tagli, ma per contribuire, insieme alla squadra dirigenziale, a mettere in pratica un piano destinato al contenimento dei costi. Non è una novità, visto che lo stesso Andrea Agnelli lo ha spiegato in modo abbastanza esplicito durante l’assemblea dei soci a ottobre, quando ha chiarito il cambio di filosofia adeguandosi al cambio di scenario nel settore: non più il fatturato, ma il profitto guiderà la Juventus. Non più l’espansione dei ricavi che era stata inseguita nel corso dei nove anni scudettati, ma l’equilibrio fra costi e ricavi, in modo da ristabilire la solidità economica del club sulla quale costruire il nuovo ciclo. In questo senso, anche il rapporto con i procuratori potrebbe cambiare prospettiva. Tipo il Milan che perde Donnarumma per non piegarsi a Raiola? Forse non identica, ma con molti punti in comune. Il club non vuole e non deve rinunciare a essere centrale (l’attaccamento alla maglia più che al procuratore) nella vita di un calciatore, che dal club riceve molto (a volte più di ciò che dà). Come De Ligt, Arrivabene è un difensore duro e deciso: difende la Juventus, come quando ha chiesto, senza giri di parole, più rispetto per la vicenda plusvalenze. Un ufo bianconero.

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