Danilo, cento volte Juve: da plusvalenza a capitano

È uno dei leader: apprezzato da Allegri, compagni e società. E programma il suo futuro a Torino
Danilo, cento volte Juve: da plusvalenza a capitano© www.imagephotoagency.it

Cento volte Juventus oggi e la novantottesima della serie, a Firenze in Coppa Italia, con la fascia di capitano sul braccio: mica male per una “plusvalenza”. Sì, perché Danilo Luiz da Silva era sbarcato a Torino da Manchester circondato dal sospetto che fosse un modo per gonfiare il prezzo di Joao Cancelo, che compiva il percorso inverso nell’estate del 2019. E il fatto che il duttile difensore brasiliano sia un tipo tendente al profilo basso, ha fatto sì che quell’etichetta non se la sia scrollata di dosso nemmeno di fronte alle occhiute verifiche degli inquirenti sportivi sul caso “plusvalenze” che avevano inserito quello scambio (60 milioni Cancelo, 37 Danilo) fra quelli sospetti, salvo depennarlo proprio nelle scorse settimane; quando la “plusvalenza” era diventato capitano della Juventus, in una notte calda come quella del Franchi.

Il brasiliano di montagna

Strana e bella storia quella di Danilo, brasiliano che sfugge allo stereotipo, un po’ banale, che abbiamo dei brasiliani: lui, brasiliano di montagna, ha visto il mare la prima volta a 17 anni, non si scalda per il carnevale e calcisticamente parlando è uomo di sostanza molto più che di apparenza. Continuando a giocare sugli stereotipi verrebbe da dire: tutte cose molto piemontesi. Ed effettivamente, a Torino, Danilo si è trovato particolarmente bene, così come nella Juventus. Gli piace l’organizzazione del club, la sua solidità nelle tempeste e la filosofia che non prescinde mai dal lavoro. Il sentimento è reciproco, come si capisce dalla fascia di cui sopra, perché non la si concede troppo casualmente: Danilo in due anni e mezzo di servizio bianconero si è conquistato un po’ tutti, i compagni che trovano in lui un compagno affidabile in campo e saggio fuori; gli allenatori che si sono succeduti che lo hanno sempre utilizzato più di quanto si pensasse all’inizio; la società che ne ha apprezzato la serietà. Insomma, il suo progetto di vita, confessato in molte delle recenti interviste, potrebbe anche non essere così lontano dal potersi attuare: finire la carriera a Torino e, chissà, magari starci anche dopo (anche se prima è in programma un anno sabbatico nella natia Bicas, nello Stato del Minas Gerais, a pescare pesci gatto).

Duttilità

Le idee per il futuro sono ancora abbozzate, perché a trent’anni la carriera in campo è ancora lunga, ma Danilo è sempre più appassionato di psicologia applicata allo sport e gli piacerebbe esplorare quel campo. Nel frattempo esplora tutti i ruoli possibili con la Juventus, giocando terzino destro, centrale difensivo, mediano e anche terzino sinistro, come gli è capitato nel finale della gara contro lo Spezia. Allegri lo adora anche per questo: ha l’intelligenza calcistica che gli consente di svolgere in modo soddisfacente anche ruoli non suoi. Anche se è sempre più difficile capire quale sia il “suo” per definizione: sì, è un terzino destro e lì ha giocato la maggior parte della sua carriera fra Porto, Real Madrid (con due Champions alzate), Manchester City e Juventus, ma ultimamente è stato spesso spostato in mezzo per coprire le emergenze nel reparto centrali difensivi. E la cosa non gli dispiace affatto, perché nel prossimo futuro si vede più in quel ruolo che a scorazzare sulla fascia destra (un po’ come successe al suo illustre predecessore Lilian Thuram). Nel frattempo gioca dove serve, festeggia con orgoglio le 100 presenze nella Juventus e fa quello che gli riesce meglio nella vita: si rende utile. Detto così sembra poco, ma a pensarci è tantissimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve, i migliori video